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Palazzo Bonaparte apre le sue porte agli “Impressionisti Segreti”

Roma. Dal 6 ottobre all’8 marzo 2020, a Palazzo Bonaparte di Roma, sarà visitabile la mostra “Impressionisti Segreti”, prodotta e organizzata dal Gruppo Arthemisia.

Per celebrare l’apertura del Palazzo – che Generali Italia rende fruibile alla città di Roma e non solo, quale nuovo spazio Generali Valore Cultura – nelle meravigliose sale del piano nobile, ovvero il primo, dove visse Maria Letizia Ramolino, madre di Napoleone Bonaparte, saranno esposte oltre 50 opere di artisti tra cui Monet, Renoir, Cézanne, Pissarro, Sisley, Caillebotte, Morisot, Gonzalès, Gauguin, Signac, Van Rysselberghe e Cross.
Tesori nascosti al più vasto pubblico, provenienti da collezioni private raramente accessibili e concessi eccezionalmente per questa mostra, saranno esposti proprio a Palazzo Bonaparte – anch’esso fino a oggi scrigno privato – che apre per la prima volta le sue porte a veri capolavori del movimento artistico d’Oltralpe più famoso al mondo: l’Impressionismo.
La cura della mostra è affidata a due esperti di fama internazionale: Claire Durand-Ruel, discendente di Paul Durand-Ruel, colui che ridefinì il ruolo del mercante d’arte e primo sostenitore degli impressionisti; e Marianne Mathieu, direttrice scientifica del Musée Marmottan Monet di Parigi, sede delle più ricche collezioni al mondo di Claude Monet e Berthe Morisot, già curatrice della mostra al Vittoriano su Monet che totalizzò 460.000 visitatori.

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A Palazzo Madama 60 opere raccontano il fascino della Luna

Torino. A 50 anni esatti dallo sbarco del primo uomo sulla Luna, dal 19 luglio all’11 novembre a Palazzo Madama, oltre 60 opere tra dipinti, sculture, fotografie, disegni e oggetti di design raccontano l’influenza dell’astro d’argento sull’arte e sugli artisti dall’Ottocento al 1969. La mostra, a cura di Luca Beatrice e Marco Bazzini, è realizzata in collaborazione tra Palazzo Madama – Museo Civico d’Arte Antica e GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, con il contributo della Regione Piemonte.

Le opere esposte provengono, oltre che dai musei torinesi GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, Fondazione Accorsi-Ometto, Pinacoteca Albertina e Museo Nazionale del Risorgimento, da importanti musei, istituzioni e collezioni private italiane ed europee, tra i quali Palazzo Reale di Napoli, Museo Correr di Venezia, Certosa di San Giacomo di Capri, Museu Coleção Berardo di Lisbona, Mart di Trento e Rovereto, Collezione Intesa San Paolo, Fondazione Marconi e Fondazione Arnaldo Pomodoro di Milano, Fondazione Barilla di Parma, Archivio Gastone Novelli di Roma.

In occasione della mostra sarà dedicato alla Luna un ciclo di conferenze al Circolo dei Lettori e una serie di proiezioni cinematografiche organizzate in collaborazione con il Museo del Cinema di Torino.

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A Palazzo Albergati arriva Terry O’Neill

Bologna. Dal 12 luglio all’8 settembre i ritratti iconici che raccontano un’epoca attraverso i volti dei miti del cinema, della musica, della moda, della politica e dello sport.
Nelle sale di Palazzo Albergati un’eccezionale retrospettiva dedicata al grande fotografo britannico conosciuto nel panorama mondiale come l’artista che ha saputo ritratte senza paragoni gli ‘60 e ’70.

Vivendo tra i miti dello spettacolo e avendo con loro un rapporto di grande vicinanza e complicità, nei suoi cinquant’anni di carriera, O’Neill realizza alcuni dei ritratti più autentici: da Frank Sinatra (fotografato nell’arco di trent’anni) a Elvis Presley, da Elton John a Bono Vox, da Elizabeth Taylor a Audrey Hepburn, da Brigitte Bardot a Ava Gadner fino a Marlene Dietrich.
Tra gli oltre 60 scatti leggendari che hanno catturato momenti cruciali della storia dei più grandi personaggi, una sezione è interamente dedicata a una delle più poliedriche figure dello star system mondiale, icona dandy di stile che ha fortemente influenzato la percezione dell’arte e il mondo della moda di questo ultimo secolo: David Bowie.

Terry O’Neill sarà sempre ricordato come un maestro nell’arte dei ritratti fotografici.
“Il contributo alla storia della fotografia offerto da O’Neill è consistito nella capacità di creare un nuovo stile di ritratto, più intimo e reale, più in sintonia con lo spirito spontaneo e fresco degli anni Sessanta, senza tuttavia mai sminuire l’aura, il carisma e il mistero del personaggio ritratto”, spiega la curatrice Carrillo de Albornoz. “Ogni opera esposta è frutto di una pazienza illimitata, da parte del fotografo, nel ricercare l’angolo perfetto, a volte per mesi interi, mantenendo una salda fiducia in sé stesso e un’idea molto chiara di ciò che voleva ritrarre. Il risultato dimostra una maestria davvero inimitabile.”

Con il Patrocinio del Comune di Bologna, prodotta e organizzata da Arthemisia in collaborazione con Iconic Images e curata da Cristina Carrillo de Albornoz, la mostra “TERRY O’ NEILL”. Icons offre un’ulteriore testimonianza di come il culto della celebrità, leitmotiv degli anni ’60 – ’70, abbia notevolmente influenzato il lavoro degli artisti dell’epoca.

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“Vita semper vincit” di Marcello Aversa in mostra a Napoli

Napoli. Venerdì 12 luglio alle 18, nel Complesso di Sant’Anna dei Lombardi, sarà presentata l’opera “Vita semper vincit” di Marcello Aversa, a cura di Antonino Di Maio e Vincenzo Nicolella.

“Vita semper vincit” è stata esposta a Firenze nella Basilica di Santo Spirito, dove vanta un primato unico, ovvero essere posta di fronte al Crocifisso, opera giovanile di Michelangelo Buonarroti, poi a Sorrento e, dopo Napoli, arriverà a Carpi. Sia a Sorrento che a Firenze ha attratto circa 25mila visitatori.

“Vita Semper Vincit invita a contemplare la dicotomia tra la vita e la morte – dichiara il Cardinale Crescenzio Sepe, Arcivescovo di Napoli. – Dalla Croce così realizzata promana un potente messaggio di fede che raggiunge con immediatezza la mente e i cuori di quanti la contemplano. Per il suo valore artistico, l’opera è un vero gioiello nel campo della miniatura, una rappresentazione artistica che celebra il sacrificio del Cristo con fede e devozione”.

La monumentale croce, in mostra fino al I agosto nel Complesso di Sant’Anna dei Lombardi, è composta da circa 80mila pezzi tra foglie, fiori e personaggi, che ripropongono, con una interpretazione personale, l’antica tradizione del presepe di Pasqua – nato a Napoli probabilmente nel XV secolo, – e rappresentano la vittoria della vita sulla morte.

Dal Comitato di Gestione delle Arciconfraternite Commissariate, il Presidente Sac. Salvatore Fratellanza dichiara: “il Maestro Marcello Aversa, che è erede di una tradizione familiare di ceramisti attivi in Sant’Agnello, con l’opera “Vita Semper Vincit” ha il pregio di far emergere “il fanciullino” che è in noi evocato da Pascoli. Tenuto conto della bellezza e del messaggio di fede che da essa promana, sono ben lieto che l’opera sia esposta nel Complesso Monumentale di Sant’Anna dei Lombardi, con il Patrocinio concesso dal Cardinale Sepe, a rafforzare così il messaggio universale dell’opera stessa”.

Un’occasione rara per mostrare ai turisti un’opera abitualmente legata al periodo pasquale, una dedica alla città di Napoli e ai suoi tanti avventori che, attraverso questa croce, potranno scoprirne non solo le bellezze monumentali, ma godere di un’esperienza spirituale unica per tutto il periodo estivo.

Commenta così l’Assessore alla cultura e al turismo del Comune di Napoli, Nino Daniele: “Sarà motivo di grande emozione per i cittadini napoletani e per i tanti turisti presenti in città avvicinarsi all’opera di uno dei più sorprendenti e originali artisti del territorio e farlo in uno degli scrigni monumentali più splendenti di una città che ne è copiosamente dotata”.

Grazie all’allestimento ideato da Antonino Di Maio e Vincenzo Nicolella, i visitatori potranno seguire un percorso di visita che risalta i dettagli della croce attraverso le dodici scene bibliche, dal “Peccato originale” alla “Resurrezione”, riprodotte nei diversi punti della Chiesa che conducono alla Cappella del Tolosa, dove l’opera di Marcello Aversa è esposta fino al 1 agosto.

“Vita Semper Vincit nasce dalla consapevolezza che, senza il “passaggio” della croce, Cristo probabilmente sarebbe stato dimenticato dalla storia ma, soprattutto, non avrebbe dato la speranza che, dopo la morte, il “viaggio” prosegua, anche se in una dimensione qualitativamente diversa – spiega Aversa. – Circa trent’anni fa la signora Anna Buoniconti Aschettino mi prese per mano e mi fece muovere i primi passi nello straordinario mondo del presepe. A lei e alla Città di Sorrento, che ha contribuito in maniera determinante alla mia “crescita” artistica, dedico questa mostra”.

L’opera in terracotta si pone nel solco del gruppo scultoreo della fine del Quattrocento realizzato nello stesso materialee firmato dall’artista Guido Mazzoni, che si può ammirare a Sant’Anna nel percorso che comprende “Vita semper vincit” e la famosa Sagrestia Vecchia affrescata da Giorgio Vasari.

“L’albero della vita di Marcello Aversa, andando oltre lo schema canonico del presepe, ci fa riflettere sui significati atavici dell’esistenza umana e dell’imprescindibilità dal disegno Divino” suggerisce infine il curatore, architetto Vincenzo Nicolella.

Il percorso Museale del Complesso di Sant’Anna dei Lombardi è visitabile tutti i giorni dalle 10 alle 18. L’opera, inserita nel percorso, è nel Complesso fino al 1 agosto 2019.

Per ulteriori informazioni si rimanda alle pagine social del Complesso e della Cooperativa ParteNeapolis che cura le attività culturali all’interno del Complesso, tra le quali si annoverano visite guidate, aperture straordinarie e laboratori didattici con le scuole.

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Visite guidate a Palazzo Madama per scoprire le maioliche rinascimentali

Torino. A Palazzo Madama viaggio nello splendore del Rinascimento grazie alle visite guidate che condurranno il pubblico alla scoperta dei colori e delle forme di cui amavano circondarsi gli uomini e le donne del Rinascimento italiano: oltre 200 i capolavori presenti in una mostra che intende ripercorrere lo sviluppo della maiolica praticata tra il Quattro e il Cinquecento in numerosi centri della Toscana, dell’Emilia, delle Marche e dell’Umbria, dove abili ceramisti rinnovarono la ceramica islamica contaminandola con motivi ispirati al repertorio gotico e rinascimentale e a quelli derivanti dalle porcellane cinesi.
Le superfici di piatti, caraffe, coppe, rinfrescatoi e vasi accolsero temi religiosi, miti classici, scene e personaggi di romanzi cavallereschi che arricchirono gli ambienti privati e pubblici delle dimore signorili: questa novità, sviluppatasi in Italia tra Quattro e Cinquecento, diede lustro e fama a città quali Gubbio, Deruta, Faenza, Casteldurante, Urbino, le cui ceramiche furono richieste ed esportate in tutta Europa.

Le prossime visite sono programmate per il 14 e 28 luglio alle ore 16.30 / 8 e 20 settembre alle ore 16.30 / 6 e 13 ottobre alle ore 16.30.

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Due giorni di “La Repubblica di Weimer” al Tam Tam Digifest

Napoli. “Weimer!!!!” è il titolo dei due giorni di laboratori, proiezioni, incontri e spettacoli della compagnia Spazio Libero, un mix di teatro, arti visive e cinema che martedì 9 e mercoledì 10 luglio, alle ore 18 e 30 aprirà l’anteprima della 14esima edizione del Tam Tam Digifest, al Teatro Spazio Libero in Via Parco Margherita a Napoli.
Un racconto multidisciplinare sulla “Repubblica di Weimar”, il suo fiorire e il suo morire. Testi di riflessione sul passato e di visione per il domani a cura dell’arch. Buonocore (Arti visive), Costanzo Ioni (poesia e teatro), Tam Tam (cinema). Una passeggiata storica e visiva tra Cabaret, architettura (Gropius e il Bauhaus), Pittura (Grosz), Cinema (proiezione di un estratto de “Il dottor Mabuse” di Fritz Lang) in un montaggio gestuale e audiovisivo a cura della Coop. Tam Tam.

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A Roma un nuovo polo culturale: nasce Generali Valore Cultura a Palazzo Bonaparte

Roma. Generali Italia apre il primo spazio Generali Valore Cultura a Palazzo Bonaparte, lo storico palazzo a Roma, conosciuto per il suo balconcino verde dove Maria Letizia Ramolino, madre di Napoleone Bonaparte, osservava il via vai dalle feritoie della verandina tra Piazza Venezia e via del Corso.
Dopo un importante restauro, il Palazzo diventa un nuovo polo di arte e cultura per la comunità grazie alla partnership con Arthemisia: in uno degli edifici storici più belli e preziosi di Generali saranno accolte mostre, eventi culturali e didattici con particolare attenzione alle famiglie e ai giovani.

Il 6 ottobre arriva, infatti, la prima mostra “Impressionisti segreti” con oltre 50 opere provenienti dalle più importanti collezioni private del mondo, normalmente inaccessibili. Si tratta di opere per lo più mai concesse prima d’ora in prestito, di artisti quali Monet, Renoir, Cézanne, Pissarro, Sisley, Caillebotte, Morisot, Gonzalès, Gauguin e Signac.

Per celebrare l’evento, il 9 luglio dalle 14 alle 24, la prima apertura straordinaria di Palazzo Bonaparte per i cittadini con #PalazzoinMostra.

Lucia Sciacca, Direttore Comunicazione e Sostenibilità di Generali Italia, ha dichiarato: “Palazzo Bonaparte rappresenta un nuovo passo lungo il percorso tracciato da Generali Valore Cultura in questi ultimi anni. Un progetto che nasce proprio con l’idea di rendere vivo il patrimonio artistico e culturale con iniziative di partecipazione e accessibilità offrendo esperienze innovative, coinvolgenti per le persone e rilevanti per l’intera comunità. In 3 anni, gli eventi di Generali Valore Cultura hanno coinvolto oltre 3,5 milioni di persone con molta attenzione ai giovani e alle famiglie”.

Iole Siena, Presidente del Gruppo Arthemisia, ha dichiarato: “Partecipare alla nascita del nuovo polo culturale Generali Valore Cultura a Palazzo Bonaparte a Roma è per noi un grande privilegio; vi porteremo importanti mostre d’arte, iniziando con uno dei temi più appassionanti per il pubblico, l’Impressionismo. Con Generali condividiamo da anni l’obiettivo di aprire le porte della cultura a quante più persone possibili, certi del valore sociale e umano derivante dalla conoscenza dell’arte. L’arte non deve essere per pochi, deve essere capita e amata da tutti, e da sempre Arthemisia si impegna in questa direzione”.

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A Milano una mostra dedicata all’artista tedesca Jenny Wiegmann Mucchi

Milano. Nel solco del percorso Sentimento e passione civile portato avanti dall’Associazione Le Belle Arti – Progetto Artepassante con il Comitato Artisti e Resistenze dell’ANPI Milano, che ha dedicato due mostre a Bianca Orsi e a Käthe Kollwitz, grandi artiste impegnate direttamente, oltre che artisticamente, contro le sopraffazioni del fascismo e del nazismo, questa terza esposizione approfondisce la vita e l’opera di una grande scultrice, protagonista (tra le due guerre e poi nel dopoguerra) della cultura figurativa milanese e internazionale, e anche protagonista di un impegno democratico e antifascista, avendo militato nella Resistenza come staffetta partigiana.

Il 2 luglio del 1969 si spegneva a Berlino Jenny Wiegmann Mucchi, in arte Genni, tedesca di nascita, italiana d’adozione.

L’esposizione a lei dedicata, a cura di Francesca Pensa e Giorgio Seveso, riunirà così alla Casa della Memoria di Milano, proprio a 50 anni dalla scomparsa, circa 40 sculture in bronzo, cemento e legno, oltre a una decina di disegni originali e a vario materiale documentario. I curatori, assicurando un’adeguata e prestigiosa rappresentazione della personalità creativa della scultrice, hanno prestato particolare attenzione a scegliere opere collocate a Milano e in Lombardia.

Jenny Wiegmann Mucchi (Berlino Spandau 1895 – Berlino 1969) si forma artisticamente frequentando scuole private femminili in cui l’insegnamento si basava prevalentemente sul disegno e sulla grafica, ma la giovane Wiegmann predilige fin da subito la scultura e dal 1919 al 1923 segue, a Berlino, un corso di scultura in legno, sposando poi lo scultore Berthold Müller e partecipando con lui alla Secessione berlinese. All’inizio degli anni Trenta, Genni è a Parigi, dove frequenta l’ambiente degli italiani di Parigi: Severini, De Pisis, Savinio, De Chirico. Qui vince, nel 1937, la medaglia d’oro per la scultura in occasione dell’Esposizione Universale, la stessa nella quale si fronteggiano i grandi padiglioni dell’Unione Sovietica e della Germania nazista, e nella quale Picasso presenta Guernica nel padiglione della Spagna repubblicana. Nel 1933 sposa Gabriele Mucchi, architetto e pittore italiano, con il quale si trasferisce a Milano. Il nuovo ambiente milanese è determinante per Genni, che partecipa alla Triennale del 1933. Molti giovani che avevano esposto in quella Triennale si ritrovano nel movimento artistico di Corrente, formatosi a Milano attorno all’omonima rivista fondata dal giovanissimo Ernesto Treccani. È in questo periodo che la casa-atelier di Mucchi e di Genni diventa un punto di ritrovo di letterati e artisti che si riconoscono nel realismo e nel montante antifascismo della rivista. Nel 1940 Corrente viene chiusa per diretto ordine di Mussolini, ma l’intervento censorio funge da acceleratore del movimento di denuncia e di polemica del gruppo. Genni e Mucchi militano tra i partigiani, trasferendo nell’impegno diretto la carica morale della loro arte. Dopo la guerra opera tra Berlino e Milano ed esegue anche monumenti pubblici, come quello dedicato alla Resistenza, realizzato a Bologna nel 1959 in collaborazione con Piero Bottoni e Stella Korczynska. Nell’ultima fase della sua carriera l’artista ricerca sempre più le sue radici nella Germania dell’Est, senza mai tralasciare un’acuta tensione di ricerca plastica, tesa tra primitivismo ed espressionismo, che da sempre caratterizza la sua opera.

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Terza recita per “Carmen” con un cast di stelle all’Arena di Verona

Verona. Sabato 13 luglio alle 21 va in scena Carmen di Georges Bizet per la sua terza rappresentazione all’interno dell’Arena di Verona Opera Festival 2019: al tris di star internazionali Dudnikova-Muehle-Schrott che hanno debuttato in Arena in questi ruoli si aggiunge Lana Kos, nell’allestimento cinematografico ed elegante di Hugo de Ana diretto da Daniel Oren.
Carmen secondo Hugo de Ana, che firma regia, scene e costumi dello spettacolo che ha inaugurato il Festival 2018, è una donna libera, forte, indipendente, molto più moderna del mondo che la circonda, anche se è una realtà pullulante e in movimento come la Spagna repubblicana degli anni Trenta, in cui il maestro argentino ha collocato la vicenda. La sua non è una Siviglia da cartolina ma un ritratto quasi cinematografico di un popolo ribelle ed indomabile, tra cui si muove una protagonista ancora più forte, non sfacciatamente seducente ma capace di turbare gli uomini che la incontrano. Questo mondo è ben reso anche dalle luci di Paolo Mazzon e dalle proiezioni realizzate da Sergio Metalli, che tingono l’antico anfiteatro veronese di inedite sfumature insieme a numerosi mimi e figuranti in costumi d’epoca e al Ballo preparato da Gaetano Petrosino su coreografie di Leda Lojodice.
Gli interpreti ben rispettano le intenzioni del regista e molti di loro sono alla prima esperienza in assoluto all’Arena con questo ciclo di recite: il mezzosoprano uzbeko Ksenia Dudnikova è Carmen, ruolo in cui si è distinta in Russia e in molti teatri d’Europa e per cui è richiesta per le prossime stagioni; così come il tenore tedesco-brasiliano Martin Muehle, che dà voce e corpo ad un forte Don José; infine il grande basso-baritono Erwin Schrott (alla sua ultima serata) che per la prima volta a Verona interpreta l’affascinante toreador Escamillo.
Ad essi sabato 13 luglio si aggiunge il soprano croato Lana Kos, già applaudita nell’anfiteatro veronese come protagonista di La Traviata e di Roméo et Juliette e alla sua prima Micaela, il personaggio più originale dell’opera che Bizet creò come contraltare della gitana Carmen.
Completano il cast le amiche di Carmen Karen Gardeazabal (Frasquita) e Clarissa Leonardi (Mercédès), i contrabbandieri Nicolò Ceriani (Dancairo) e Roberto Covatta (Remendado), quindi Gianluca Breda come tenente Zuniga e Italo Proferisce come sergente Moralès.
Daniel Oren, Direttore musicale del Festival 2019, sale sul podio areniano per guidare l’Orchestra e l’applaudito Coro istruito da Vito Lombardi. Ai complessi artistici e tecnici areniani si aggiunge anche la partecipazione del Coro di Voci bianche A.LI.VE. diretto da Paolo Facincani, per una serata davvero unica con l’opera che con Aida è la più amata da sempre all’Arena di Verona sin dal 1914.

Repliche: 18, 23, 27 luglio – ore 21.00;
2, 24, 27 agosto 2019 – ore 20.45
4 settembre 2019 – ore 20.45

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Aperture serali per il suggestivo Castello di Padernello

Brescia. I passi rimbombano nel silenzio quando nel buio si sente scricchiolare il ponte levatoio che si posa sul fossato, per aprire gli sguardi ad un mondo in cui la storia incontra l’immaginazione. Accade solo in alcuni giorni dell’anno che il Castello di Padernello, maestoso maniero quattrocentesco della Bassa Bresciana, schiuda il suo ponte e le sue porte di notte, lasciandosi ammirare quando le ombre giocano con le emozioni e la curiosità si fa più arguta. I visitatori notturni potranno immergersi in un viaggio di meraviglie che attraversa diverse epoche durante le aperture serali straordinarie del 29 giugno, 27 luglio e 21 settembre. Ascolteranno il rumore dei propri passi sui pavimenti delle cucine del ‘400 e ‘500, sui gradini dell’elegante scalinata settecentesca, mentre gli occhi si incanteranno davanti ai soffitti affrescati e nelle sale del Ciclo di Padernello, riproduzioni fotografiche delle opere d’arte del pittore tardo barocco Giacomo Ceruti. E chissà che non avvenga qualche incontro fuori dal previsto. Si narra, infatti, che il Castello di Padernello custodisca l’anima errante della Dama Bianca, la giovane Biancamaria Martinengo, appartenente alla famiglia che per cinque secoli è stata proprietaria del maniero e che cadendo dalle mura del castello per seguire la magia luminosa delle lucciole morì all’età di 13 anni. La leggenda vuole che ogni 10 anni torni sullo scalone d’onore del Castello di Padernello, vestita di bianco e con in mano un libro d’oro contenente un segreto.

L’itinerario notturno tra le sale e gli ambienti antichi del Castello di Padernello dura un’ora e per ogni serata sono previsti due turni, uno alle 21.00 e l’altro alle 22.00. La prenotazione è obbligatoria. Il biglietto è di 9 euro a persona, il ridotto di 7 euro è per gli under 25, gli abitanti di Borgo San Giacomo e i soci della Fondazione Castello di Padernello, gratuito per i minori di 12 anni. Le aperture serali straordinarie sono realizzate con il contributo di Cultura Sostenibile, bando della Fondazione Cariplo.

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