Procida, viaggio nell’isola arcobaleno che inneggia alla vita lenta

Procida. Con i suoi edifici colorati è entrata nell’immaginario collettivo come l’isola dipinta dall’arcobaleno e la sua notorietà si è amplificata nel tempo grazie anche alla struggente pellicola de “Il Postino” che sancì l’addio al pubblico dell’immortale Massimo Troisi. Stiamo parlando naturalmente di Procida, isola del golfo di Napoli e Capitale della Cultura 2022 che rapisce lo sguardo e conquista il cuore grazie ai panorami mozzafiato, ad un’atmosfera che sembra essersi cristallizzata e alla genuinità dei suoi abitanti che ricorda i rapporti di un mondo ormai perduto.
Il periodo ideale per visitare questo luogo magico è sicuramente la primavera, ma una piccola incursione estiva non è da trascurare perché le dimensioni contenute consentono di apprezzare pienamente il territorio anche per una fuga di soli due giorni.
Non appena si scende dal traghetto si ha la tangibile impressione che il tempo scorra molto più lento e che la frenesia che accompagna la nostra quotidianità non abbia toccato Procida. Il traffico è pressoché inesistente, le viuzze infatti sono impervie e possono essere percorse principalmente con una bici o con uno scooter. Il consiglio, però, è quello di godersi la bellezza dell’isola, grande appena 4 km quadrati, spostandosi a piedi o utilizzando i piccoli autobus che collegano il porto con le altre zone del comune.
L’area del porto è ricchissima di bar e il consiglio principale è quello di prevedere una sosta per assaggiare la celebre “lingua procidana”, dolce a base di pasta sfoglia inventato negli anni Cinquanta da Pasquale Mazziotti e solitamente farcito con una gustosa crema al limone.
La missione successiva sarà quella di perdersi tra i vicoli, ricchi di negozietti di souvenir e di prodotti artigianali dove curiosare scegliendo un piccolo ricordo per chi amiamo: mentre si assapora l’autenticità degli abitanti del posto abituati a vivere secondo uno stile che noi cittadini abbiamo purtroppo smarrito, è facile perdersi tra lenzuola che sventolano e porte coloratissime, salite e discese al cui termine gli occhi si rinfrancano tra uno scorcio di blu e qualche barca che dondola dolcemente sull’acqua.
Ma l’isola è ricca anche di cultura, chi lo desidera infatti può visitare Terra Murata e in modo particolare Palazzo D’Avalos che domina il golfo da un’altezza di 90 metri. La costruzione delle mura risale al XVI secolo ed ha mantenuto il suo schema originario caratterizzato da passaggi impervi che regalano una vista straordinaria mentre il palazzo fino alla fine degli anni Ottanta è stato una struttura penitenziaria.
L’isola non è ricca di alberghi ma il nostro consiglio, qualora voleste optare per una struttura diversa dai numerosi b&b, è di scegliere La Tonnara, un hotel piuttosto grande situato nella zona della Chiaiolella ed immerso nel verde dove potrete avere un panorama suggestivo sul piccolo porto turistico e deliziare il vostro palato con una ricca colazione; nei dintorni, inoltre, sono presenti anche diversi ristoranti che propongono piatti della tradizione locale a prezzi molto competitivi. La zona è frequentata soprattutto durante la stagione estiva ma il borgo ha mantenuto la sua struttura senza snaturarsi: a poca distanza, oltre a piccole spiagge spesso prese d’assalto, c’è l’isolotto di Vivara di origine vulcanica che fa parte di una riserva naturale: dal 1974 il territorio è un’oasi protetta grazie alle sue piante di origine rara, alla ricca fauna e ai reperti archeologici di epoca micenea; le visite sono possibili ma solo in alcuni periodi dell’anno previa prenotazione.
La foto più celebre scattata dai visitatori è sicuramente quella che incornicia La Corricella raggiungibile con pochi passi partendo da Terra Murata o dalla Chiesa di Santa Maria delle Grazie e costeggiando il muro. Lo sguardo si apre su un panorama che lascia senza fiato non soltanto per i colori accesi delle piccole abitazioni ma anche per i fondali cristallini che hanno tonalità che spaziano dall’azzurro al verde. La vista è straordinaria in ogni momento della giornata anche se l’apice della bellezza viene raggiunto al tramonto quando il sole saluta il giorno scomparendo dietro le piccole case e i gatti che popolano le strade sonnecchiano pigramente.
Abbiamo menzionato “Il Postino” all’inizio e chiunque abbia visto il film ricorderà non soltanto la dolcissima storia ma soprattutto le lunghe conversazioni tra Mario, il protagonista, e Pablo Neruda interpretato da Philippe Noiret: la chiacchierate tra i due vertono unicamente su Beatrice, la bellissima ragazza (interpretata da Mariagrazia Cucinotta) che ha rubato il cuore dell’impiegato. Una pellicola che a distanza di oltre 30 anni commuove per la sua storia ma soprattutto per la purezza dei sentimenti magistralmente narrati.
Impossibile poi non ricordare il romanzo di Elsa Morante, “L’isola di Arturo” appunto, tra le cui pagine si impara ad amare questo luogo: il protagonista da fanciullo diventa ragazzo mentre i dolori della vita gli squarciano il cuore e la fine dell’infanzia coincide con la disillusione e la consapevolezza che il borgo marinaro è diventato troppo angusto per un giovane che ha fame di esperienze e di riscatto.
Procida appare come un piccolo angolo incastonato nelle acque del golfo partenopeo, un inno alla vita lenta spesso desiderata ma raramente messa in pratica. I ritmi dell’isola sembrano diluirsi e si ha l’impressione di trovarsi in uno di quei luoghi narrati dalle fiabe, dove almeno per qualche giorno appare possibile dimenticare le ansie del quotidiano lasciandosi cullare unicamente dalle emozioni.

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