Category Archive Letteratura

Margaret Atwood torna in libreria con “I testamenti”

Milano. Dal 1985 milioni di lettori hanno amato “Il racconto dell’ancella”, un libro che ha dato loro risposte ma li ha anche interrogati, come fanno tutti i grandi libri. A partire dal 2017, la serie televisiva ha rilanciato il romanzo all’attenzione internazionale, riportandolo in cima alle classifiche. Ma non è stato solo il supporto della serie a rilanciarlo; il totalitarismo, la riproduzione assistita, l’utero in affitto, la sottomissione del genere femminile e molto altro rendono questo romanzo incredibilmente attuale.
Da quando, alla fine de “Il racconto dell’ancella”, i portelli del furgone si sono chiusi alle spalle di Offred, i lettori attendono di sapere cosa le ha riservato il futuro, se un inizio o una fine, la luce o il buio. Ecco il compito di questo secondo libro, “I testamenti”, che prende avvio quindici anni dopo l’ultima pagina de “Il racconto dell’ancella” e completa l’arazzo con eleganza e arguzia, riuscendo a lavorare sulla perfezione del particolare senza mai perdere di vista il grande scenario.
L’intelligenza luminosa, la scrittura perfetta, la potenza simbolica e il ritmo incalzante di questa straordinaria scrittrice compiono il grande miracolo: trasformano la riflessione politica in emozione. Il messaggio diventa chiarissimo e universale. Il seme della ribellione è ancora annidato in queste pagine e saranno i lettori a trovarlo, a farlo germogliare. “Un capolavoro assoluto della letteratura distopica, un viaggio crudele dell’umanità verso un futuro raggiungibile, e per questo più inquietante, che dentro di sé conserva gli echi di tutto ciò che di mostruoso l’umanità ha saputo immaginare” osserva Valeria Perrella.
Margaret Atwood è una delle voci più note della narrativa e della poesia canadese. Laureata ad Harvard, ha esordito a diciannove anni. Ha pubblicato oltre venticinque libri tra romanzi, racconti, raccolte di poesia, libri per bambini e saggi. Più volte candidata la Premio Nobel per la letteratura, ha vinto il Booker Prize nel 2000 per “L’assassino cieco” e nel 2008 il Premio Principe delle Asturie. Fra i suoi titoli più importanti ricordiamo: “L’altra Grace” (2008), “L’altro inizio” (2014), “Per ultimo il cuore” (2016), “Il racconto dell’ancella” (2017), “Il canto di Penelope” (2018).

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“Pordenonelegge” ripropone il corso di traduzione su Raymond Carver

Pordenone. Fondazione Pordenonelegge ripropone il corso su Raymond Carver curato da Laura Pagliara e che avrà come docente Riccardo Duranti. Appuntamento il 25 e 26 ottobre.

Tradurre la narrativa è appassionante, a maggior ragione se ci si confronta con la scrittura di una voce cult della narrativa del nostro tempo: quella di Raymond Carver, poeta e narratore, riferimento fra i più amati, i più intensi e originali della scena letteraria statunitense. Di Carver è stato tradotto quasi tutto, ma ci sono ancora delle zone d’ombra. Meno conosciuto e praticato è forse il suo teatro e anche per questo sarà avvincente partecipare al workshop “Tradurre Raymond Carver” riproposto dalla scuola di scrittura di Fondazione Pordenonelegge.it, a cura di Laura Pagliara. Un laboratorio di approfondimento con la guida di Riccardo Duranti, uno dei più noti e apprezzati traduttori dall’inglese, “voce” italiana del grande autore. Il workshop è in programma venerdì 25 ottobre dalle 15.00 alle 19.15 e sabato 26 ottobre dalle 9.00 alle 13.15 a Pordenone, nella sede di Palazzo Badini, aula Master piano terra – via Mazzini 2 Pordenone. Iscrizioni entro giovedì 17 ottobre. Per accedere è necessaria una buona conoscenza della lingua inglese. La quota di partecipazione è di € 180,00, al momento dell’iscrizione verranno inviati i testi da tradurre per il seminario.
Riccardo Duranti ci guiderà dunque alla scoperta di un Carver inedito e decisamente meno noto, quello del teatro, dove il dialogo la fa da padrone e la lingua diventa più essenziale che mai. Il dialogo è forse la sfida più ardua per un traduttore, ma anche la più divertente. Ogni parola e ogni virgola hanno un peso unico e specifico, perché le frasi possano creare il necessario ponte tra oralità e scrittura. Il laboratorio sarà introdotto da una breve analisi della lingua e dello stile di Raymond Carver. Seguirà poi la parte di laboratorio vero e proprio, che vedrà i partecipanti come protagonisti. Si lavorerà infatti all’analisi e al confronto delle versioni dei testi che i corsisti avranno precedentemente tradotto. I brani da tradurre, che saranno tratti da alcune opere teatrali inedite di Carver, verranno inviati al momento dell’iscrizione.

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“GEOgrafie Festival”, scrivere e leggere la Terra

Monfalcone. È conto alla rovescia per la prima edizione di “GEOgrafie Festival”. Scrivere la terra, leggere la terra, la nuova proposta culturale ideata dal Comune di Monfalcone e condivisa con la Fondazione Pordenonelegge. Un progetto che nasce dall’ascolto dei cittadini, una cinque giorni, dal 2 al 6 ottobre, legati alla cultura del libro e alla conoscenza della città per la promozione del territorio. Monfalcone aprirà il suo cuore storico, la piazza, il teatro e le sale più prestigiose alle parole dei libri e ai loro autori, ai piccoli editori, ai librai, alle scuole e alle associazioni più attive.

“Questa iniziativa – sottolinea il Sindaco di Monfalcone Anna Maria Cisint – rientra nella strategia del Comune di sviluppare grandi eventi culturali legandoli al nostro territorio, alle sue radici e alle sue peculiarità, offrendo un’opportunità di conoscenza e di divertimento con la presenza di divulgatori, giornalisti e scrittori di grande qualificazione. Con GeoGrafie Monfalcone vuole creare un’occasione di rilievo nazionale per esplorare un campo ricco di potenzialità e di interesse nel quale si intrecciano le vicende che hanno plasmato la nostra identità con le riflessioni sui cambiamenti epocali che abbiamo di fronte. Per questo abbiamo inteso avviare una collaborazione con una fondazione che ha una consolidata esperienza culturale, Pordenonelegge per dar corpo a questo evento. L’evento vede la condivisione e la partecipazione attiva tra il Comune di Monfalcone e Fincantieri, partner economico e di fattibilità”.

“Siamo onorati – ha evidenziato il Presidente della Fondazione Pordenonelegge Giovanni Pavan – che il Comune di Monfalcone abbia scelto di appoggiarsi a noi per integrare il loro “Books in the city” che già stavano realizzando con successo. Aprire al tema delle “GEOgrafie” ci è subito piaciuto molto proprio perché come “agenzia culturale” siamo sempre alla ricerca di nuove geografie sia territoriali che letterarie”.

“Al centro del progetto – spiega Gian Mario Villalta, che ha curato il cartellone in sinergia con Alberto Garlini e Valentina Gasparet – è l’idea di creare un libero luogo di incontro, che unisca al valore della cultura l’esperienza della festosa condivisione di un tempo dedicato al piacere di conoscere e di intessere relazioni. Monfalcone è fulcro di meravigliose diversità geografiche: una collocazione decisamente speciale nella geografia europea e adriatica, punto di raccordo fra il profilo sabbioso delle lagune e la dorsale rocciosa che prosegue fino all’area balcanica. Alle spalle, il Carso ricco di storia recente e di vicende geologiche millenarie. L’orizzonte si alterna, a seconda di dove volge lo sguardo, vero una lontana corona di monti o verso un mare che sconfina nella luce”.
“Proprio per questo – sottolinea Villalta – il dialogo, la partecipazione, la possibilità di guardarsi in faccia sono un buon punto di partenza per non perdere l’abitudine. E il Festival, dal 2 al 6 ottobre, avrà due anime: una che incontra la lettura ad alta voce; un’altra che accoglie alcuni dei più interessanti libri attuali dalla viva voce dei loro autori. Due anime che percorrono diverse vie comuni e saggiano interni confini con il titolo “GEOgrafie”, al plurale: quasi un tema libero, con il solo vincolo dell’attenzione ai luoghi e alla loro posizione sulla faccia della terra, si parli di economia, d’identità e di tradizioni. “GEOgrafie” vuole infatti circoscrivere il luogo dell’incontro con i libri e con il loro autori, lo spazio per il confronto, il piacere di un tempo da condividere”.
Monfalcone, protagonista culturale e della cantieristica, tratterà il tema geografie in senso stretto, sul piano della teoria, con uno dei massimi conoscitori della sua storia, Franco Farinelli, ma anche, con Valerio Massimo Manfredi, della geografia delle tradizioni che uniscono l’Italia; di come la mappa di una città diventi geografia del proprio corpo, con Mauro Covacich, e di quali colori si tinge la mappa del futuro con Ferruccio de Bortoli; si parlerà del confine tra la città e la selvatichezza, con Luigi Nacci e di come la selva può insegnare a costruire macchine speciali, con Barbara Mazzolai; si parlerà ai ragazzi, agli studenti, agli sportivi, agli appassionati di cibo, a chi è attento alla salute e alla pienezza del vivere, con Eliana Liotta, Aldo Cazzullo, Beatrice Masini, Andrea Maggi e molti altri scienziati, scrittori, poeti, viaggiatori presenti durante le cinque giornate dedicate al festival.

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Ai nastri di partenza la 17esima edizione del Festival “Libri in cantina”

Treviso. “Rinascite” è il tema della 17esima edizione del Festival della Piccola e Media editoria “Libri in cantina”, in programma da venerdì 4 a domenica 6 ottobre nel Castello di San Salvatore di Susegana (Treviso), location di rara suggestione cinta dalle colline del Prosecco, nel cuore dei pendii trevigiani: fortezza inespugnabile in età medievale, elegante dimora rinascimentale, il Castello di Susegana si trasformerà in un vivacissimo salotto letterario ed artistico per il cuore pulsante dell’editoria italiana indipendente, diventando motore di quella “bibliodiversità” che viaggia sulle idee delle case editrici medie e piccole, sempre in prima linea nella promozione di spunti ed esperienze alternative e innovative. Editori e libri, dunque, sulle colline del Prosecco: riuniti intorno a un filo rosso tematico, “Rinascite”: un augurio e insieme a una sfida, “rinascite” come germogli di futuro per sfogliare tante nuove storie di autori italiani e internazionali in una festa di comunità che permette di condividere la bellezza dei luoghi e la creatività delle persone. “Rinascite”, dunque, come auspicio anche per i libri e la magia della carta da sentir frusciare, come invito al rito laico della lettura, come evocazione della parola scritta e di quella parlata che si intrecceranno nella tre giorni di incontri e proposte intorno a un filo rosso che parla di rigenerazione.

Promossa dal Comune di Susegana e curata dall’Associazione Inarteventi per la direzione artistica di Emanuela Cananzi, la 17esima edizione del Festival “Libri in cantina” si rivolge a lettori di ogni età, alle famiglie, ai giovani e giovanissimi, ed è sostenuta dal Centro per il Libro e la Lettura del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Dal 4 al 6 ottobre Susegana si trasformerà in città-festival, schiudendosi in un dedalo di location che abbracciano il castello di San Salvatore, la piazza del centro storico, la Biblioteca e altre sedi comunali. Accanto alla mostra mercato della piccola e media editoria nazionale, con i suoi autori e tante novità in arrivo, ci saranno poi gli autori de La nave di Teseo, la grande casa editrice nazionale guidata da Elisabetta Sgarbi, realtà giovane e vitalissima, capace di spaziare dalle nuove tendenze della narrativa contemporanea ai “classici”, dalla filosofia all’arte in un continuum di firme eccellenti declinato intorno al libro e alla lettura.

Molti saranno i “testimonial” del Festival, chiamati a valorizzare percorsi ed iniziative che ruotano intorno al tema delle “Rinascite”: a cominciare dalle due protagoniste del reading “La somma di due”, le attrici Marina Massironi e Nicoletta Fabbri, impegnate nel racconto di un rapporto profondo e ancestrale: quello che si alimenta fra due sorelle, e che continuamente rinasce e si rigenera nelle sliding doors della vita. Il reading, tratto dal romanzo “Sorelle” di Lidia Ravera – di imminente riedizione per Bompiani – ci accompagna a conoscere due sorelle adolescenti, Angelica e Carlotta, separate dal divorzio dei genitori. Una con la madre, l’altra con il padre in un’altra città. Si mancano, si accusano, si scrivono, si rincorrono per non perdersi. Perché le sorelle aiutano a misurare la strada, a comunicare con il resto del mondo in momenti di apparente o reale difficoltà, sono quel folletto che ti riprende quando sei smarrito, quel demone che implacabile ti spinge a fare i conti con te stesso e la vita. E la stessa autrice, Lidia Ravera, con la sua verve espressiva fresca e ironica, sarà fra i protagonisti di “Libri in cantina” 2019, per guidarci a dipanare il legame naturale eppure misterioso che unisce due esseri umani dalla nascita, insieme al nostro profondo e umano bisogno di “sorellanza”. Ai lettori più giovani si rivolgerà l’illustratrice Nicoletta Costa, con le sue irresistibili creature animate e le storie ritagliate su misura di bambini e adolescenti. Il festival guarderà ai più piccoli con particolare attenzione, attraverso un vasto programma che include laboratori di archeologia e creativi giochi da tavolo.
Al Festival di Susegana anche Paolo Crepet, il popolarissimo psichiatra, sociologo e saggista che intorno al tema delle “rinascite” ha molto da dire: sabato 5 ottobre alle 16, nella Sala dei Conti di Treviso, sarà protagonista di un incontro sul tema “Educare alla rinascita”. Da che cosa ripartire per trasformare un momento buio in una risorsa? “Quello che appare come la fine – spiega Crepet – spesso è solo un nuovo inizio, per ripartire e cambiare quello che non ci piace”.
Uno spazio speciale sarà quello dedicato alla casa editrice La nave di Teseo, che da quest’anno incrocia il suo percorso con il Festival di Susegana: a “Libri in cantina” 2019 presenterà incontri con i suoi autori e ci sarà, fra gli altri, l’autrice Michela Monferrini che firma “Muri maestri”, un libro che si legge come un romanzo e ci accompagna alla scoperta di tanti “muri” spazi del ricordo, simbolo di fratellanza, manifesto per la ribellione, l’amore, la gioventù. Dal Muro di Berlino a quello del Pianto, da Wall Street ai muri dell’artista Candy Chang, dal muro di John Lennon a Praga fino a quello di Hong Kong, passando per Lisbona, Zurigo, Londra, Parigi: i “muri maestri raccolgono i desideri più importanti, quelli che si vorrebbero compiuti prima di morire. Sempre sul piano letterario, un omaggio appassionato sarà dedicato allo scrittore Giovanni Comisso, nei 50 anni dalla sua scomparsa: a “Libri in cantina” 2019, infatti, per la prima volta incontreranno il pubblico i vincitori del Premio Comisso 2019, per una conversazione coordinata da Benedetta Centovalli, docente presso l’Università di Milano e Pavia, membro della giuria tecnica del Premio. Cresce dunque l’attesa per conoscere e incontrare, in anteprima assoluta domenica 6 ottobre (ore 14,30, Sala dei Conti) i vincitori della 38° edizione, che saranno scelti fra gli autori delle due terne finaliste: per la narrativa italiana Paolo Maurensig con Il gioco degli dei (Einaudi), Filippo Tuena con Le galanti. Quasi un’autobiografia (Il Saggiatore) e Matteo Cavezzali con Icarus. Ascesa e caduta di Raul Gardini (Minimum Fax). Nella biografia: “Una funesta docilità”, di Salvatore Silvano Nigro (Sellerio), Leo Longanesi. “Una vita controcorrente”, di Franco Gabici (Il ponte vecchio) e Giorgio De Chirico. “Immagini metafisiche”, di Riccardo Dottori (La Nave di Teseo). Per l’occasione sarà anche proposto il reading dell’attore Luca Zanetti da uno scritto di Goffredo Parise in ricordo di Giovanni Comisso.
Fra i relatori d’eccezione anche l’economista Leonardo Becchetti, che ci spiegherà come cambiare se stessi possa contribuire a cambiare l’economia. Becchetti è convinto che tutto dipende dal nostro modo di porci verso le cose e le persone, dalle nostre scelte di cuore e di portafoglio. Una vita più a misura di persona e di ambiente non solo è possibile, ma è ormai necessaria. Ma non verrà mai dall’alto. Ognuno è chiamato a fare i propri passi verso il cambiamento. Un’altra prospettiva di Rinascita è quella indicata dalla grande chirurga Valeria Tonini, ricercatrice e docente dell’Università Alma Mater Studiorum di Bologna presso la scuola di specializzazione in Chirurgia d’urgenza al policlinico Sant’Orsola-Malpighi. Al suo attivo ha oltre 7000 interventi eseguiti ed è un’eccellenza femminile in un ambito, la chirurgia dei grandi organi, che è tuttora un feudo maschile. Ma Valeria Tonini ha dimostrato di cavarsela bene anche con la penna, oltre che con il bisturi, per alimentare una importante rinascita, quella del mondo universitario, un sistema legato a modalità antiche che ha grande bisogno di rigenerazione. Per questo Tonini ha raccontato, in filigrana, tutti i meccanismi di potere che governano l’Università in un romanzo, “L’iphone di Amelie” (Pendragon), un libro che ha subito centrato l’obiettivo. Il Festival di Susegana si farà portavoce anche un’esperienza di rinascita del territorio, attraverso l’ospitalità del giornalista e attivista Andrea Degli Innocenti fondatore di “Italia che cambia”: sarà lui a raccontare la rete che collega un gran numero di esperienze di rinnovamento a livello sociale ed economico, raccolte su tutto il territorio nazionale. A Susegana la questione “Rinascite” sarà affidata anche a Giovanna Zucca, personalità stimolante con la sua “second life” di infermiera – scrittrice: affronterà il tema da un punto di vista filosofico-esistenziale, guidandoci attraverso le incertezze dei cambiamenti, le sliding doors della vita che offrono un’opportunità di ripensare se stessi, riposizionando la propria immagine e schiudendo una inedita dimensioneper il futuro.

Ma “Libri in cantina” 2019 si propone di esplorare a 360 gradi e con molteplici linguaggi il tema delle “Rinascite”: ecco dunque tante presentazioni con novità editoriali che il pubblico potrà gustare fra la Sala Terrazza, la Sala dei Conti e la Sala Biblioteca. Sabato 5 ottobre appuntamento alle 15 nella Sala dei Conti per il nuovo romanzo di Ginevra Lamberti, “Perché comincio dalla fine” (Marsilio): la talentuosa autrice veneziana firma un romanzo in cui la protagonista si chiama proprio come lei e si accorge di non avere un posto né in questa vita né nell’altra, visto che nessuno, in famiglia, ha pensato a prenotare un loculo. Così decide di raccontare chi invece si è già organizzato per prenotarsi un posto per la vita che verrà … Tante le “Rinascite” che ci racconteranno gli autori ospiti: dai racconti fotografici di Chiara Tedeschi Hebling, “Il mio Brasile. Isole di resistenza” (Nodo edizioni) che spiega come ogni giorno si possa o si debba ricominciare, alla rinascita in famiglia quando capita di guardare con occhi diversi un figlio “speciale” e inatteso: è il caso dell’autobiografico “Noi contro questa cosa senza nome”, di Chiara Giacomini (Michael edizioni). E ancora la rinascita dischiusa nel romanzo “Il guaritore” di Renzo Brollo (Diastema), ispirato alla storia di Carlo Broschi detto Farinelli, uno dei più famosi cantanti castrati del Settecento, trasposta nella vita fuori dall’ordinario di un piccolo Carlo moderno, che diventerà guaritore e idolo pop, felice e infelice, capace di rinascere ogni giorno; si rinasce anche in terra straniera, con costumi, clima e ritmi di vita completamente diversi: è il caso di “Cubamia” di Ines Maria Lopez Hernandez (Zeta edizioni), o nel segno dell’arte e della pittura come narra Francesca Beltrame con “Il filo invisibile del silenzio” (Echos), o ancora, semplicemente, quando ci si perde in una passeggiata fra i monti, colti dal pensiero di non fare ritorno mentre si “affonda” in se stessi: lo racconta Alessandro Fort ne “Il mio sentiero, San Pietro in Alpes”. Della felicità della rinascita si occuperà il numero dedicato della rivista “La chiave di Sophia”: perché la felicità genera differenti percorsi di ricerca, come spiegheranno Elena Casagrande, direttrice editoriale del magazine, il counsellor Alessandro Tonon e l’autore, Luca Mauceri. E la vivificazione imprenditoriale al femminile è al centro del saggio “Le donne che fecero l’impresa – Veneto”, a cura di Emanuela Zilio (Edizioni del Loggione), che passa in rassegna le storie di donne conduzione delle aziende di famiglia o di nuove imprese e modelli di business.

Sempre sul filo rosso delle “Rinascite” sarà l’inaugurazione del festival, venerdì 4 ottobre alle 18.30 (Caffè “Terrazza del leccio”, Castello di San Salvatore), con letture a tema dell’attore Luca Zanetti che il giorno dopo proporrà “L’uomo che piantava gli alberi”, mentre domenica 6 ottobre protagonista sarà l’attore Gianni Betto con il suo reading tratte da pagine di Jean Giono, Steven Galloway, Erri De Luca, Dino Buzzati. Anche la collaborazione con il Festival internazionale di cortometraggi Fiaticorti selezionerà dal suo vastissimo archivio internazionale i lavori legati al tema delle Rinascite, mentre è firmato da ArcheoSuseganaPhotogroup il percorso espositivo fotografico dedicato agli alberi abbattuti nelle montagne del Nord Est, vittime dell’alluvione dell’autunno 2018 causata dal violentissimo ciclone Vaia. Quegli alberi riprendono adesso vita grazie alle mani sapienti di artisti e artigiani veneti.

Le location del Festival, a loro volta, si animeranno come fossero mirabolanti coprotagonisti di “Libri in cantina”: il Castello di San Salvatore si aprirà ai visitatori con visite guidate che ci condurranno anche nei misteriosi sotterranei; e avremo accesso al Planetarium, messo a disposizione dall’Università di Susegana: potremo così puntare lo sguardo verso lo spazio, dove tutto ha avuto inizio e dove morti e rinascite continuamente si susseguono. Grazie all’impegno dell’Associazione Astrofili di Vittorio Veneto il pubblico potrà cimentarsi in molte simulazioni astrologiche, dal movimento dei pianeti alle eclissi di sole e luna. La biblioteca di Susegana ci accoglierà per le sue colazioni letterarie, e le vie del centro storico cittadino profumeranno del primo autunno e di caldarroste. Già, perché proprio questa è la stagione “magica” di Susegana, piccolo borgo collinare ricamato da vigneti, che nei primi giorni di ottobre ci invita a passeggiate rilassanti dalla piazza al Castello di San Salvatore e verso il Colle della Tombola sino a Collalto. E da Susegana potremo partire costeggiando l’argine sinistro del fiume Piave, per un itinerario che ci porterà verso gli antichi ponti romani e i siti fortificati del fronte durante la Grande Guerra.

Non mancheranno gli eventi di “Rinascita” conviviale: venerdì 4 ottobre alle 19.30 il Concerto sinfonico di apertura sarà affidato al Conservatorio di Castelfranco Veneto e preceduto dall’Apericena, e sabato 5 ottobre, nel cuore del Festival alle 12.30, è in programma il Brindisi per la Rinascita, un saluto collettivo ai protagonisti dell’evento e alla piccola e media editoria e i protagonisti. Sempre sabato, alle 19.30 la performance di Marina Massironi e Nicoletta Fabbri sarà preceduta dall’Aperitivo letterario con il Gruppo dei lettori “Sediciparole”. Sabato mattina è prevista una colazione in biblioteca alle 8.30, mentre domenica alle 9.30 è in programma la colazione castellana.

Molte le attività laboratoriali per giovani, ma anche per gli adulti: i più piccoli potranno divertirsi con le iniziative storico-archeologiche, costruendo un piccolo ponte romano o simulando scavi archeologici. E tutti, bimbi e adulti, potranno gustare i brividi del volo partecipando alla incredibile ricostruzione della macchina alata usata da Leonardo Da Vinci, provvista di motore e capace di correre come una vera automobile.

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Letture a puntate, “La valle dell’Eden” di John Steinbeck

Bologna. Con l’avvio della nuova stagione e in attesa di vedere dal 6 al 17 novembre 2019 la versione teatrale de “La valle dell’Eden” diretta da Antonio Latella, riprende il ciclo di lettura a puntate dedicato al romanzo dello scrittore americano John Steinbeck, giovedì 19 settembre alle ore 21.00 presso il Teatro Arena del Sole di Bologna con l’episodio “Vecchie e nuove ferite”, letto dall’attore Christian La Rosa.

A partire da gennaio fino a novembre 2019 sedici appuntamenti per la lettura integrale del grande romanzo “La valle dell’Eden” (edizione Bompiani, traduzione di Maria Baiocchi e Anna Tagliavini): con gli attori dello spettacolo e altri ospiti, un viaggio nell’America fra Ottocento e Novecento, nelle sedi delle quattro istituzioni culturali della città.
La drammaturgia è curata da Marzio Badalì, Francesca Di Fazio, Matteo Fiorucci, Jacopo Giacomoni, Daniel Papa De Dios, allievi del corso di “Perfezionamento: Dramaturg Internazionale” della Scuola di Teatro Iolanda Gazzerro – laboratorio permanente per l’attore (approvato dalla Regione Emilia-Romagna e cofinanziato dal Fondo Sociale Europeo).

John Steinbeck ha ispirato narratori, musicisti, artisti e cineasti per generazioni: dai suoi molti romanzi e racconti sull’America sono nate altre opere, tra cui film di grandi registi come Alfred Hitchcock, Elia Kazan e con volti memorabili di Hollywood, da Henry Fonda, a James Dean e Marlon Brando. La sua scrittura ha saputo tramutarsi in altre voci, in altri sguardi, continuando a esercitare il potente influsso di un’epica individuale e collettiva.
“La valle dell’Eden” è una saga familiare che va dalla fine della Guerra Civile Americana agli ultimi anni della prima Guerra Mondiale. Le famiglie degli Hamilton e dei Trask, con le proprie vicende e con alterne fortune, attraversano un momento cruciale della storia del loro paese. Tutto si ramifica nello spazio e nel tempo, facendo emergere un affresco umano dalle tinte tragiche ed epiche. Questo è il grande valore del capolavoro di Steinbeck: raccontare tante storie e insieme una, quella di ogni uomo fatta di desideri, fallimenti e del peso della propria genia.

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Numerosi appuntamenti culturali “Tra letteratura e Teatro” a Pordenone

Pordenone. Si rinnova anche quest’anno il progetto ideato dal Teatro Verdi di Pordenone e dalla sua consulente artistica per la sezione Prosa Natalia Di Iorio “Tra letteratura e teatro”, un percorso condiviso con Fondazione pordenonelegge.it che va ad arricchire la consolidata sinergia fra le due istituzioni. Lo speciale cartellone, che si avvale della media partnership di Radio Rai3 e la fondamentale collaborazione di Fondazione Friuli, è in programma dal 19 settembre al 21 marzo 2020.

“Dopo la positiva accoglienza e l’appassionata partecipazione del pubblico, in costante crescita nell’arco della passata Stagione, riproponiamo questo percorso che collega idealmente le diverse sezioni del cartellone prosa – spiega Natalia Di Iorio – esplorando la parola scritta sia attraverso la letteratura che nella poesia: una parola che si traduce e si incarna nel corpo dell’attore”. “Una gran parte della scena italiana, negli ultimi tempi, sembra trarre sempre maggiore ispirazione dal rapporto tra letteratura e teatro: un’urgenza creativa a cui valeva la pena dare spazio e che è stata premiata dalla risposta degli spettatori”.

“Con il progetto “Tra letteratura e teatro” abbiamo avviato una sperimentazione inedita e importante, fa eco il Presidente del Verdi Giovanni Lessio: collaborando a produzioni originali e realizzando lavori commissionati ad hoc, il Verdi percorre a tutti gli effetti una nuova vena produttiva, diventando una sorta di “teatro di produzione” multiprogettuale e un punto di riferimento per le realtà teatrali che vorranno trovare in Pordenone la “piazza” di debutto delle loro novità”.
Il percorso offre quest’anno particolare attenzione alla poesia, elemento chiave su cui pordenonelegge continua a scommettere tutto l’anno, una scelta condivisa che rinnova e consolida la collaborazione con il Verdi anche nell’ottica del progetto “Pordenone città della Poesia”. “L’avvio di questo nuovo percorso ha rappresentato una grande sfida» – osserva Gian Mario Villalta, direttore artistico di pordenonelegge, poeta e scrittore. «Ha promosso, e ora prosegue nel proporre il felice ritorno al confronto fra un testo letterario e un attore che lo interpreta. Forte della sinergia che ci unisce, spiccano quest’’anno momenti rilevanti dedicati alla poesia, genere capace di alimentare di nuova energia e di contenuti attuali e universali il confronto con la parola scritta”.

I cinque appuntamenti si aprono, giovedì 19 settembre, nell’ambito della 20^ edizione del festival pordenonelegge. Spazio alla testimonianza di un attore di razza come Umberto Orsini, chiamato a parlare in prima persona della sua lunga e fortunata carriera. “Il fatto che la gente riempia una sala per venirmi a vedere l’ho sempre trovato miracoloso e quasi esagerato. Sì, il tutto esaurito è il vero miracolo per l’attore di teatro…”, scrive l’artista nell’autobiografia “Sold out”, edita Laterza, in cui racconta le memorie di una vita e gli oltre sessant’anni di straordinaria carriera tra il palcoscenico e il set in compagnia di grandi maestri e illustri colleghi. La forza del libro, curato da Paolo Di Paolo, sta nella spontaneità delle confessioni, che Orsini attinge con naturalezza da una rosa di ricordi e aneddoti insospettabili.
Lo spessore e la ricchezza espressiva del romanzo – adattato da Emanuele Trevi – ha, invece, convinto un attore del calibro di Massimo Popolizio a dare voce a una delle pagine più drammatiche della storia americana; dell’America, Furore di Steinbeck ci racconta uno dei momenti storici più difficili, quello della grande Depressione degli anni Trenta. È un’America in movimento che ricorda i milioni di persone in movimento oggi: sarà impossibile non fare un paragone col presente (in scena martedì 3 dicembre).

Sabato 25 gennaio è la volta di “Fedeli d’Amore”, un ‘polittico in sette quadri’, un testo ‘intorno’ al sommo poeta, Dante Alighieri, e al nostro presente. Le voci che ascoltiamo in scena sono un’unica voce – che ne sa contenere innumerevoli – quella straordinaria di Ermanna Montanari: aria, fuoco, suono, materia. La drammaturgia porta il segno della scrittura ‘corsara’ di Marco Martinelli, capace di intrecciare l’intimo e il politico, psiche e mondo.
Due sono infine le produzioni originali appositamente commissionate: “Questo è il tempo in cui attendo la grazia” – un articolato progetto realizzato in collaborazione con il Teatro di Roma e la partecipazione del Centro Studi Pasolini di Casarsa – un omaggio a Pier Paolo Pasolini fortemente voluto dal Teatro Verdi e affidato a Fabio Condemi che ne cura la regia e la drammaturgia con Gabriele Portoghese anche interprete; l’idea è quella di creare un simbolico collegamento tra i due luoghi che hanno segnato l’esistenza del poeta in un viaggio a ritroso in tre tappe: da Ostia, terra della sua tragica morte – in un doppio passaggio tra Idroscalo e il Teatro del Lido – per finire a Pordenone, in Friuli, la regione della sua infanzia passando per Roma (al Teatro India), protagonista indiscussa del suo immaginario poetico. Lo spettacolo andrà in scena martedì 5 novembre, rinnovando l’omaggio annuale che a partire dal 2015, 40° anniversario della morte, il Teatro dedica a Pier Paolo Pasolini.

Un gradito ritorno è quello di Sonia Bergamasco impegnata in un progetto che ruota intorno alla poesia. “Sylvia Plath, il canto allo specchio” è un percorso tra frammenti dai diari e poesie, un ritratto di poeta in forma di lettura, un’immersione collettiva nel canto. La scrittura della poetessa americana – dalla vita breve e dallo straordinario respiro – si staglia tra le voci del Novecento come una delle più nitide e potenti. Alice scivolata per sempre nello specchio, traduce fantastiche visioni che Bergamasco ci restituisce sulla scena in tutta la loro forza. La data in cartellone non poteva che essere quella del 21 marzo, Giornata mondiale della Poesia che a Pordenone ormai è ufficialmente la Giornata di Pordenonelegge Poesia.

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“Pordenonelegge”, festa del libro con gli autori

Pordenone. A pordenonelegge 2019 record di anteprime: sono ben 65 le novità di grandi autori italiani e stranieri che hanno scelto la festa del libro, in programma dal 18 al 22 settembre, per presentare le loro nuove pubblicazioni. Ed è online il programma del festival, consultabile giorno per giorno, autore per autore sul sito www.pordenonelegge.it.

Da Ildefonso Falcones a Tahar Ben Jelloun, ecco gli autori internazionali in anteprima a pordenonelegge.
Marcus Du Sautoy, David Szalay, Timur Vermes, Stephanie Hochet, Wulf Dorn, Fritjof Capra, Daniel Saldaña París, Katherine Rundell, Saskia Vogel, Andree Michaud, Simone Buccholz, Marie-Aude Murall, Jacques Rupnik, Imre Oravecz, Long Litt Woon, Peter Cunningham e molti altri come Ziauddin Yousafzai, il padre del Premio Nobel per la Pace Malala Yousafzai. E grandi autori italiani protagonisti a pordenonelegge con le loro novità: fra gli altri Carlo Ginzburg, Luciano Canfora, Michela Murgia, Mauro Corona, Aldo Cazzullo, Corrado Augias, Lucetta Scaraffia, Chiara Valerio, Susanna Tartaro e gli artisti Francesco Guccini, Enrico Vanzina, Davide Toffolo, Jacopo Fo E Ancora Fabio Geda, Marino Niola, Cristina Caboni, Luca Crovi, Andrea Moro, Mirella Serri, Francesco Musolino, Elisabetta Moro, Filippo La Porta, Pietro Spirito, Angelo Floramo, Alessandro Mezzena Lona, e molti altri scrittori con tante novità. Pino Roveredo presenterà il nuovo romanzo duettando con Ornella Vanoni, al festival anche l’epistolario inedito di Giuseppe Tartini.

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“Un’ora” raccontato dalla sua autrice

Foggia. In un’ora si possono fare tante cose. Si possono provare emozioni di ogni tipo, sia positive sia negative, ed è questo che ha suscitato la scrittrice Gina Emanuela Sorace. Classe 1980, barese, scrittrice poliglotta e nuotatrice. La incontriamo per farci raccontare del suo ultimo libro.

Di cosa parla la tua opera?

“Un’ora” è un romanzo che ruota attorno a tanti temi, la pedofilia femminile è il principale. Esistono madri incomplete e nevrotiche in grado di danneggiare irreparabilmente le proprie figlie. Riccarda è una madre inquietante, scambia la propria pulsione malata con l’accudimento. Sua cugina Monica è al corrente di tutto, ma come spesso accade nei casi di pedofilia, non denuncia perché vuole negare la brutalità della situazione. Inoltre, Monica nasconde un proprio segreto e denunciando la cugina perderebbe tutto. Ci sono misteri nel mistero in questo romanzo.

Un altro tema è l’ingiustizia. Anch’essa la sperimentiamo sulla nostra pelle. Ad esempio, non tutti arrivano dove meritano e, peggio ancora, chi ha un certo nome o una certa posizione acclarata non deve far nulla perché la sua strada è già tracciata. A questo si aggiunge, poi, che queste persone privilegiate disdegnano ciò che hanno a scapito di chi anela di avere.

Perché hai scelto questo titolo?

“Un’ora” è un tempo ben preciso. La storia di Monica rappresenta il calvario di molti giusti che subiscono i soprusi altrui e che si chiedono quando finirà. In qualche caso il dolore nasce dal fatto che si è arrivati tardi nel posto sbagliato. Insomma, arrivare un’ora dopo può essere fatale. Non posso svelare altro…

Quanto di te c’è qui?

Un paio di occhi che hanno assistito, quando trafficavo nell’ambiente dell’avvocatura, ad una storia assurda.

Come è nata la tua passione per la scrittura?

Leggo dall’età di cinque anni. A sette compongo il mio thriller dal titolo “Sotto lo stesso tetto” che mia madre, puntualmente, stronca. Da allora ho continuato a scrivere convinta che la strada giusta fosse quella esattamente opposta ai disegni di mia madre. Disattendere i suoi consigli è stato sempre un mantra per me e, adesso che l’ho perduta, mi sento smarrita e vado un po’ a fiuto. Sento la sua voce dirmi “No” e allora mi imbatto nell’impresa.

Quali sono stati gli altri libri che hai scritto?

Ho scritto in totale sette libri, di cui due sono saggi incentrati sui metodi di studio: “Come superare un esame universitario studiando solo 2 h” e “Istituzioni di farsi venire la voglia di studiare in 30 e lode giorni”. Inutile dire che sono andati letteralmente a ruba. Descrivevano ciò che come insegnante ho avuto modo di saggiare in sedici anni di esperienza, ovvero che la quantità spesso è sinonimo di qualità, ma anche la velocità può essere un valore aggiunto.

Ad esempio, diversi miei allievi hanno preparato, con me, in 2 ore, un esame e lo hanno superato; diversamente, ci sono stati alunni puntigliosi chini sui libri da mesi e mesi e che poi sono stati bocciati.

Soprattutto all’università bisogna conoscere cosa dire, come dirlo, quando dirlo e a chi dirlo. È la strategia che fa la differenza.

Ci sono state anche ristampe per le tue opere?

Da quando sono in self, senza editore, le mie opere hanno visto quasi sei ristampe e ne sono contenta. Sono in self publishing dai tempi di “Istituzioni di farsi venire la voglia di studiare in 30 e lode giorni” e poi con “Un’ora”.

Il mondo self è sinonimo di imprenditoria e consente ottimi risultati. Ho pubblicato “Un’ora” in 100 paesi e in 8 lingue grazie ad Amazon e ho trovato un mondo davvero accogliente.

Faccio un esempio: negli USA pubblicare in self e in inglese vuol dire essere capace, spavaldo e quindi la tua opera merita. Pensa che appena uscì “Just an hour”, la versione inglese di “Un’ora” postai la notizia nei vari gruppi Facebook di lingua inglese e lo comprarono in massa, a ritmo di 6 ebook al minuto!

In Romania e in Portogallo essere italiana e pubblicare in lingua è un sinonimo di bravura, di eccellenza e, quindi, il prodotto va acquistato perché perdere l’opportunità di leggerlo sarebbe un peccato. Per non parlare dei confronti proficui tra scrittori!

Ti racconto brevemente la differenza tra postare in un gruppo di scrittori emergenti italiani e scrittori emergenti statunitensi, latini o rumeni.

La quarta di copertina del romanzo postata all’estero attira complimenti, apre dibattiti sul tema del romanzo, calamita suggerimenti e nessun appunto sulla grammatica né osservazioni sul fatto che io mi autotraduca (tranne in Francia, dove un editor si offriva di risistemarmi il romanzo a pagamento!).

Stessa copertina postata in Italia e in italiano? Trovano, in sette righe, tre errori di punteggiatura e di grammatica, disdegnano il nome “Riccarda” e mi bacchettano perché mi rivolgo al lettore (come faceva il buon caro Tolstoj!). Dimenticavo… demonizzano le virgolette! Io uso i segni matematici come faceva Marinetti, sono spaziose e molto apprezzate dai miei lettori ultraquarantenni!

Sai cosa ne deduco? Che in Italia si aspetta dall’alto l’occasione e, nel frattempo, si critica chi lavora, mentre negli Usa se si vuole qualcosa la si costruisce autonomamente e si studia tantissimo eliminando il tempo per criticare gli altri!

Ci sono anche belle eccezioni.

Quali saranno i prossimi obiettivi?

Due traduzioni di “Un’ora” in due lingue molto difficili, poi, tre saggi nel 2020 ed una serie di gialli, con stessa protagonista, a partire dal 2021. Se ci sarà tempo, potrò anche un po’ dormire!

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A Svetlana Aleksievič il Premio Crédit Agricole FriulAdria

Pordenone. Va alla scrittrice bielorussa Svetlana Aleksievič, Premio Nobel 2015 per la Letteratura, il Premio Crédit Agricole FriulAdria “La storia in un romanzo” 2019, nato dalla collaborazione fra pordenonelegge Festa del Libro con gli Autori e il Premio giornalistico internazionale Marco Luchetta, su impulso di Crédit Agricole FriulAdria. Il riconoscimento è stato assegnato “per aver raccontato, con partecipazione e sincerità, il dramma corale di vittime e carnefici della Grande Utopia comunista. Sullo sfondo della grande tragedia collettiva legata al crollo dell’Unione Sovietica e della problematica nascita di una nuova Russia – recitano le motivazioni del Premio – Aleksievič ha raccolto le storie di contadini, operai, studenti, intellettuali, nonché dimenticati eroi che non hanno saputo rassegnarsi al tramonto del sole dell’avvenire. Con una particolare attenzione all’epopea delle donne, Aleksievič ci ha fornito uno spaccato della tramontata civiltà comunista, resa viva dal potente dono della scrittura, che permette all’autrice di rendere vibranti e universali le testimonianze raccolte”. Il riconoscimento sarà consegnato a Svetlana Aleksievič sabato 21 settembre (ore 18, Pordenone – Teatro Verdi). Seguirà l’incontro dell’autrice con il pubblico di pordenonelegge: un appuntamento incentrato sui legami fra il romanzo e la storia. “Siamo orgogliosi di aver accompagnato la crescita del Festival in questi 20 anni – ha dichiarato il direttore generale di Crédit Agricole FriulAdria Carlo Piana. – Pordenonelegge ha segnato un prima e un dopo nella cultura di questo territorio e la nascita del Premio FriulAdria “La Storia in un romanzo” nel 2008 si è rivelata una felice intuizione che ha dato vita a un vero e proprio evento nell’evento”. Crédit Agricole FriulAdria è artefice della collaborazione fra due grandi eventi culturali del Friuli Venezia Giulia, pordenonelegge e il Premio giornalistico internazionale Marco Luchetta, che nelle scorse settimane aveva consegnato al giornalista Gian Antonio Stella il Premio “Testimoni della Storia” 2019.

Giunto alla 12^ edizione, il Premio Crédit Agricole FriulAdria “La storia in un romanzo” è stato assegnato, dal 2008 ad oggi, ad un prestigiosissimo elenco di autori: nell’ordine Arturo Peréz-Reverte, Abraham Yehoshua, Art Spiegelman, Alessandro Baricco, Ian McEwan, Martin Amis, Umberto Eco, Emmanuel Carrère, Javier Cercas e Wole Soyinka, Robert Harris.

pordenonelegge.it 2019, Festa del Libro con gli Autori, è in programma da mercoledì 18 a domenica 22 settembre, come sempre nel centro storico di Pordenone per iniziativa della Fondazione pordenonelegge.it: in una quarantina di suggestive location si alterneranno centinaia di protagonisti italiani e stranieri (scrittori, editori, giornalisti, filosofi, sociologi, artisti, scienziati …), chiamati a confrontarsi in dialoghi, lezioni magistrali e interviste, con il valore aggiunto di moltissime anteprime nazionali.

Svetlana Aleksievič, Premio Nobel per la Letteratura nel 2015, tradotta in più di venti lingue, è una delle maggiori giornaliste e scrittrici contemporanee. In Italia ha vinto il Premio Sandro Onofri per il reportage narrativo nel 2002. Nel 2013 ha vinto il prestigioso premio internazionale per la pace “Peace Prize of the German Book Trade”. In Italia presso Bompiani sono usciti Tempo di seconda mano: la vita in Russia dopo il crollo del comunismo e Gli ultimi testimoni. Per le Edizioni E/O sono stati pubblicati Preghiera per Černobyl’, Ragazzi di zinco e Incantati dalla morte.

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Alessia Gazzola vince il Premio Bancarella con “Il ladro gentiluomo”

Pontremoli. Vince la 63esima edizione del Premio Bancarella Alessia Gazzola con il romanzo “Il ladro gentiluomo”, Longanesi. La scrittrice messinese si aggiudica il riconoscimento dei librai indipendenti italiani con un totale di 149 voti su 160 schede pervenute. A seguire, Marco Scardigli, “Évelyne” (Interlinea), con 88 voti, Marino Magliani, “Prima che te lo dicano altri” (Chiarelettere), con 68 voti, Giampaolo Simi, “Come una famiglia” (Sellerio), con 66 voti, Tony Laudadio, “Preludio a un bacio” (NN Editore), con 57 voti e Elisabetta Cametti, “Dove il destino non muore” (Cairo), con 49 voti.

“Sono felicissima, piena di gratitudine, nei confronti dei librai per un onore così grande e del mio editore per il sostegno immancabile” – ha commentato la vincitrice.

La cerimonia di premiazione si è svolta, come da tradizione, a Pontremoli nella suggestiva e sempre gremita Piazza della Repubblica dove il pubblico affezionato e partecipe ha seguito in diretta lo spoglio dei voti. Quest’anno la serata conclusiva del premio, che ha visto protagonisti i “magnifici sei” finalisti del Bancarella 2019 – già vincitori del Premio Selezione Bancarella 2019 – è stata condotta da Gaia Marzocchi, attrice e conduttrice televisiva e accompagnata Sara Rattaro, vincitrice del Bancarella 2015 con il romanzo “Niente è come te” (Garzanti), in qualità di Presidente del Premio. Nel corso della serata non è mancato il sentito ricordo del grande scrittore Andrea Camilleri e del filosofo Luciano De Crescenzo scomparsi di recente ed entrambi vincitori del Premio Bancarella; Camilleri nel 2001 con il romanzo “La gita a Tindari” (Sellerio) e De Crescenzo nel 1984 con “Storia della filosofia greca” (Mondadori).

Sono stati come sempre i libraia decretare il vincitore di un premio che affonda le sue radici nella vocazione culturale della Lunigiana. Nato nel 1952 dai librai ambulanti di Montereggio e Pontremoli, il Bancarella è infatti da sempre il premio dei librai indipendenti italiani che insieme alla Fondazione Città del libro, alle Associazioni dei Librai Pontremolesi e delle Bancarelle, e col supporto del Comune di Pontremoli, mantengono viva questa importante e affascinante tradizione.

Oriana Fallaci, che partecipa alla nascita del Premio Bancarella nel 1952, scrive sui librai di Montereggio nell’articolo “Hanno nella valigia i cavalieri antichi”: «Questa è la terra dove si nasce librai […]. A Montereggio è difficile che la gente sappia leggere eppure ogni casa è piena di libri intonsi; e a ogni stagione c’è un pastore che lascia il villaggio e va per il mondo a fare il libraio. La storia dei pastori librai della Lunigiana si perde nel tempo. Si ignora il nome di chi si lanciò per primo nella grande avventura; si sa solo che la partenza dei neo-librai fu sempre solenne. Sembrava obbedissero a una strana ispirazione: si presentavano ai vicini e dicevano: “Vado”».

Nel 1953, un anno prima di ricevere il Nobel per la letteratura, è stato Ernest Hemingway con “Il vecchio e il mare” a vincere la prima edizione del Premio Bancarella.

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