“Tesori dei Faraoni”, alle Scuderie del Quirinale la mostra-dialogo tra Italia ed Egitto

Roma. Una civiltà che non smette di stupire nonostante il trascorrere dei secoli, una fascinazione che viene esercitata costantemente sul pubblico e che non conosce battute d’arresto.
L’antico Egitto è una fonte inesauribile di misteri e la mostra “Tesori dei Faraoni”, visitabile dallo scorso 24 ottobre e fino al prossimo 3 maggio alle Scuderie del Quirinale, si discosta dalle esposizioni classiche per una serie molteplice di motivi tutti da scoprire.
L’evento assume una valenza storica in quanto è solo la seconda volta che l’Egitto autorizza una mostra di tale importanza nel nostro Paese, dopo il caso di Palazzo Grassi a Venezia poco più di 20 anni fa.
Roma ospita circa 130 reperti che coprono diverse fasi della storia della civiltà egizia sino a giungere al Nuovo Regno e al Terzo Periodo Intermedio, senza trascurare le più recenti scoperte in ambito archeologico.
Grazie alla curatela di Tarek El Awady – già direttore del Museo del Cairo – e grazie ad un lavoro sinergico tra i due Paesi, che ha visto il coinvolgimento del Consiglio Supremo delle Antichità Egizie e dell’Ambasciata Italiana al Cairo, oltre al Ministero della Cultura italiano, sono giunti in Italia capolavori provenienti da istituzioni quali il Museo Egizio del Cairo e il Museo di Luxor, oltre al Museo Egizio di Torino che ha contribuito in misura notevole mettendo a disposizione alcuni manufatti facenti parte della propria collezione, come la Mensa Isiaca.
Tra i reperti più significativi vi è sicuramente la Triade di Micerino, risalente a circa 4500 anni fa, o il sarcofago in oro della regina Ahhotep, un esempio raffinatissimo di arte funeraria risalente al Nuovo Regno: la scelta di un materiale così prezioso denota il rango elevato della defunta, così come la particolarissima Collana delle Mosche d’Oro che si configura come un omaggio tributato solitamente ai grandi guerrieri; un aspetto importante che dimostra quanto il ruolo della sovrana fosse determinante in un’epoca molto delicata della storia egizia.
Un’altra doverosa menzione va fatta per la copertura funeraria sempre in oro appartenente al faraone Psusennes I, risalente al Terzo Periodo Intermedio, in cui è possibile notare simboli sacri di rara fattura per garantire l’adeguata protezione al sovrano nel corso del suo viaggio ultraterreno.
A chiudere il percorso espositivo la Mensa Isiaca, reperto rinvenuto nel tempio di Iside al Campo Marzio e primo pezzo che costituì la ricchissima collezione del Museo Egizio torinese: si tratta di una lastra in bronzo di dimensioni rettangolari con intarsi di altri colori e sempre in metallo in cui sono raffigurati gli inni greci che celebravano il culto di Iside a Roma. Un filo che unisce il nostro Paese e l’Egitto, una sorta di dialogo ininterrotto tra due popoli del Mediterraneo.
L’esposizione consta complessivamente di sei sezioni tematiche attraverso le quali è possibile entrare in contatto con una società complessa e articolata, con l’autorità dei faraoni ma anche con numerosi aspetti – spesso sconosciuti – della vita quotidiana della gente comune, oltre agli aspetti religiosi.
Insieme ai pregevoli reperti un accenno particolare va fatto per il ricco programma di divulgazione posto in essere e che si concretizza in primis nel catalogo curato dal celeberrimo archeologo Zahi Hawass che ha seguito personalmente anche una guida destinata ai giovanissimi affinché potessero apprezzare al meglio la visita.
Inoltre, le iniziative culturali e di natura didattica, destinate anche ad un pubblico adulto, consentiranno per l’intera permanenza in Italia della mostra di entrare in contatto con la storia, il simbolismo e il divino dell’antico Egitto.
L’evento, oltre agli innegabili scopi divulgativi, si inserisce negli obiettivi del Piano Mattei per l’Africa, una strategia promossa dall’Italia nell’ottica di creare partnership paritarie e sostenibili con i paesi africani, un modello diplomatico che si prefigge lo scopo di stabilire rapporti basati sulla conoscenza e la formazione.
L’iter espositivo è curato nei minimi dettagli: i pannelli contengono descrizioni esaustive, utili soprattutto a chi decide di non avvalersi dell’audioguida, e la preziosità dei reperti nonché la loro innegabile bellezza sono opportunamente valorizzati da un’illuminazione che mette al centro il reperto mantenendo però una penombra che avvolge il visitatore senza distoglierlo dal focus.
L’augurio è che simili iniziative culturali diventino sempre più frequenti nell’ottica non soltanto di accrescere la conoscenza nei confronti della storia che ci ha preceduti, ma ancor più di realizzare punti di contatto solidi tra le civiltà e le generazioni del futuro.

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