Author Archive Redazione

L’opera di Bulgakov, “Il Maestro e Margherita”, debutta a Milano

Milano. Dal 15 al 27 ottobre, al Piccolo Teatro Strehler, “Il Maestro e Margherita” di Michail Bulgakov, una delle opere più potenti del Novecento, nella riscrittura per il teatro di Letizia Russo e con la regia di Andrea Baracco. In scena, Michele Riondino nei panni di Woland. Federica Rosellini è Margherita e Francesco Bonomo il Maestro.

Nella Mosca degli anni Trenta, il diavolo, sotto le mentite spoglie di un esperto di magia nera di nome Woland, semina scompiglio insieme a una bizzarra cricca di aiutanti. L’interesse di Woland è rivolto in particolare a un misterioso scrittore, il Maestro, rinchiuso in una clinica psichiatrica dopo i frequenti rifiuti ricevuti dai critici letterari, e alla sua amante, Margherita, innamorati perdutamente quanto incapaci, per le circostanze avverse del loro incontro, di trovare pace e serenità.

“Cercare di dare vita alle magiche e perturbanti pagine de “Il Maestro e Margherita” di Michail Bulgakov, è forse una delle cose più eccitanti che possa accadere a chi si occupa di teatro. È un romanzo pieno di colori potenti e assoluti, tutti febbrilmente accesi, quasi allucinanti. È un romanzo perturbante, complesso e articolato come il costume di Arlecchino, in cui si intrecciano numerose linee narrative, e dentro il quale prendono vita un numero infinito di personaggi (se ne contano circa 146), che costituiscono una sorta di panorama dell’umano e del sovraumano. Si passa dal registro comico alla tirata tragica, dal varietà più spinto all’ interrogarsi su quale sia la natura dell’uomo e dell’amore. Basso e alto convivono costantemente creando un gioco quasi funambolico, pirotecnico, in cui ci si muove sempre sulla soglia dell’impossibile, del grottesco, della miseria e del sublime. A volte si ride, a volte si piange, spesso si ride e piange nello stesso momento. Insomma, in questo romanzo, si vive, sempre”, (Andrea Baracco).

“Il Maestro e Margherita”, tra i tanti temi che affronta, ci parla di come l’immaginazione umana sia un’arma potente e fragile, in grado di erigere strutture grandiose ma incapace di contenere davvero il Mistero. Nella versione teatrale che proponiamo, le tre linee narrative su cui si muove il racconto di Bulgakov (l’irruzione a Mosca del Diavolo e dei suoi aiutanti, la tormentata storia d’amore tra il Maestro e Margherita, e la vicenda umana del governatore di Palestina, Ponzio Pilato, che dovrà decidere delle sorti di un innocente) saranno lette e restituite attraverso un meccanismo di moltiplicazione dei registri e dei ruoli, facendo dell’evocazione e dell’immaginazione le chiavi per immergersi in un racconto complesso e tragicomico come la vita. Ma a quella forza in grado di sovvertire l’ordine e di abbattere confini reali e immateriali, all’amore tra due esseri umani e alla sua capacità di sopravvivere anche alla morte, sarà affidato il compito di tenerci per mano e domandarci, insieme al Maestro e alla sua Margherita: cos’è la verità?”, (Letizia Russo).

Facebooktwitterpinterestlinkedinmail

“S.A. Senso Artificiale”, vince il progetto Nuove Sensibilità 2.0

Napoli. In un’epoca dove il rapporto umano è sempre più scarso e virtuale, indagare quel sottile confine tra uomo e macchina, tanto esplorato alla fine dell’ottocento e di nuovo all’inizio del secolo scorso, sembra un’attività ancora attuale. È da questa riflessione che nasce l’idea di Andrea Cioffi e Sara Guardascione per lo spettacolo “S.A. Senso Artificiale”, progetto vincitore della prima edizione di “Nuove Sensibilità 2.0”, che debutterà, in prima assoluta al Teatro Nuovo di Napoli.
Presentato da “Il Demiurgo srls” in collaborazione con Teatro Pubblico Campano, l’allestimento vedrà interpreti in scena Alessandro Balletta, Andrea Cioffi, Gabriele Formato, Sara Guardascione, Luigi Leone e la partecipazione in voce di Franco Nappi, per la regia di Andrea Cioffi, che firma anche la drammaturgia.
S.A. è un dialogo, ma anche una confessione, tra un uomo, che non è stato in grado di amare e farsi amare abbastanza, e che ha programmato una donna artificiale capace di capirlo e farsi capire: Sofia.
Cosa sia Sofia non si conosce con certezza. Ha l’aspetto di una donna, una in particolare, ma attende ordini per fare qualunque cosa. Nel frattempo, però, è immobile come un oggetto, cosa che effettivamente è, sebbene sembri a tutti gli effetti umana.
L’ingegnere prova a interagire con lei. L’ha creata per riempire un suo vuoto d’empatia, per avere di nuovo qualcuno da amare, ma non è soddisfatto. Sembra difettosa, è distaccata e non sa come sistemarla, né il suo assistente sa essere d’aiuto.
Approcciando a lei come donna, questa sfugge a qualunque meccanica razionalità, che la rende incomprensibile al suo stesso creatore. In quanto macchina, tuttavia, nega ogni umana sensibilità, ogni empatia, rendendosi così distante da chi le s’interfaccia.
Quando entrano in scena altre macchine, l’incomprensione si estende a ogni rapporto. Nascono nella protagonista intolleranze, chiusure, giudizi, sottolineando non tanto l’incapacità di decifrare i meccanici segnali, quanto l’inabilità a modificare il proprio punto di vista per accogliere l’altro.
“S.A. Senso Artificiale” ha l’obiettivo di tradurre in linguaggio teatrale tutte le difficoltà comunicative che appartengono alla nostra cibernetica generazione. Il concetto di amore e dipendenza, mai come oggi connessi, la presunzione di conoscenza e di comprensione, i dubbi sulla genuinità di un pensiero o di un’anima, il senso sociale e politico sempre più intollerante, danno vita a un dialogo tra un uomo e una donna, simili e distanti, avvicinandoli, fino quasi a sfiorarsi, senza riuscire, tuttavia, ad “incontrarsi”.

Facebooktwitterpinterestlinkedinmail

“Aladin il Musical Geniale” al Teatro Brancaccio di Roma

Roma. Maurizio Colombi, regista, autore e attore, con Alessandro longobardi, direttore artistico del Teatro Brancaccio, tornano insieme per un nuovo grande family show: “Aladin il Musical Geniale” con l’intento di replicare il grande successo di “Rapunzel il Musical”, “Peter Pan il musical” e “La Regina di Ghiaccio il musical”.
Il musical debutterà in prima nazionale al Teatro Brancaccio nel mese di ottobre 2019.
Più di un family show, il nuovo musical, liberamente ispirato ad una delle più celebri novelle orientali de “Le mille e una notte”, ripercorre le avventure di Aladino e del genio della lampada, in un sontuosa ambientazione medio-orientale con alcune contaminazioni in stile Bollywood nelle musiche originali, negli arrangiamenti musicali, nelle coreografie e nei costumi.
La scrittura del testo e delle musiche, la progettazione delle scene e dei costumi, la scelta del cast sono stati definiti da Maurizio Colombi e dell’oramai più che collaudato cast creativo composto da Alessandro Chiti per la scenografia, che prevede 24 cambi scena che appariranno e spariranno come d’incanto, avvalendosi di uno spettacolare disegno luci curato da Christian Andreazzoli: i quadri sveleranno paesaggi desertici, il sontuoso palazzo del Sultano, il balcone di Jasmine sul giardino del palazzo, il fervente mercato della città, la prigione, la bottega di Aladin, la grotta del tesoro e il romantico volo di Aladin e Jasmine sui tetti di Bagdad; Francesca Grossi per gli scintillanti e preziosi costumi; Rita Pivano per le coreografie.
Davide Magnabosco, Alex Procacci e Paolo Barillari (autori delle musiche di “Rapunzel” e de “La regina di Ghiaccio”) hanno composto quattordici dei diciassette brani musicali previsti. I restanti brani editi spazieranno dalla musica pop rai di Cheb Khaled, a medley di successi internazionali. Gli effetti speciali di grande impatto visivo curati da Erix Logan, tra i quali le apparizioni e le sparizioni dei due geni e le trasformazioni di Aladin, sorprenderanno e stupiranno il pubblico. Il disegno fonico è di Emanuele Carlucci, mentre i contributi video sono di Claudio Cianfoni.
Nella storia troveremo tutti i personaggi classici della fiaba: Aladin, Jasmine, il Genio della lampada, il Genio dell’anello, il potente e malvagio Jafar, consigliere del Sultano, la mamma di Aladino. Accanto a loro personaggi inediti: Abdul, ladruncolo amico di Aladin, Aisha l’ancella amica di Jasmine, Coco la simpatica scimmia ammaestrata, Skifus l’assistente di Jafar, guardie e concubine.

Leonardo Cecchi interpreta il ruolo di Aladin, ladruncolo scansonato, furbo, coraggioso e affascinante. Attore e scrittore è stato il protagonista della serie Disney Channel di grande successo “Alex & Co.” e di due film Disney.
Emanuela Rei è Jasmine, in apparenza indifesa, nella realtà ribelle e indipendente, pragmatica e risoluta. Attrice in numerose serie tv per ragazzi, è stata protagonista della popolarissima serie tv “Maggie & Bianca Fashion Friends”.
Il musical vede la partecipazione straordinaria di Sergio Friscia nel ruolo del Genio dell’Anello, pasticcione e maldestro ma di animo buono.

Una riscrittura di una delle più belle fiabe senza tempo per un musical comico e irriverente che gioca con l’equivoco che incanterà grandi e piccini in un’atmosfera spettacolare, piena di magia, avventura, risate e musiche strepitose.

Facebooktwitterpinterestlinkedinmail

Al via “Tempo al tempo”, Festival dell’Innovazione e della Scienza

Settimo Torinese. In quanti modi viviamo il tempo? Quello del cambiamento climatico, quello delle attese, della comicità, delle scoperte, della musica, tempo che scorre e tempo che non passa mai… una sola parola per moltissimi significati che troviamo nella vita di ogni giorno.

Ed è per questo che “Tempo al tempo” è il titolo scelto per la settima edizione del Festival dell’Innovazione e della Scienza che si terrà a Settimo Torinese dal 12 al 20 ottobre 2019 e che, come ormai da alcuni anni, sconfina nei comuni limitrofi coinvolgendo il territorio circostante.

Attraverso workshop, conferenze e laboratori si parlerà del nostro rapporto quotidiano con il tempo, tema affrontato anche dagli ospiti della rassegna che aiuteranno il pubblico a comprendere in maniera coinvolgente e divertente i temi di carattere scientifico e non solo, anche coinvolgendo le scuole, le industrie e le start-up.

I nomi dei protagonisti, personaggi di primo piano nel panorama nazionale e non solo, saranno rivelati nelle prossime settimane.

Il Festival, caso più unico che raro in Italia, è organizzato grazie al contributo degli sponsor privati ed è interamente realizzato dal Comune di Settimo attraverso la Fondazione ECM (Esperienze di Cultura Metropolitana).

Nato nel 2013 a Settimo Torinese, l’appuntamento ha saputo guadagnarsi negli anni attenzione e credibilità diventando oggi uno dei festival a tema scientifico più seguiti in ambito nazionale.

La genesi a Settimo non è casuale: si tratta di una città che fa dell’innovazione il suo punto forte, grazie alle presenza sul territorio di importanti aziende in campo tecnologico e innovativo e ad un’efficace cooperazione pubblico-privato, il Festival ha l’obiettivo di raggiungere un pubblico trasversale, dagli appassionati di temi scientifici alle famiglie di curiosi, attratti da un programma vario e divertente; dalle imprese innovative all’editoria.

Partendo dall’innovazione il Festival pone tra gli obiettivi principali quello di essere un momento di contaminazione tra arti diverse: pittura, teatro, musica, affinché diventi sempre più una rassegna trasversale che sappia coniugare le nicchie dell’innovazione con l’interesse del grande pubblico.

Facebooktwitterpinterestlinkedinmail

“Pierino… e il lupo?!” di Prokof’ev secondo la banda Osiris

Milano. Prende il via “Crescendo in musica”, la rassegna di concerti che laVerdi dedica ai più piccoli e alle loro famiglie per invitarli a scoprire, attraverso il meraviglioso linguaggio della musica, i grandi capolavori della letteratura e della musica. Il primo appuntamento della Stagione 2019-20, sabato 12 ottobre alle ore 16.00 vede il graditissimo ritorno sul palco dell’Auditorium di largo Mahler della Banda Osiris, che trascinerà ancora una volta il pubblico nel suo mondo surreale e comico.
Insieme all’Orchestra sinfonica di Milano Giuseppe Verdi, diretta per l’occasione dal Maestro Andrea Oddone, i quattro musicisti, pionieri della contaminazione sonora, maestri dell’azzardo musicale, racconteranno a modo loro la celebre fiaba musicale di Sergej Prokof’ev, “Pierino e il lupo”, la storia di un ragazzo che, con l’aiuto dei suoi inseparabili amici animali, riesce a catturare un ferocissimo lupo. E se nella partitura musicale di Prokof’ev i personaggi sono rappresentati dai vari strumenti dell’orchestra, le incursioni musicali della Banda Osiris promettono di essere decisamente esilaranti.
Gianluigi Carlone (voce, sax) Roberto Carlone (trombone, pianoforte), Sandro Berti (mandolino, violino, trombone) Giancarlo Macrì (percussioni, batteria, bassotuba), con la complicità dell’Orchestra Verdi e del Maestro Oddone, daranno così vita a un concerto-spettacolo ad alto potenziale comico con tante sorprese e trovate comiche a partire dal titolo: “Pierino … e il lupo?!”.
Ma non è tutto. Per accontentare anche il loro appassionato e fedele pubblico adulto, i quattro musicisti di Vercelli che nel 2010 festeggiano i 40 anni di carriera, saranno protagonisti del concerto straordinario in programma nella serata di sabato 12 ottobre (ore 20.30). Se nella versione pomeridiana la Banda Osiris si sarà mostrata attenta alle esigenze dei piccoli spettatori (coinvolti attivamente nello spettacolo-concerto come sempre accade il sabato pomeriggio), la sera possiamo essere certi che i quattro attori-musicisti si scateneranno senza freni trascinando il pubblico e i professori d’orchestra nel loro personale e geniale mondo fatto di fantasia musicale e comiche invenzioni. Un mondo dove tutto è diverso da come appare e gli strumenti musicali, grazie alla straordinaria abilità tecnica dei quattro musicisti, diventano elementi fantastici dotati di vita propria.

Facebooktwitterpinterestlinkedinmail

“Nel tempo degli dei. Il calzolaio di Ulisse” apre la nuova stagione del Teatro Storchi

Modena. La stagione 2019/2020 di ERT al Teatro Storchi di Modena si apre con “Nel tempo degli dei. Il calzolaio di Ulisse” in scena da giovedì 10 a domenica 13 ottobre.
Il nuovo spettacolo di Marco Paolini è un confronto con l’Odissea, un canto antico tremila anni, passato di bocca in bocca e di anima e di anima, che ha segnato la storia dell’Occidente.
Nel tempo degli dei, prima regia con il Piccolo Teatro di Milano, segna un punto d’arrivo nella ricerca di Paolini sull’Ulisse iniziata nel 2003, quando nel sito archeologico di Carsulae con le improvvisazioni musicali di Giorgio Gaslini e Uri Caine mise in scena il primo racconto dal titolo U.
“Con quanti, ma soprattutto con quali dei ha a che fare un uomo oggi?” si domanda Marco Paolini che prosegue: “non penso ovviamente alle solide convinzioni di un credente, ma al ragionevole dubbio di chi guardando al tempo in cui vive, pensa con stupore e disincanto alle possibilità di accelerazione proposte alla razza umana. Possibilità di lunga vita, possibilità di potenziamento mentale e fisico, possibilità di resistenza alle malattie, eccetera… Restare umani sembra uno slogan troppo semplice e riduttivo, troppo nostalgico e rassicurante quando diventare semi-dei appare un traguardo possibile, almeno per la parte benestante del pianeta. Ulisse per me è qualcuno che di dei se ne intende e davanti alle sirene dell’immortalità sa trovare le ragioni per esistere”.
Ex guerriero ed eroe, ex aedo, l’Ulisse di Paolini si è ridotto a calzolaio viandante, che da 10 anni cammina senza meta, secondo la profezia che il fantasma di Tiresia, l’indovino cieco, gli fa nel suo viaggio nell’al di là, narrato nel X canto. Questo Ulisse pellegrino e invecchiato non ama svelare la propria identità e tesse parole al limite della realtà che diventano mito.
“Per anni lui, per me – commenta Francesco Niccolini – è stato l’uomo che pensa a testa bassa e poi trova le parole giuste: l’uomo del cavallo di Troia e della gara con l’arco, quello delle Sirene, Polifemo, Scilla, Cariddi. Poi, all’improvviso, è diventato l’uomo triste che piange sullo scoglio più isolato di isole da sogno, dove donne innamorate di lui gli hanno promesso l’immortalità e molto altro, pur di trattenerlo: ma la nostalgia di casa, la nostalgia della moglie e del figlio erano sempre più forti di ogni tentazione. Strano atteggiamento per un uomo che il mito ci ha consegnato come il simbolo di chi vuole superare ogni confine senza paura […]. Ma il nostro Ulisse ha smesso di assomigliare a qualunque antico e luminoso eroe: sporco di interiora e sangue, infangato, maleodorante, invecchiato, rugoso e sdrucito, in esilio per altri dieci anni in compagnia solo di un vecchio e inutile remo, abbiamo scoperto non l’ex guerriero, l’ex eroe, di sicuro il reduce del campo di battaglia ma soprattutto un uomo, che – per l’ennesima volta da solo e contro gli dei capricciosi e ostili anche quando sembra che stiano al tuo fianco – cerca di placare demoni vecchi e nuovi, che lo hanno accompagnato lungo trent’anni di guerre, naufragi e inattesi incontri. E tutto questo, con una sola spiegazione possibile, che ci viene dal personaggio che più amo in tutto il poema (e che solo apparentemente è rimasto fuori dal nostro spettacolo), Alcinoo, il re mago, che tutta questa fatica e il dolore riesce a spiegare con le parole più semplici e belle: perché i posteri avessero il canto”.
“Le nozze di Cadmo e Armonia, il libro di Roberto Calasso, porta in epigrafe una frase di Sallustio: queste storie non avvennero mai, ma sono sempre. – commenta Gabriele Vacis che firma la regia dello spettacolo – Quel bellissimo libro di Calasso raccontava il rapporto tra gli dei e gli uomini. Gli dei, nella Grecia classica, erano personaggi della vita quotidiana. Con tutti i pregi e i difetti degli umani. Non è facile, per noi moderni, comprendere questa consuetudine con le divinità. […] E noi? Adesso? Oggi dove sono gli dei? Dov’è Dio? La risposta esatta che si doveva dare al catechismo non contraddice quello che voglio dirvi: dov’è Dio? In cielo, in terra e in ogni luogo. Quando Paolini ha cominciato a parlarmi di questo spettacolo mi ha chiesto di leggere Homo deus di Yuval Noah Harari. Lì si trova una risposta che non contraddice quella del catechismo: adesso gli dei siamo noi. Siamo noi occidentali ricchi che facciamo i temporali e abitiamo in chiese preziosissime: New York, Parigi, ma anche Dubai o Seul… Siamo noi che, discrezionalmente, senza bisogno di motivi razionali, decidiamo dove devono stare gli umani e come devono starci. Il libro di Calasso è importante perché racconta l’ultima volta in cui gli umani e gli dei si sono seduti, insieme, allo stesso banchetto. Poi sono cominciati i muri. Da una parte gli dei, dall’altra gli uomini. E in mezzo c’è Ulisse, un uomo che ha un rapporto privilegiato con gli dei grazie alla sua intelligenza, alla sua arguzia. L’Ulisse che vorremmo raccontare è quello che ha già vissuto tutte le sue peripezie, è un vecchio di oggi: ancora molto in gamba, consapevole ma senza futili illusioni. È un saggio confuso e disorientato che ha bisogno di continuare a comprendere, nonostante tutto. È un Ulisse che, finalmente, prova ad ascoltare sua moglie, suo figlio, che prova a comprendere persino gli dei capricciosi che si sono giocati il suo destino. Per questo, in scena, Marco non sarà solo. Sartre diceva che l’inferno sono gli altri. Questo anziano Ulisse ha bisogno di comprendere quell’inferno che sono gli altri”.

Facebooktwitterpinterestlinkedinmail

Ai nastri di partenza la rassegna autunnale “Viaggio in Italia nel tempo e negli stili”

Verona. I complessi artistici e tecnici di Fondazione Arena tornano all’opera dopo i successi del Festival 2019: dall’11 ottobre al 31 dicembre è in programma una raffinata rassegna che parte da Cimarosa, esplora il grande repertorio italiano romantico e approda al primo ‘900. Biglietti e abbonamenti per questo “Viaggio in Italia nel tempo e negli stili” sono ancora disponibili.
Le opere e i concerti proposti all’interno della rassegna autunnale intendono attraversare l’Italia in un viaggio musicale nel tempo e negli stili dal Settecento fino all’inizio del Novecento, attraverso un ricco programma che alterna tre concerti sinfonici a tre titoli d’opera, ognuno emblematico del proprio secolo di composizione (“Il Matrimonio segreto per la fine del Settecento”, “L’Elisir d’amore” per il pieno Ottocento e “Madama Butterfly” per il primo Novecento) e ognuno proposto in un allestimento completamente nuovo per il palcoscenico veronese. In chiusura verrà proposto il tradizionale “Concerto di Capodanno”, appuntamento assai sentito dal pubblico del Teatro per la Notte di San Silvestro.
Aprono la stagione i due concerti sinfonici del mese di ottobre: l’11 e il 12 ottobre viene eseguita la “Missa pro defunctis in sol minore” per coro e orchestra di Cimarosa, uno dei massimi e conosciuti capolavori sacri del Settecento, che vedrà Alessandro Cadario, esperto interprete di pagine sinfonico-corali, alla guida dei complessi artistici areniani insieme alle giovani ma già affermate voci soliste di Eleonora Bellocci, Lorrie Garcia, Metteo Mezzaro e Alessandro Abis.
Il 25 e il 26 ottobre, invece, viene proposto il concerto “Fuoco di gioia” diretto dal maestro veronese Matteo Valbusa al debutto con Fondazione Arena in un programma articolato su musiche di Rossini, Bellini, Verdi, Mascagni e Boito in cui protagonista assoluto sarà il Coro della Fondazione Arena, attraverso pagine più e meno note di diverse epoche del grande patrimonio del melodramma italiano.
La stagione lirica ha inizio con “Il Matrimonio segreto”, dramma giocoso di Domenico Cimarosa della fine del Settecento, in cartellone per quattro rappresentazioni dal 27 ottobre al 3 novembre. L’opera è proposta nell’allestimento del Teatro Coccia di Novara con la regia di Marco Castoldi, in arte Morgan, le scene di Patrizia Bocconi, i costumi di Giuseppe Magistro e le luci di Paolo Mazzon, per una narrazione fedele al testo ma con un linguaggio stuzzicante. Il cast fresco e vivace dà forza alla scelta registica a partire dal giovane direttore d’orchestra Alessandro Bonato, reduce da un ottimo successo nel dittico cimarosiano-pucciniano dello scorso maggio. Il signor Geronimo, ricco mercante di Bologna, avrà la voce di Salvatore Salvaggio, ed Elisetta, sua figlia maggiore e promessa sposa del Conte Robinson, sarà interpretata da Rosanna Lo Greco. Carolina, figlia minore di Geronimo e sposa segreta di Paolino avrà la voce di Veronica Granatiero, mentre l’amato Paolino sarà Matteo Mezzaro. Nel ruolo della ricca vedova Fidalma vedremo il mezzosoprano Monica Bacelli, raffinata artista dalla brillante carriera, ed il Conte Robinson sarà il giovane basso Alessandro Abis. Recite: domenica 27 ottobre ore 15.30, martedì 29 ottobre ore 19.00, giovedì 31 ottobre ore 20.00, domenica 3 novembre ore 15.30.
Il mese di novembre è uno sguardo sulla ricca produzione dell’Ottocento e ha inizio con il secondo titolo operistico della rassegna, “L’Elisir d’amore” di Gaetano Donizetti, in scena per 4 recite dal 17 al 24 novembre nella frizzante edizione del Maggio Musicale Fiorentino. La regia è affidata a Pier Francesco Maestrini, le scene sono di Guillermo Nova, i costumi di Luca Dall’Alpi e le luci di Paolo Mazzon in un allestimento che sottolinea sapientemente gli spunti comici dell’opera trasformando la vicenda in una storia americana anni ’70. Sul podio torna Ola Rudner che dirigerà il cast composto dalla bella Laura Giordano nei panni della capricciosa protagonista Adina, accanto all’innamorato Nemorino di Airam Hernández, mentre Qianming Dou darà voce al sergente Belcore. Lo scaltro Dottor Dulcamara sarà interpretato da Salvatore Salvaggio ed Elisabetta Zizzo, infine, sarà Giannetta. Recite: domenica 17 novembre ore 15.30, martedì 19 novembre ore 19.00, giovedì 21 novembre ore 20.00, domenica 24 novembre ore 15.30.
Il 29 e 30 novembre è la volta di un “Concerto sinfonico” su musiche di grandi autori che segnano per cultura e attività il ponte tra i secoli XVIII e XIX: Paganini, Cherubini e Rossini, in un programma diretto da Michelangelo Mazza all’insegna del virtuosismo ottocentesco che vedrà il gradito ritorno al Teatro Filarmonico del violinista Giovanni Andrea Zanon, giovane interprete di fama internazionale.
L’offerta artistica prosegue il viaggio simbolico giungendo all’inizio del Novecento con “Madama Butterfly” di Giacomo Puccini, proposta per quattro serate dal 15 al 22 dicembre. Il titolo del compositore lucchese andrà in scena in un nuovo allestimento della Fondazione Arena in coproduzione con il Teatro Nazionale croato di Zagabria per la regia di Andrea Cigni, le scene di Dario Gessati, i costumi di Valeria Donata Bettella e le luci di Paolo Mazzon. Diretti da Francesco Ommassini, Yasko Sato (15, 19, 22/12) e Daria Masiero (17/12) si alterneranno nel ruolo principale di Cio-Cio-San, mentre Valentyn Ditiuk (15, 17/12) e Raffaele Abete (19, 22/12) interpreteranno F. B. Pinkerton. Manuela Custer vestirà i panni della serva Suzuki, mentre Mario Cassi (15, 22/12) e Gianfranco Montresor (17, 19/12) si avvicenderanno nel console Sharpless. Kate Pinkerton sarà interpretata da Lorrie Garcia, Goro da Marcello Nardis, Il Principe Yamadori da Nicolò Rigano (15, 22/12) e Salvatore Schiano Di Cola (17, 19/12) e Lo zio Bonzo sarà Cristian Saitta. Completano il cast Il Commissario imperiale di Nicolò Rigano, l’Ufficiale del registro di Maurizio Pantò, La Madre di Cio-Cio-San di Sonia Bianchetti (15, 22/12) in alternanza a Emanuela Simonetto (17, 19/12) ed infine La Cugina di Cio-Cio-San di Emanuela Schenale. Recite: domenica 15 dicembre ore 15.30, martedì 17 dicembre ore 19.00, giovedì 19 dicembre ore 20.00, domenica 22 dicembre ore 15.30.
A conclusione della rassegna, Fondazione Arena saluterà nella notte di San Silvestro l’inizio del 2020 con un grande “Concerto di Capodanno” (fuori abbonamento), per brindare insieme al suo pubblico sulle note di Puccini, Verdi, Boito e Mascagni. Sul podio vedremo nuovamente Francesco Ommassini impegnato a dirigere i complessi areniani e i solisti Daria Masiero, Raffaele Abete e Gianfranco Montresor, voci applaudite anche sull’immenso palcoscenico dell’Arena di Verona.

Facebooktwitterpinterestlinkedinmail

Pino Carbone porta a Napoli il dittico “Assedio” e “ProgettoDue”

Napoli. E’ il percorso artistico multiforme, tra scritture inedite, richiami ai classici e l’impegno civile, ad aver sempre contraddistinto l’autore e regista partenopeo Pino Carbone, che porterà a Napoli il suo ultimo progetto in forma di dittico, presentato in anteprima alla Biennale Teatro, lo scorso mese di luglio, per un evento/residenza condiviso e promosso da Teatro Pubblico Campano e Casa del Contemporaneo.
Saranno due le creazioni in scena nelle sale di Montecalvario, a partire da “Assedio”, che inaugurerà la stagione teatrale 2019/2020 del Teatro Nuovo, da giovedì 10 a domenica 13 ottobre, e “ProgettoDue”, che, da venerdì 11 a domenica 13 ottobre alla Sala Assoli, darà vita alla “Maratona Sopra/Sotto”.
Presentato da Teatri Uniti in collaborazione con Ex Asilo Filangieri, il progetto pone l’accento sul lavoro di Pino Carbone che, a partire dalla riscrittura di testi mutuati dai miti o dalle fiabe, affonda nel genere melò in chiave contemporanea, adoperando le musiche originali, in chiave drammaturgica e, nel caso di Assedio, in forma di live-performance.
“Assedio”, in prima teatrale a Napoli, è un lavoro di adattamento e riscrittura dal “Cyrano de Bergerac”, classico di Edmond Rostand di fine ‘800, che trasporta l’eroe romantico ai nostri giorni, sullo sfondo dell’assedio di Sarajevo, quando la guerra irrompe nella vita con le sue devastazioni mutandone per sempre i destini.
L’amore tra Rossana, Cristiano e Cyrano, diventa in astratto il “concetto d’amore” che s’incontra con i concetti di bellezza e poesia, ma la guerra non s’intende di bellezza, e non si intende di poesia. Arriva e s’impadronisce del racconto e della geografia, del tempo e dello spazio. Detta i ritmi e il susseguirsi delle azioni, strappando letteralmente pagine e pagine del testo.
“Assedio” è un lavoro sulle conseguenze del conflitto, sulla perdita, sulla distruzione e sul tentativo emotivo di ricostruire. Un lavoro in balìa della poesia e della guerra: come un racconto di bambini che vogliono giocare alla loro storia, senza essere sgridati o interrotti dai grandi.
“ProgettoDue” nasce dall’accostamento in sequenza di “PenelopeUlisse” (2017) e “BarbablùGiuditta” (2010), variazioni sul tema della fiaba e del mito uniti dal genere melò e con un rovesciamento di senso finale.
Passato e presente, fiaba e mito, il mostro (Barbablu) e l’eroe (Ulisse) si “incontrano” in uno spazio teatrale che racconta l’incontro e lo scontro tra il privato e il pubblico, tra la sottomissione e la ribellione, tra l’accettazione e la resistenza, tra la paura e i desideri, la solitudine, l’innocenza e la colpa.
“ProgettoDue” si nutre di due incontri vissuti in apnea dai protagonisti, che solo nel finale, tragico in un caso e lieto nell’altro, ricominciano a respirare come corpo unico.

Il lavoro sui testi nasce per entrambi i lavori (una fiaba e un mito) da un gioco drammaturgico: il regista uomo ha scritto le parole del personaggio femminili (Giuditta e Penelope) e le attrici quelle di Barbablù e Ulisse: un rovesciamento dei punti di vista.
Ciò che resta dall’incontro-scontro è la dimensione umana delle due situazioni in scena, Un involucro che ci assomiglia e che possiamo indossare.
Due allestimenti scenici differenti fra loro, accompagnati dalle musiche originali dei Camera, per “ProgettoDue”, e dalla presenza live di Alessandro Innaro e Marco Messina (99 Posse), per “Assedio”.
Sono esplorazioni indicative della cifra registica di Pino Carbone, che pone al centro la drammaturgia originale, la musica dal vivo, l’uso di dispositivi audio e la stessa presenza in scena di Pino Carbone, che interviene per accompagnare lo spettacolo, creando una modalità narrativa che detta il ritmo, le relazioni e i conflitti.
In entrambi emergono due domande: Quanto l’uomo si nutre di conflitto? Quanto l’arte è figlia del conflitto? Le due questioni muovono e ispirano l’intero progetto, rendendo protagonista assoluto della proposta artistica il conflitto, in ogni sua forma: dal conflitto interiore a quello relazionale, fino al conflitto sociale e alla guerra.

Facebooktwitterpinterestlinkedinmail

Le opere di Miguel Ángel Blanco in mostra alla Real Academia de España di Roma

Roma. Giovedì 10 ottobre alle ore 19 si inaugura alla Real Academia de España di Roma la mostra “Lapis specularis – La luce sotto terra” di Miguel Ángel Blanco. L’esposizione dell’artista originario di Madrid – organizzata da Instituto Cervantes, Ministero della Cultura e dello Sport spagnolo e dalla Real Academia de España – arriva per la prima volta in Italia, dopo aver fatto tappa al Museo Arqueológico Nacional di Madrid e al Museo Nacional de Arte Romano di Merida. La mostra resterà a Roma fino all’1 dicembre: si potrà visitare gratuitamente dal martedì alla domenica dalle ore 10 alle 18, per poi arrivare nel corso del 2020 anche a Milano e Palermo, completando il suo percorso espositivo italiano.

Il lapis specularis, gesso cristallino di grande trasparenza che può sfaldarsi in sottili fogli di ampia superficie, ha portato una grande rivoluzione nella vita quotidiana dei Romani. Il suo utilizzo permetteva, sia in abitazioni private che in edifici pubblici, di chiudere con pannelli mobili finestre e stanze, così come consentiva di mantenere costante la temperatura all’interno delle terme. Aveva anche una funzione nella vita simbolica, come elemento suntuario o magico.
Miguel Ángel Blanco, per la prima volta, si è servito di questo gesso selenitico come materiale creativo con un duplice obiettivo: esplorare le sue qualità plastiche, poetiche e meravigliose e rinnovare la Storia antica. L’artista madrileno classe 1958 fonde da tempo Arte e Natura in un particolare progetto: la Biblioteca del Bosco, attualmente composta da 1.191 libri-scatola contenenti tutti i regni naturali e innumerevoli esperienze rielaborate che incontrano un nuovo ordine. In occasione della mostra in Italia, con il supporto dell’Instituto Cervantes, Blanco presenta 24 libri-scatole insieme ad una serie di dischi e di scrigni (composizioni in scatole di ferro) realizzati in lapis specularis. L’artista rievoca la traslazione dalla Hispania al cuore dell’Impero, ricreando non tanto le sue finalità pratiche quanto le sue funzioni rituali attraverso un approccio più visionario che archeologico.

La Real Academia de España apre i suoi spazi a Miguel Ángel Blanco, offrendogli l’opportunità di dialogare con la sua collezione di archeologia romana e di intervenire nel Tempietto del Bramante: un bagliore selenitico invade lo spazio dalla cripta, sottolineando il suo carattere sacro, che si condensa simbolicamente in un disco sull’altare.
Nella prima delle due sale dell’Academia si espongono, in un complesso di vetrine, questi libri/scatola nei quali si sono messi in gioco la trasparenza e la geometria delle formazioni minerali, non solo del lapis ma anche di altre forme di gesso cristallizzato come la selenite e il longarone islandese, ognuno con proprie caratteristiche e leggende.
Nella seconda sala, le arcas (casse, dal latino arca) di ferro che contengono lastre di lapis, si relazionano con alcuni dei più bei pezzi della collezione della Real Academia de España. L’artista crea così un gioco di sguardi che ci rimandano alla funzione primordiale del lapis nell’architettura romana antica: far entrare la luce per facilitare la visione, dall’interno all’esterno.

Facebooktwitterpinterestlinkedinmail

A Saluzzo la mostra “Dentro il disegno” a cura di Lóránd Hegyi

Saluzzo. “A quanto pare nella società di massa l’unico ‘individuo’ rimasto è l’artista” affermò Hannah Arendt in un contesto falsato come quello contemporaneo, in cui ogni giorno il mondo è animato da tensioni e caos in una sorta di disorientamento collettivo che coinvolge gli individui, gli artisti sembrano gli unici a voler suggerire alternative autentiche, sensibili, con narrazioni basate su sistemi valoriali alternativi. Quasi una presa di posizione artistica per esprimere una resistenza alle false illusioni che animano la società di massa. L’artista ha, dunque, il potere e la responsabilità di inviare i propri messaggi sulle prospettive umane, creando nuove connessioni tra diversi campi ed esperienze e fornendo nuove interpretazioni alla complessità della realtà umana.

Da questa riflessione prende il via la mostra “Dentro il disegno” che alla Castiglia di Saluzzo dal 11 ottobre al 1 dicembre espone circa 250 disegni di 33 artisti italiani e internazionali sotto la curatela dal critico d’arte internazionale Lóránd Hegyi.

L’insieme dei lavori suggerisce la forte convinzione nel carattere etico e nella missione che sottintendono l’arte: trasmettere metafore visive sull’esistenza umana, attraverso un forte linguaggio espressivo che rafforza, enfatizza e sottolinea il carattere emotivo e umano dell’arte.

Infatti l’impegno dell’artista contemporaneo per trovare una narrazione autentica, sincera, empatica e sensibile, si manifesta con particolare evidenza nel disegno, dove una fantasia radicale e un’immaginazione liberatoria, sovversiva, evocano nuovi nessi e prospettive tra diverse dimensioni del vissuto umano.

La mostra non vuole avere l’intenzione di creare una omogeneità formale ed arbitraria, ma manifesta la ricca e complessa diversità del linguaggio del disegno contemporaneo.

Dentro il disegno si tiene alla Castiglia di Saluzzo, antico cuore del potere del Marchesato dalla storia quasi millenaria, che dopo essere stato abbandonato e trasformato in carcere, è divenuto oggi sede di attività culturali del territorio. La Castiglia dal 2009 è “Luogo del Contemporaneo”, ospitando la Collezione di Arte Contemporanea dell’Istituto Garuzzo per le Arti Visive – IGAV, con circa 100 opere concesse in comodato d’uso dagli artisti e dai galleristi, per offrire uno spaccato rappresentativo della scena artistica attuale e approfondire tematiche relative al contemporaneo attraverso mostre temporanee, incontri, convegni e altre iniziative culturali.

Lóránd Hegyi, originario di Budapest, è uno stimato e apprezzato critico e curatore d’arte. Dopo varie esperienze in tutta Europa (tra cui la Biennale di Venezia, la Galleria d’arte moderna e contemporanea di Roma, la Biennale di Valencia, la Biennale di Stoccarda e il Ludwig Museum di Vienna di cui è stato direttore e cofondatore) è attualmente membro del comitato artistico della Fondazione Salzburg in Austria, Consigliere del Palazzo delle Arti di Napoli, membro del “Comité des arts” della Banca europea degli investimenti dell’Unione europea in Lussemburgo, e Direttore Generale del Museo d’arte moderna di Saint-Étienne dal 2003.

Facebooktwitterpinterestlinkedinmail