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Van Gogh, Ermitage e Frida protagonisti dell’autunno firmato Nexo Digital

Milano. Se gli studi più recenti indicano che in media, durante le nostre visite ai musei, sostiamo davanti a un’opera d’arte circa 8 secondi, gallerie e progetti internazionali stanno cominciando ad impegnarsi per promuovere un modo diverso di fruire l’arte, invitando il pubblico allo slow looking, cioè ad “assaporare” appieno il senso e la bellezza di ogni opera, dedicandole il giusto tempo all’interno dei nostri percorsi museali. Questo approccio si basa sull’idea che, se vogliamo veramente conoscere un’opera d’arte, dobbiamo concentrarci su di essa, passare del tempo in sua compagnia, senza farci prendere dall’ansia di scoprire il capolavoro rinomato collocato proprio nella sala accanto a quella in cui ci troviamo. In questa stessa prospettiva, prosegue anche nella seconda metà del 2019 il progetto della Grande Arte al Cinema di Nexo Digital che proporrà una nuova stagione appositamente concepita per tutti gli appassionati che trovano proprio nel buio della sala, alleato ideale per la nostra concentrazione, il ritmo adatto per approfondire e godere appieno, nel qui e nell’ora, senza distrazioni o “connessioni”, delle bellezze di quadri, sculture, mostre e musei. Una palestra per gli occhi e la mente, affinché possano, per qualche istante, soffermarsi su singoli dettagli che il grande schermo ci permette di osservare con la giusta dose di (paziente) attenzione.

A inaugurare la nuova stagione il 16, 17, 18 settembre sarà così “Van Gogh e il Giappone”, diretto da David Bickerstaff: un viaggio tra le bellezze della Provenza, l’enigma del Giappone e le sale della mostra ospitata nel 2018 al Van Gogh Museum di Amsterdam. Grazie alle lettere dell’artista e alle testimonianze dei suoi contemporanei, questo commovente docufilm rivela l’affascinante storia del profondo legame tra Van Gogh e l’arte giapponese e il ruolo che l’arte di questo paese, mai visitato dall’artista, ebbe sul suo lavoro. Oltre a indagare la tendenza del japonisme, Van Gogh e il Giappone ci guiderà attraverso l’arte del calligrafo Tomoko Kawao e dell’artista performativo Tatsumi Orimoto per comprendere appieno lo spirito dell’arte del Sol Levante. Quando il periodo Edo terminò, nel 1868, e il Giappone si aprì verso l’Ovest, Parigi venne infatti inondata di tutto ciò che era giapponese sotto forma di oggetti decorativi e stampe in legno colorate chiamate ‘ukiyo-e’. Van Gogh rimase affascinato dagli elementi di questa straordinaria cultura visiva e dal modo in cui potevano essere adattati alla ricerca di un nuovo modo di vedere. Lesse le descrizioni del Giappone e studiò attentamente le opere giapponesi, apprezzandone linee e purezza compositiva e facendone una fonte d’ispirazione imprescindibile per la sua pittura.

La Grande Arte al Cinema proseguirà con l’appuntamento del 21, 22, 23 ottobre quando arriverà sul grande schermo “Ermitage. Il Potere dell’arte”, prodotto da 3D Produzioni e Nexo Digital in collaborazione con Ermitage Italia e Villaggio Globale International e con il sostegno di Intesa Sanpaolo. Diretto da Michele Mally su soggetto di Didi Gnocchi che firma anche la sceneggiatura con Giovanni Piscaglia, il docufilm, realizzato in stretta collaborazione con il Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo, racconta le grandi storie che sono passate per i corridoi del museo e per le strade della città: dalla fondazione di Pietro I allo splendore di Caterina la Grande, dal trionfo di Alessandro I contro Napoleone, alla Rivoluzione del ’17, fino ai giorni nostri. Immagini spettacolari porteranno gli spettatori nei grandiosi interni del Museo e del Palazzo d’Inverno, nel Teatro, nelle Logge di Raffaello, nella Galleria degli Eroi del 1812. Un luogo magico svelato attraverso i racconti dei protagonisti, le storie e i luoghi segreti aperti alle telecamere per l’occasione. Un’incomparabile metropoli dell’arte ricca di oltre 3 milioni di opere. Dentro l’Ermitage, del resto, si può ripercorrere tutta la grande arte europea, da Leonardo a Raffaello, da Van Eyck a Rubens sino a Tiziano e Rembrandt, mentre fuori dalle sue mura la storia si snoda per luoghi ricchi di memorie. Ma la leggenda di San Pietroburgo si trasmette anche attraverso poesie e romanzi che ne hanno mostrato il fascino nel corso dei secoli, come quelli di Nabokov, Dostoevskij e di Achmatova. Per raccontare visivamente lo sviluppo urbano e architettonico, San Pietroburgo verrà presentata nella sua veste diurna e negli splendori delle sue notti, con la Prospettiva Nevskij, il lungoneva, i ponti, il profilo del complesso dell’Ermitage, il Cavaliere di Bronzo, le statue di Pushkin, di Caterina la Grande, di Gogol, le dimore nobiliari che si affacciano sui canali, senza dimenticare la musica e l’opera dei grandi architetti italiani, come Trezzini, Rastrelli, Quarenghi, che ne disegnarono il profilo.

Il 25, 26, 27 novembre sarà invece il momento di “Frida. Viva la vida”, prodotto da Ballandi Arts e Nexo Digital, un film documentario che mette in luce le due anime di Frida Kahlo: da una parte l’icona, pioniera del femminismo contemporaneo, tormentata dal dolore fisico, e dall’altra l’artista libera dalle costrizioni di un corpo martoriato. Tra lettere, diari e confessioni private, il docufilm diretto da Giovanni Troilo propone un viaggio nel cuore del Messico suddiviso in sei capitoli, alternando interviste esclusive, documenti d’epoca, ricostruzioni suggestive e l’immersione nelle opere della Kahlo. Nel corso degli anni, Frida è diventata un modello di riferimento: ha influenzato artisti, musicisti, stilisti. La sua importanza ha superato perfino la sua grandezza. Nelle opere di Frida c’è un legame profondo tra dolore e forza, tormento e amore. Un legame che trova una sua legittimazione perché radicato in una terra, il Messico, che dopo la rivoluzione prova a riscoprire le proprie origini attraverso l’iconografia pre-colombiana; è proprio qui che Frida esplora l’identità degli opposti, un dualismo che permette di scoprire il punto di contatto tra la sofferenza delle sue vicende biografiche e l’amore incondizionato per l’arte.

La Grande Arte al Cinema è un progetto originale ed esclusivo di Nexo Digital che dal suo debutto ad oggi ha già portato al cinema 2 milioni di spettatori.

Nel 2019 la Grande Arte al Cinema è distribuita in esclusiva per l’Italia da Nexo Digital con i media partner Radio Capital, Sky Arte e MYmovies.it.

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Arena Cervantes dedica quattro appuntamenti al cinema spagnolo

Roma. E’ tra gli appuntamenti più attesi della terza edizione di Lunga Vita Festival l’apertura dell’Arena Cervantes, uno spazio dedicato al cinema spagnolo contemporaneo all’interno dell’Accademia Nazionale di Danza all’Aventino (Largo Arrigo VII). Da mercoledì 17 fino a sabato 20 luglio, ogni sera alle 21.30, saranno proiettati lungometraggi in lingua originale con sottotitoli in italiano, protagonisti della rassegna cinematografica spagnola dal titolo Contemporáneos. L’ingresso è gratuito.

Per definire il cinema spagnolo attuale bisogna soffermarsi sulla pluralità dei suoi contenuti, la diversità dei formati e le forme di produzione come un marchio di identità internazionale. Questo programma offre un esempio di produzione contemporanea attraverso quattro titoli che rappresentano diversi generi e le diverse preoccupazioni sulle tematiche del cinema iberico, incentrate sulla produzione di fiction e documentari.

Mercoledì 17 luglio, ore 21.30: “No sé decir adiós” (Lino Escalera, 2017)

Un film di Lino Escalera. Con Nathalie Poza, Juan Diego, Lola Dueñas, Pau Durà, Miki Esparbé. Drammatico, durata 96 min. – Spagna 2017.

Carla riceve una telefonata da sua sorella: suo padre con cui non parla da tempo è molto malato. Lo stesso giorno, Carla prende un volo per Almería, nella sua casa d’infanzia. Lì, i dottori danno al loro padre alcuni mesi di vita. Lei rifiuta di accettare la sentenza e contro l’opinione di tutti, decide di portarlo a Barcellona per farlo curare. Entrambi intraprendono un viaggio per sfuggire a una realtà che nessuno osa affrontare. E sarà in quel volo dove finiranno per ritrovarsi, dove alla fine potranno salutare.

Giovedì 18 luglio, ore 21.30: “Júlia Ist” (Elena Martín, 2017)

Un film di Elena Martín. Con Pau Balaguer, Julius Brauer, Jakob D’Aprile, Gerd-Otto Forstreuter, Jonathan Hamann. Drammatico, – Spagna 2017.

Júlia, studentessa di architettura di Barcellona, parte per un anno di Erasmus nella criptica Berlino. Lascia per la prima volta i suoi genitori guidata dall’inerzia e si ritrova così in una città fredda e grigia, dove vive un’esperienza differente da quella che aveva immaginato. A poco a poco, si costruirà una nuova vita nella capitale tedesca ma, quando sembrerà che tutto vada per il meglio, si avvicinerà la fine del suo viaggio.

Venerdì 19 luglio, ore 21.30: “Saura (s)” (Felix Viscarret, 2017)

E’ un giovane regista Félix Viscarret. Carlos Saura, invece, è una leggenda vivente. Seguendo il suo progetto, che ha come scopo quello di tributare un omaggio al genio di Aragona, Viscarret elabora un piano per un ritratto particolare del regista. A parlare di lui, che non ama particolarmente ripercorrere il suo passato, saranno i suoi sette figli.

Sabato 20 luglio, ore 21.30: “María y los demás” (Nely Reguera, 2016) 20 luglio, ore 21.30

Regia di Nely Reguera. Con Bárbara Lennie, José ÁEgido, Pablo Derqui, Vito Sanz, Marina Skell. Genere Drammatico, durata 90 minuti. Spagna 2016.

Maria è una donna che ha poco più di trent’anni e che si sente fuori di sé. La sua vita non corrisponde alla sua età anagrafica e invece di provare a mutare la sua situazione, decide di trovare scuse dietro cui nascondersi e di non prendersi le sue responsbilità, finendo così succube delle sue paure che la inchiodano e non le danno modo di crescere ed evolversi.

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In Puglia la 16esima edizione della Festa di Cinema del Reale

Corigliano d’Otranto. Una grande festa per celebrare il documentario attraverso le narrazioni più interessanti degli autori contemporanei e dei grandi nomi del cinema con un’attenzione particolare alle donne, pioniere del documentario e della fotografia contemporanea: è La Festa di Cinema del Reale, l’appuntamento con il cinema documentario d’autore che torna per la sedicesima edizione dal 16 al 20 luglio, quest’anno per la prima volta a Corigliano d’Otranto (Salento, Lecce), e il 27 nel bosco giardino di Tiggiano per celebrare Letizia Battaglia, Cecilia Mangini, Agnes Varda, Mariangela Gualtieri, Marcella Pedone, Leah Singer, e che vedrà la partecipazione di due ospiti d’eccezione: i Premi Oscar Helen Mirren e Taylor Hackford.

Dopo le tappe a Galatone, Specchia e Andrano, il festival diretto da Paolo Pisanelli approda in un nuovo borgo, di straordinaria bellezza, al centro della Grecia salentina – Bandiera Arancione dal Touring Club Italiano – caratterizzato dalla presenza del Castello de’ Monti, un gioiello tra le piazzeforti di epoca rinascimentale in Puglia che con il progetto Castello Volante è già sede di un fitto calendario di eventi culturali. Sarà proprio il Castello Volante il fulcro della manifestazione, che accoglierà tra il fossato e le terrazze una comunità di autori, registi e protagonisti della cultura italiana e internazionale per sei giorni di proiezioni, mostre, performance e laboratori dedicati al cinema più spericolato, curioso e inventivo. Un’occasione unica che apre una finestra sulle arti audiovisive e performative per offrire momenti di vicinanza e scambi creativi tra gli artisti invitati e il pubblico, in un clima di grande informalità.

I temi attorno cui si sviluppa la nuova edizione del festival sono luci/paesaggi/bugie: le tre parole chiave de La Festa di Cinema del Reale che quest’anno rende omaggio alla carriera di Letizia Battaglia, ospite d’onore della manifestazione. Ad aprire la Festa, martedì 16 luglio al Castello Volante, è la mostra dedicata alla grande fotografa, seguita dalla proiezione del documentario di Kim Longinotto Shooting the Mafia, che la vede protagonista: un omaggio alla donna riconosciuta come una delle figure più importanti della fotografia contemporanea, non solo per i suoi scatti saldamente presenti nell’immaginario collettivo, ma anche per il valore civile ed etico di tutta la sua produzione. Festa per Letizia include anche la performance Contre Jour di Lee Ranaldo e Leah Singer, frutto di una residenza degli artisti al Castello Volante, realizzata in collaborazione con SEI – Sud Est Indipendente.

Grande spazio sarà dato anche quest’anno al cinema internazionale, grazie alle collaborazioni con Golden Tree International Documentary Film Festival, e Wanted Cinema, per uno sguardo sulla produzione contemporanea del mondo. Raccontano l’Oriente e la Cina di oggi, seconda superpotenza mondiale, i film selezionati da Golden Tree: “A purpose built school di Jia Ding e Hermits di He Shiping Fu Peng & Zhou Chengyu”, che si completano con la mostra sul paesaggio allestita all’interno della Cavallerizza del Castello Volante.

Sul fronte francese, in partnership con Wanted, è in programma la proiezione di John McEnroe – L’impero della perfezione, un ritratto sotto forma di saggio documentaristico del mitico e controverso campione di tennis, McEnroe, per la regia di Julien Faraut.

Per le visioni dal mondo è in programma una selezione di film dell’artista Leah Singer, tratti dall’archivio UbuWeb, attualmente in mostra in un evento collaterale della Biennale di Venezia 2019.

Accanto ai film internazionali saranno presentati alcuni tra i migliori film di produzione italiana con il sostegno di Istituto Luce e la collaborazione con Asolo Art Film Festival, partner culturali de La Festa di Cinema del Reale: Vivere che rischio, di Michele Mellara e Alessandro Rossi (premio Biografilm-Storie Italiane 2019), Selfie di Agostino Ferrente, Radici di Marina Piperno e Luigi Faccini, La botta grossa di Sandro Baldoni, Umile Italia di Pietro Marcello e Sara Fgaier, Normal di Adele Tulli, e Kemp di Edoardo Gabbriellini, (menzione speciale “Cinema del reale” al festival di Asolo). Tra le nuove leve del cinema italiano, Archipelago di Giulio Squillacciotti e Camilla Insom, e My home in Lybia di Martina Melilli.

Per la sezione dedicata ai grandi autori, un’attenzione particolare è rivolta all’omaggio a due maestri del genere: Agnes Varda, la fotografa e regista recente scomparsa, e Luigi di Gianni documentarista d’ispirazione antropologica, autore di importanti docufilm dedicati ai rapporti tra magia e religione nel Sud Italia.

Molti anche gli approfondimenti degli archivi, grazie alle collaborazioni attivate con Home Movies, Cineteca di Bologna, Aamod, Documentario.it e Museo della Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano, che conserva una preziosa collezione di titoli realizzati da Marcella Pedone, l’intraprendente fotografa e film-maker, a cui La Festa di Cinema del Reale dedica una mostra/laboratorio nell’anno del suo centenario.

Come ogni anno il festival ospita Poetiche/Pratiche, il ciclo di “lezioni-colazioni” mattutine con interventi dai “minuti contati” (dai 15 ai 20 minuti) dei grandi protagonisti del documentario ospiti del festival. Ad arricchire ulteriormente la già densa programmazione di film, si aggiungono i workshop gratuiti sul cinema e la sezione Sguardi e Visioni, dedicata alle esperienze extra cinematografiche e ai linguaggi performativi, che rende La Festa di Cinema del Reale davvero unica nel panorama italiano grazie al suo approccio laboratoriale. Da non perdere Visioni del Sud, la mostra sui paesaggi del sud Italia, che resterà aperta fino a ottobre segnando l’inizio delle attività del Castello Volante come centro espositivo e polo di attrazione della Regione Puglia.

La prima parte della Festa di Cinema del Reale si chiude sabato 20 luglio con il consueto e attesissimo party in collaborazione con Fuck Normality Festival, che animerà il Castello tra le terrazze e il fossato, da notte fonda sino alle prime luci dell’alba.

La festa mobile fa tappa anche a Tiggiano, nel bosco-giardino di Palazzo Baronale Serafini-Saul per una Notte bianca all’insegna di cinema e musica.

Questo il fil-rouge che lega la programmazione cinematografica della serata: film musicati dal vivo e documentari dedicati alla musica contemporanea saranno presentati da Paolo Pisanelli, nel magnifico giardino del palazzo saremo in presenza di una coppia veramente straordinaria: l’attrice Helen Mirren e il regista Taylor Hackford, entrambi insigniti del Premio Oscar e abitanti nel Comune di Tiggiano.

Una notte da non perdere che inizia al tramonto e finisce all’alba.

La Festa di Cinema del Reale è un’iniziativa co-finanziata dalla Regione Puglia – Assessorato Industria Turistica e Culturale – a valere sulle risorse del Patto per la Puglia FSC 2014-2020, prodotta da Apulia Film Commission – Apulia Cinefestival Network, ideata, organizzata e co-prodotta da Big Sur, OfficinaVisioni e Cinema del reale, con il sostegno di Comune di Corigliano d’Otranto, Comune di Tiggiano e Castello Volante.

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Al Teatro Eliseo si discute sulla veridicità del viaggio sulla Luna

Roma. Il 20 luglio 2019 ricorre il cinquantesimo anniversario dell’allunaggio… e sono cinquant’anni che si discute sulla veridicità dei viaggi lunari. Durante questi decenni in tanti si sono interrogati su particolari fotografici o ambientali che risultano incongruenti nelle immagini diffuse in tutto il mondo. La teoria alternativa non è frutto di mero “complottismo”, ma nasce da una accurata analisi da parte dei professionisti del settore, che porta a concludere che in realtà le storiche immagini dell’uomo sulla luna siano state riprese sulla terra, in uno studio segreto della NASA.

Il 15 luglio al Piccolo Eliseo ospiteremo Massimo Mazzucco e la proiezione del suo documentario American Moon, un film che finalmente riunisce in un’opera unica tutte le migliori argomentazioni a favore degli allunaggi e tutte le argomentazioni contrarie, comprese alcune prove mai presentate prima.

Le Missioni Apollo furono vere o furono solo una versione più sofisticata della stessa fantasia realizzata da George Méliès nel suo famosissimo film del 1902 “Viaggio sulla Luna”?

Mentre la storiografia ufficiale ci racconta di un presidente Kennedy lanciato a testa bassa nella conquista del nostro pianeta, alcuni documenti storici, resi pubblici di recente, ci mostrano invece un Kennedy molto più dubbioso e meno entusiasta nel perseguire quello che lui stesso, in privato, definiva “un rischioso numero da circo, che non vale tutti quei milioni di dollari”.

Se a questo si aggiungono le crescenti difficoltà tecniche che la NASA andava incontrando, man mano che la fatidica scadenza del decennio si avvicinava, diventa plausibile ipotizzare che ad un certo punto abbiano scelto la strada della messinscena, non tanto per una maliziosa volontà di ingannare il mondo, quanto piuttosto per la loro impossibilità di ammettere un fallimento di tale portata davanti al mondo intero.

Una volta lanciata la sfida, gli americani non avrebbero mai potuto tirarsi indietro.

Al film partecipano anche diversi fotografi professionisti di livello mondiale, quali Aldo Fallai, Peter Lindbergh e Oliviero Toscani, che ci offrono la loro analisi tecnica sulle fotografie delle missioni Apollo. Vengono così spiegati, anche per i meno esperti, quali siano i problemi reali che emergono da queste fotografie, e che portano tutti a concludere che per realizzare quelle immagini siano state usate delle fonti luminose artificiali, e non la luce del sole. E che fossimo quindi sulla terra e non sulla luna.

Il film che le reti nazionali non manderanno mai in onda! Il 15 luglio al Piccolo Eliseo!

Segue dibatto alla presenza del regista Massimo Mazzucco.

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Arriva al cinema la storia di Ruth Bader Ginsburg, pioniera dei diritti delle donne

Milano. “Alla corte di Ruth – RBG”, diretto dalle registe Betsy West e Julie Cohen, che ha ricevuto due candidature agli Oscar 2019 come miglior documentario e per la miglior canzone, arriva nelle sale italiane da lunedì 15 luglio con Wanted Cinema e Feltrinelli Real Cinema.

Il documentario narra la straordinaria storia di una delle icone più autentiche del nostro tempo, Ruth Bader Ginsburg, pioniera che ha sempre lottato per la parità dei sessi e i diritti delle donne.
Il film, attraverso le cause affrontate e vinte che hanno fatto scuola nell’ambito della parità dei diritti e delle discriminazione di genere, esplora le tappe che l’hanno portata a essere la seconda donna – nominata da Bill Clinton nel 1993 – tra i nove componenti della Corte Suprema degli Stati Uniti.
Ribattezzata dai millennial con l’appellativo di “Notorious RBG” (parafrasando il nome d’arte del celebre rapper Notorious B.I.G.), oggi, a 85 anni, Ruth Bader Ginsburg è una vera e propria icona pop e simbolo di emancipazione civile anche tra le generazioni più giovani.

Sinossi: All’età di 85 anni Ruth Bader Ginsburg, seconda donna a essere stata nominata tra i nove componenti della Corte Suprema degli Stati Uniti, è diventata un’icona inaspettata della cultura pop grazie alla sua dedizione all’attività giudiziaria e legale. Nonostante ciò, il suo percorso e il suo impegno sono rimasti, finora, in gran parte sconosciuti anche ad alcuni dei suoi più grandi fan.
Il documentario Alla corte di Ruth – RBG esplora la vita e la carriera di Bader Ginsburg e le sue lotte per i diritti delle donne che l’hanno portata ad affermarsi come esempio di emancipazione civile.

“Abbiamo preso a cuore l’approccio della Giudice Ruth Bader Ginsburg al sessismo e alle avversità – spiegano le registe West e Cohen. – Quando dopo essersi laureata in Giurisprudenza con il massimo dei voti non riuscì a trovare un lavoro, ricordò il consiglio di sua madre: “la rabbia è una perdita di tempo”. Alla fine è stata in grado di usare le sue formidabili abilità legali per lottare per la giustizia e per le donne, una lotta che ha continuato per 50 anni. L’impegno incessante di RGB è a favore non solo dell’uguaglianza di genere ma anche delle istituzioni democratiche che proteggono i diritti di tutti i cittadini. Non c’è da stupirsi che sia un’icona del nuovo millennio”.

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Ai nastri di partenza la 31esima edizione del Premio Charlot

Salerno. La 31esima edizione del Premio Charlot intende quest’anno sottolineare, in modo particolare, le realtà artistiche della nostra Regione. Il raffronto di queste realtà affonda le origini nella memoria e nell’attualità. Ovviamente non si escludono altre espressioni artistiche, che si confronteranno con le proposte territoriali, anzi saranno anche loro protagoniste sicuramente della composizione dell’intero cartellone di eventi.

Si parte il 7 Luglio ore 21 con lo spettacolo di Gino Rivieccio “Cavalli di ritorno”, inserito all’interno del Sea Sun, organizzata dall’Autorità portuale, per poi proseguire dal 8 al 15 Luglio con l’omaggio a Charlie Chaplin, con una serie di docufilm realizzati in collaborazione con il festival di Tulipani di Seta Nera e con la proposta di cinema oggi, quali: LE INVISIBILI – LA DONNA ELETTRICA – IL VIAGGIO DI YAO – GLORIA BELL. Tutti i film e i docufilm saranno proiettati tutte le sere alle ore 20.

Il 19 Luglio serata organizzata in collaborazione con l’Associazione Geniu Loci diretta da Mimmo Spena, tutta dedicata al Blues, che vedrà come protagonista l’artista amercicano DOYLE BRAHMALL.

Il 21 Luglio serata che vuole omaggiare i 60 anni di carriera di una delle espressioni più interessanti della musica italiana e partenopea, PEPPINO DI CAPRI, che si esibirà in concerto accompagnato dalla sua orchestra. Nel corso della serata sarà consegnato il Premio Charlot Teatro all’artista poliedrico LEO GULLOTTA.
Il 22 Luglio sarà la volta del Family Show, con la Compagnia dell’arte che propone HAKUNA MATATA. Ospite il pittore torinese Pier Tancredi De Col.

Il 23 Luglio THE MASTER OF MAGIC, spettacolo di illusionismo con artisti internazionali coordinati da GAETANO TRIGGIANO, una delle espressioni di questa arte di livello mondiale.

Il 24 Luglio spazio alla comicità, con una serata, condotta da Marita Langella, che vedrà protagonisti quattro comici di levatura nazionale: MASSIMO BAGNATO, DADO, CARMINE FARACO, DARIO CASSINI.

Il 25 Luglio Charlot Giovani il festival degli emergenti, curato ed allestito dall’autore televisivo Alessio Tagliento che, in collaborazione con Diego Cajelli, terrà anche un Workshop sulla comicità presso il Teatro Delle Arti dalle 11 alle 13 e dalle 15 alle 17. Nel corso della serata, che sarà condotta da Gigi e Ross, saranno consegnati anche i Premi Charlot per Cinema e Teatro a ADRIANO GIANNINI e GIULIANA DE SIO, ospiti della serata FRANCESCO CICCHELLA e TONY FIGO. Premio speciale alla youtuber Angelica Massera.

Venerdì 26 Luglio sarà la volta dello spettacolo di MAX GIUSTI con la sua band, che sarà preceduto dalla consegna dei Premi Charlot Cinema che andranno al Produttore CLAUDIO BONIVENTO, pluripremiato ai David di Donatello, ai Nastri D’argento ed alla mostra di Venezia con tanti film prodotti nella sua carriera, da Ecceziunale Veramente a Sapore di Mare, Ultrà e tanti altri.  Ed ancora al regista NERI PARENTI, che ha firmato la regia di film come Vacanze di Natale, Paparazzi, Tifosi, Fracchia e Fantozzi. Con lui saranno presenti anche i figli di Villaggio, Paolo ed Elisabetta, ed ancora Massimo Mescia e Daniele Liburdi, produttori del documentario “La voce di Fantozzi”. Sarà consegnato anche il Premio Charlot Giornalismo alla giornalista HELGA COSSU (SKY). La serata sarà condotta da Cinzia Ugatti e prevede l’intervento dei giornalisti Paolo Graldi e Valerio Caprara.

Il 27 Luglio una serata unica, con un omaggio a MASSIMO TROISI E PINO DANIELE Diretta di RADIO RAI TUTTA ITALIANA, coordinata e progettata da GIANMAURIZIO FODERARO e curata da ENZO DE CARO. Presenta Metis di Meo. Nel corso della serata interverranno diversi artisti e sarà consegnato il Premio Charlot Fiction a LINO GUANCIALE.

“È doveroso ringraziare la Regione Campania ed il Comune di Salerno che anche quest’anno non hanno fatto mancare il loro sostegno al Premio Charlot, insieme con l’autorità Portuale. – dichiara il direttore artistico Claudio Tortora – Con questa edizione si volta pagina. Ogni sera ci sarà molto più spettacolo, intervallato a volte da premiazioni volti noti del teatro, del cinema e della televisione, che saranno intervistati e potranno avere lo spazio dovuto. Abbiamo preferito operare questa scelta poiché avvertivamo l’esigenza di un cambiamento dopo 30 anni di manifestazione. Abbiamo avvertito anche il bisogno di attenzionare artisti di grande livello della nostra regione nella nostra kermesse che è diventata, nel corso di tutto questo tempo, un punto di riferimento del panorama nazionale ed anche internazionale dello spettacolo e della cultura. Appuntamento quindi con la XXXI edizione del Premio Charlot dal 7 Luglio al 27 Luglio presso l’Arena del Mare di Salerno Tutte le serate saranno ad ingresso gratuito con inizio alle 21.30 fino ad esaurimento posti”.

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Il vino secondo gli antichi Greci nel documentario di Stefano Muti

Isola d’Elba. Produrre vino come facevano i Greci 2500 anni fa. Era un segreto degli isolani di Chio quello di tenere l’uva per qualche giorno in mare ed eliminare la sostanza cerosa esterna, detta pruina, per avere poi un appassimento più veloce e riuscir a far mantenere al vino aromi e sostanze.

Il viticoltore elbano Antonio Arrighi ci riprova all’isola d’Elba, con metodologie antichissime, quali l’uso dell’anfora come vaso vinario e la “macerazione” delle uve in acqua di mare, alla maniera dei vini di Chio, ricordata da Plinio e dagli antichi georgici latini.

L’esperimento, partito con l’Università di Pisa, da un’idea del professore ordinario di viticoltura dell’università di Milano Attilio Scienza, è stato documentato dal regista Stefano Muti e prodotto da Cosmomedia. Il corto di 15 minuti è stato presentato nei giorni scorsi alla rassegna Oenovideo di Marsiglia vincendo due premi: Miglior Cortometraggio, a riconoscimento della qualità tecnico-artistica dell’opera, e quello della Revue des Oenologues, per l’originalità e il valore della sperimentazione. I premi saranno consegnati il 14 ottobre prossimo a Parigi.

“Un esempio di archeologia sperimentale – dichiara il professor Attilio Scienza – che ci consente di ritornare alle origini, di capire perché questo vino è più famoso degli altri e di dare così risposte a molti interrogativi rimasti inevasi”.

“Volevamo riprodurre il vino dei Greci dell’isola di Chio – racconta Antonio Arrighi. Ho un’esperienza nella produzione in anfora e l’Elba ha fondali bellissimi. Abbiamo utilizzato le ceste di vimini e l’Ansonica, un’uva resistente e originaria di quelle zone, un incrocio tra due vitigni dell’isola di Chio. L’abbiamo messa in profondità per alcuni giorni ed è stata proprio una ricerca, una prova per capire quanto potesse resistere. Siamo riusciti nel nostro progetto. L’uva è stata poi messa ad appassire sulle cannucce e successivamente in anfora. La quantità di sale presente dopo 5 giorni in mare ha permesso di evitare l’uso di solfiti: il sale ha fatto da antiossidante e conservante. A marzo, quando abbiamo assaggiato il vino con Attilio Scienza, ci siamo emozionati: è probabilmente un vino come usciva dalle cantine dell’isola di Chio, fino a questo passaggio identico a come lo abbiamo prodotto noi”. Uno studio volto anche a fare tornare all’Elba una produzione di qualità. “Stiamo lavorando – sottolinea il viticoltore elbano – perché l’Isola d’Elba torni ad avere lo spazio che merita: nella prima metà dell’ottocento era il principale produttore di uva della Toscana, con 5000 ettari presenti sul territorio. Il vino arrivava in Liguria e fino al sud della Francia”.

Un viticoltore che esplora nuovi metodi e si dice curioso di provare cose che “non sono inventate ma arrivano dalla storia”; un produttore che si è messo alla prova: nel 2018 Antonio Arrighi ha voluto cimentarsi in questa sfida. Non è la prima volta che sperimenta antichi modi di fare il vino.

Il primo è stato con la vinificazione in anfore di terracotta, sul modello degli antichi romani.

L’idea della tecnica dell’uva in immersione nasce dal professor Attilio Scienza, che l’ha illustrata ad Arrighi durante ElbAleatico. L’uva si tiene alcuni giorni in mare, in apposite “nasse” (ceste) di vimini, in modo che l’acqua di mare elimini dagli acini la pruina, una sostanza cerosa che protegge i chicchi. In questo modo si accelera il tempo di disidratazione dell’uva, portandola a perfetta maturazione. Viene poi messa sulle cannucce ad asciugare e appassire, per essere in seguito vendemmiata nelle anfore. Non è stato facile reperire ceste di vimini: Arrighi è andato fino in Sardegna a Castelsardo, dove ancora vengono realizzate dai pescatori. È quindi partito l’esperimento insieme all’Università di Pisa, che ha seguito i passaggi. A metà settembre 2018 è stata raccolta l’uva: le nasse sono state posizionate a una profondità di 7 metri su un fondale di 10, in mare aperto ma vicino al porto di Porto Azzurro. Con l’aiuto di sub sono state sospese e legate ad una catenaria posata sul fondo per impedire l’oscillazione dei contenitori, in modo che le correnti (utili ad eliminare la pruina) non influissero sulle nasse. Ogni mattina un campione è stato issato e controllato per vedere lo stato dell’uva. I primi giorni si presentava molto dura e coperta da una patina composta da una sostanza che si forma sull’acino a difesa del salino del mare, scomparsa una volta messa l’uva al sole. Arrighi per questo esperimento non ha utilizzato solfiti. Unico disinfettante antiossidante usato è il sale. Al momento il vino non risulta ancora adatto ad essere commercializzato, nonostante le numerose richieste che sono giunte al produttore una volta diffusasi la notizia dell’esperimento.

L’esperimento sarà ripetuto nel 2019, apportando alcune modifiche per perfezionare il metodo. Per esempio sarà anticipata la raccolta dell’uva per immergerla nelle acque ancora estive, godendo quindi di un maggior calore solare.

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La missione Apollo 11 arriva nelle sale italiane a settembre

Milano. All’inizio della proiezione in anteprima mondiale, il pubblico del Sundace Festival deve essere rimasto incredulo: perché le immagini di Apollo 11, l’evento cinematografico proposto nelle sale per l’anniversario dello sbarco sulla Luna, sembrano girate una manciata di settimane fa tanto straordinaria è la qualità che le contraddistingue.

Quando 50 anni fa, nel 1969, la missione Apollo 11 si avviò verso lo spazio, vennero infatti girate centinaia di ore di immagini in formato 70 mm: pellicole straordinarie riscoperte solo recentemente da un archivista del Nara (National Archives and Records Administration), l’agenzia statunitense che si occupa di preservare documenti governativi e storici. Immagini che il regista Todd Douglas Miller non ha esitato a definire “la collezione di riprese di miglior qualità sulla missione Apollo 11”. Da quello stesso archivio, sono state anche recuperate circa 11mila ore di dialoghi Nasa sulla missione.

Grazie a questo incredibile materiale digitalizzato in 4K, Todd Douglas Miller ci conduce direttamente nel cuore della più celebre missione della NASA, quella che per prima ha portato l’umanità sulla Luna, consegnando alla Storia gli astronauti Neil Armstrong e Buzz Aldrin, i primi a toccare il suolo lunare, assieme a Michael Collins, pilota del modulo di comando.

Per rivivere quelle ore e quei giorni epici che hanno dato vita a un’infinità di film caposaldo della storia del cinema, arriva nelle sale italiane (elenco a breve su www.nexodigital.it) solo il 9, 10, 11 settembre Apollo 11, che al Sundance Film Festival 2019 si è aggiudicato il Premio Speciale della Giuria Documentari per il Miglior Montaggio. Proprio quel montaggio serrato ci permette di rivivere, nel senso più stretto del termine, quei momenti di 50 anni fa, facendoci immergere nella prospettiva degli astronauti, della squadra ‘Mission Control’ e dei milioni di spettatori sintonizzati sulla terra, con tutta l’adrenalina di quei giorni e la tensione di quelle ore memorabili in cui il genere umano fece un balzo gigantesco verso il futuro.

Con immagini fedelmente digitalizzate in 4K, mai viste prima, progettate sin dalle origini per essere guardate sul grande schermo, e con una colonna sonora elettronica “propulsiva”, il regista Todd Douglas Miller (premiato agli Emmy per Dinosaur 13) trasporta letteralmente il pubblico sulla Luna e gli fa fare ritorno sulla Terra attraverso una sbalorditiva ed entusiasmante documentazione della storica missione.

Acclamato come nuovo punto di riferimento nel cinema documentario, Apollo 11 sarà distribuito nelle sale cinematografiche italiane solo il 9, 10, 11 settembre 2019 da Nexo Digital in collaborazione con i media partner Radio DEEJAY, MYmovies.it e Discovery Channel. Le prevendite dell’evento cinematografico apriranno ufficialmente dal 20 luglio, a 50 anni esatti dallo Sbarco.

 

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Pedro Almodòvar riceve il Leone d’oro alla carriera

Venezia. È stato attribuito a Pedro Almodóvar il Leone d’oro alla carriera per un regista della 76. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia (28 agosto – 7 settembre 2019).

La decisione è stata presa dal Cda della Biennale di Venezia presieduto da Paolo Baratta, che ha fatto propria la proposta del Direttore della Mostra Alberto Barbera.

Pedro Almodóvar nell’accettare la proposta ha dichiarato: “Sono molto emozionato e onorato per il regalo di questo Leone d’oro. Ho bellissimi ricordi della Mostra di Venezia. Il mio debutto internazionale ha avuto luogo lì nel 1983 con L’indiscreto fascino del peccato. Era la prima volta che uno dei miei film viaggiava fuori dalla Spagna. E’ stato il mio battesimo internazionale ed è stata una meravigliosa esperienza, come lo è stata il mio ritorno con Donne sull’orlo di una crisi di nervi nel 1988. Questo Leone diventerà la mia mascotte, insieme ai due gatti con cui vivo. Grazie dal profondo del cuore per questo premio”.

A proposito di questo riconoscimento, Alberto Barbera ha dichiarato: “Almodóvar non è solo il più grande e influente regista spagnolo dopo Buñuel, ma l’autore che è stato capace di offrire della Spagna post-franchista il ritratto più articolato, controverso e provocatorio. I temi della trasgressione, del desiderio e dell’identità sono il terreno d’elezione dei suoi lavori, intrisi di corrosivo umorismo e ammantati di uno splendore visivo che conferisce inediti bagliori all’estetica camp e della pop-art a cui si rifà esplicitamente. Il mal d’amore, lo struggimento dell’abbandono, l’incoerenza del desiderio e le lacerazioni della depressione, confluiscono in film a cavallo fra il melodramma e la sua parodia, attingendo a vertici di autenticità emotiva che ne riscattano gli eventuali eccessi formali. Senza dimenticare che Almodóvar eccelle soprattutto nel dipingere ritratti femminili incredibilmente originali, in virtù della rara empatia che gli consente di rappresentarne la forza, la ricchezza emotiva e le inevitabili debolezze con un’autenticità rara e toccante”.

Pedro Almodóvar è nato a Calzada de Calatrava, nel cuore de La Mancha, negli anni ‘50. A diciassette anni se n’è andato di casa e si è trasferito a Madrid senza soldi e senza lavoro, ma con un progetto molto chiaro in testa: studiare cinema e dirigere film. Era impossibile iscriversi alla Scuola di Cinema, perché Franco l’aveva appena chiusa. Ma nonostante la dittatura che soffocava il Paese, per un adolescente di provincia Madrid rappresentava comunque la cultura, l’indipendenza e la libertà.

Ha svolto molti lavori precari, ma ha potuto comprarsi la sua prima cinepresa Super-8mm soltanto quando ha ottenuto un lavoro “serio” alla Compagnia nazionale dei telefoni di Spagna nel 1971, dove ha lavorato per dodici anni come assistente amministrativo. Di mattina, il suo lavoro gli ha permesso una profonda conoscenza della classe media spagnola all’inizio dell’età dei consumi, con i suoi drammi e le sue sfortune, una vera miniera d’oro per un futuro narratore. Di sera e di notte, invece, ha scritto, amato, recitato con il mitico gruppo teatrale indipendente Los Goliardos, e ha girato film in Super-8.

Ha collaborato con varie riviste underground e ha scritto racconti, alcuni dei quali sono stati pubblicati. E’ stato membro di un gruppo parodistico punk-rock, Almodóvar & McNamara. Ha avuto la fortuna che la sua crescita personale ha coinciso con il fenomeno della Madrid democratica dei tardi anni ’70 e dei primi ’80. Era il periodo che il mondo ha conosciuto come la Movida.

Dopo un anno e mezzo ricco di lavori in 16mm, nel 1980 ha debuttato nel lungometraggio con Pepi, Luci, Bom, un film no-budget realizzato in cooperativa con il resto della troupe e del cast, tutti debuttanti a eccezione di Carmen Maura.

Nel 1986 ha fondato la casa di produzione El Deseo con suo fratello Agustín. Il loro primo progetto è stato La legge del desiderio. Da allora, insieme hanno prodotto tutti i film che Pedro ha scritto e diretto, e hanno anche prodotto film di altri giovani registi.

Nel 1988, Donne sull’orlo di una crisi di nervi, in concorso alla Mostra di Venezia dove ha vinto il Premio per la sceneggiatura, gli ha dato notorietà internazionale. Da allora, i suoi film sono circolati in tutto il mondo.

Con Tutto su mia madre (1999) ha vinto il suo primo Oscar, per il Miglior film straniero, ed è stato anche premiato come Miglior regista al Festival di Cannes. Tre anni più tardi, Parla con lei gli ha fatto ottenere un altro Oscar per la Migliore sceneggiatura.

Nel 2004, La mala educación è stato scelto per aprire il Festival di Cannes. Nel 2006 ha presentato Volver a Cannes, dove il film ha ottenuto il Premio per la migliore sceneggiatura e il Premio per la migliore interpretazione per le sei attrici del film, guidate da Penélope Cruz, che per questo ruolo è diventata la prima attrice nominata all’Oscar per un film in lingua spagnola.

Pedro Almodóvar è stato insignito del Premio per le Arti Principe delle Asturie, e ha ricevuto speciali onorificenze dalle Università di Harvard e Oxford.

Alcuni suoi film sono stati adattati per spettacoli teatrali (Tutto su mia madre) e anche per musical (Donne sull’orlo di una crisi di nervi.

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La storia di Anne Frank rivive al cinema attraverso le parole di Helen Mirren

Milano. Sarà Helen Mirren, Premio Oscar come migliore attrice per “The Queen”, la guida d’eccezione del documentario #AnneFrank. Vite parallele, scritto e diretto da Sabina Fedeli e Anna Migotto, con la colonna sonora di Lele Marchitelli, prodotto da 3D Produzioni e Nexo Digital in collaborazione con l’Anne Frank Fonds di Basilea, Sky Arte il Piccolo Teatro di Milano-Teatro d’Europa, in uscita nei cinema italiani solo l’11, 12 e 13 novembre (elenco sale a breve su nexodigital.it).

“Questa è una storia che non dobbiamo mai dimenticare. Stiamo iniziando a perdere la generazione dei testimoni di quanto è successo in Europa in quei terribili giorni. Per questo è più importante che mai mantenere viva la memoria guardando al futuro. Con le guerre in Siria, Libia, Iraq, con l’immigrazione che sta interessando tutta l’Europa, è così facile puntare il dito su popoli, culture, persone diverse e dire “Sono la causa dei nostri problemi” – racconta Mirren. – Per questo ritengo che il diario di Anne Frank rappresenti un incredibile insegnamento, uno strumento capace di offrire una reale comprensione delle esperienze umane del passato sino al nostro presente e quindi nel nostro futuro. Lo trovo fondamentale ed è per questo che ho voluto prendere parte al progetto”.

Anne Frank, nata a Francoforte il 12 giugno 1929, quest’anno avrebbe compiuto 90 anni. Il docu-film a lei dedicato la racconta attraverso le pagine del suo diario: un testo straordinario che ha fatto conoscere a milioni di lettori in tutto il mondo la tragedia del nazismo, ma anche l’intelligenza brillante e il linguaggio moderno di una ragazzina che voleva diventare scrittrice.

La storia di Anne si intreccia con quella di 5 sopravvissute all’Olocausto, bambine e adolescenti come lei, con la stessa voglia di vivere e lo stesso coraggio: Arianna Szörenyi, Sarah Lichtsztejn-Montard, Helga Weiss e le sorelle Andra e Tatiana Bucci.

Come sarebbe stata la vita di Anne Frank se avesse potuto vivere dopo Auschwitz e Bergen Belsen? Cosa ne sarebbe stato dei suoi desideri, delle speranze di cui scriveva nei suoi diari? Cosa ci avrebbe raccontato della persecuzione, dei campi di concentramento? Come avrebbe interpretato la realtà attuale, il rinascente antisemitismo, i nuovi razzismi? Certo è che, ancora oggi, Anne resta un punto di riferimento, uno specchio attraverso cui i ragazzi imparano a guardare il mondo e a farsi delle domande. Anne scriveva di sé, di ciò che accadeva nell’Europa in fiamme, del Nazismo. E per confidare le sue paure e le sue riflessioni inventa un’amica immaginaria: Kitty.

Helen Mirren accompagna gli spettatori nella storia di Anne attraverso le parole del diario. Il set è la camera del rifugio segreto di Amsterdam in cui la ragazzina resta nascosta per oltre due anni. È stata ricostruita nei minimi dettagli dagli scenografi del Piccolo Teatro di Milano-Teatro d’Europa fondato da Giorgio Strehler. Una straordinaria e dettagliata ricostruzione ambientale che ci riporterà al 1942. Nella stanza ci sono gli oggetti della sua vita, le fotografie con cui aveva tappezzato le pareti, i quaderni su cui scriveva.

Una giovane attrice, interpretata da Martina Gatti, ha invece il ruolo di guidarci nei luoghi di Anne e delle superstiti della Shoah. È lei a viaggiare per l’Europa alla scoperta delle tappe della breve vita di Anne. È una giovane di oggi che vuole conoscere la storia dell’adolescente ebrea diventata simbolo della più grande tragedia del ‘900 e ci parla soprattutto attraverso i social. Sono le foto e i post il suo linguaggio. Attraverso questi, la Gatti racconta e interpreta quello che scopre, quello che vede, dal campo di concentramento di Bergen-Belsen in Germania (dove Anne e sua sorella Margot muoiono) al Memoriale della Shoah di Parigi, fino alla visita nel rifugio segreto nella capitale olandese. Martina rappresenta una delle migliaia di teenager che si sentono vicine ad Anne, una delle tante amiche immaginarie, delle tante Kitty che ovunque nel mondo sognano di avere un posto speciale nel cuore della Frank.

Martina scrive una sorta di diario digitale capace di parlare ai suoi coetanei: un modo immediato per mettere in relazione le tragedie passate con il presente, di capire quale sia oggi l’antidoto contro ogni forma di razzismo, discriminazione e antisemitismo. È la sua curiosità, la sua voglia di non restare indifferente, a farci riscoprire l’assoluta contemporaneità delle parole di Anne Frank, ma anche la potenza delle voci di chi ancora può ricordare. Quelle di Arianna, Sarah, Helga, Andra e Tatiana, le storie parallele. Come Anne Frank hanno subito, da giovanissime, la persecuzione e la deportazione. A loro è stata negata l’infanzia, hanno perduto nei lager madri, padri fratelli, amici, amori. I racconti delle sopravvissute alla Shoah danno voce al silenzio del diario di Anne, che si interrompe improvvisamente con l’arresto di tutti gli ospiti del rifugio segreto di Amsterdam il 4 agosto 1944. Donne che si raccontano, a volte interrotte dall’emozione. Come quando Arianna, deportata a 11 anni, rievoca i suoi incontri con la madre attraverso il filo spinato di Auschwitz. Ma nel loro narrare c’è anche forza, sfida, ironia. Un esempio è la descrizione del gioco “surreale” che Sarah organizzava in campo con le altre ragazzine: una gara fra pulci. Non si vinceva niente ma aiutava a vivere.

Nel documentario, tra le altre, le voci del rabbino Michael Berenbaum, storico e docente di studi giudaici in diverse università americane, dello storico della Shoah Marcello Pezzetti, direttore del nascente Museo della Shoah di Roma, dell’etnopsicologa francese Nathalie Zajde, delle testimoni Doris Grozdanovicova e Fanny Auchbaum, della violinista di fama internazionale Francesca Dego, di Yves Kugelmann giornalista e membro dell’Anne Frank Fonds, Basel, di Ronald Leopold – direttore dell’Anne Frank House, del direttore del magazine online Jewpopo Alain Granat, del fotografo Simon Daval.

La colonna sonora del docu-film è di Lele Marchitelli, che ha firmato le musiche dei film di importanti registi come Giuseppe Piccioni, Renato De Maria, Cinzia TH Torrini, Riccardo Milani, Carlo Verdone, Paolo Sorrentino. Tra i suoi lavori, anche la colonna sonora de La Grande Bellezza.

L’Anne Frank Fonds è stata fondata a Basilea nel 1963 da Otto Frank come organizzazione non profit. La fondazione detiene i diritti per le opere, le lettere e le foto di Anne Frank e dei membri della sua famiglia.

#AnneFrank. Vite parallele è prodotto da 3D Produzioni e Nexo Digital in collaborazione con l’Anne Frank Fonds di Basilea, Sky Arte e con il Piccolo Teatro di Milano-Teatro d’Europa, fondato da Giorgio Strehler. Sarà distribuito nei cinema italiani solo l’11, 12 e 13 novembre con i media Radio Capital e MYmovies. L’evento è patrocinato da UCEI, Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.

In occasione dell’uscita del docu-film, nasce anche il profilo Instagram @CaraAnneFrank: come Kitty contemporanee, tutti noi possiamo parlare ad Anne e alle altre testimoni raccontando loro i nostri pensieri e le nostre emozioni sul tema della memoria. È questo l’invito rivolto a studenti e lettori in occasione dell’uscita in sala di #ANNEFRANK. VITE PARALLELE, che si prefigge di mettere nuovamente in luce l’assoluta contemporaneità del messaggio e delle testimonianze di Anne, Arianna, Sarah, Helga, Andra e Tatiana come strumento per decifrare il mondo attuale e come antidoto contro ogni forma di razzismo.

È stato inoltre ideato un progetto specifico che prevede la programmazione di speciali matinée al cinema dedicate alle scuole.

 

 

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