I giorni della merla, tra storia e leggenda l’inverno cede il passo alla primavera

Esistono tradizioni che resistono al tempo: la leggenda dei giorni della merla è una di queste. Tra il 29, 30 e 31 gennaio, l’inverno mostra il suo volto più rigido. Se il freddo punge e l’aria sembra diventare di vetro, la primavera non tarderà ad arrivare. È una credenza antica, tramandata di generazione in generazione, soprattutto nel Nord Italia, dove l’inverno è severo e le basse temperature sono parte della esperienza quotidiana delle persone.
La leggenda dei giorni della merla non presenta una data certa, né un’unica versione codificata. Si tratta di un racconto, trasmesso oralmente e rielaborato in contesti differenti. Le varianti convivono e si sovrappongono, adattandosi alle specificità culturali, territoriali e sociali delle comunità di appartenenza.
Una prima versione racconta di una merla dal piumaggio bianco e candido che, per proteggersi dal gelo di fine gennaio, trova rifugio in un camino con la propria nidiata. Dopo aver trascorso tre giorni al riparo, la merla esce dal camino coperta di fuliggine. Da allora, i merli avrebbero assunto il caratteristico colore nero e quei giorni sarebbero rimasti impressi nella memoria collettiva come i più freddi dell’anno. La leggenda risponde anche alla necessità di spiegare la diversa colorazione del piumaggio tra maschi e femmine dei merli. Infatti, il piumaggio del maschio è nero, con becco giallo acceso, mentre quello della femmina mostra tonalità più sobrie, tra il nero e il blu, con becco nero.
Una seconda attestazione narra di una merla che, per sottrarsi ai rigori del freddo, si sarebbe preparata con largo anticipo, evitando di uscire dal nido durante il mese di gennaio, originariamente di 28 giorni. Gennaio, però, avrebbe reagito all’astuzia, prolungando la propria durata di altri tre giorni (29, 30 e 31), portando gelo, neve e vento. Costretta a cercare una soluzione, la merla si rifugiò in un camino e, al termine della tempesta, uscì con il piumaggio scurito dalla fuliggine.
La prima testimonianza letteraria relativa ai giorni della merla risale alla metà del XVIII secolo. Il letterato e lessicografo Sebastiano Pauli (1684-1751), studioso della lingua italiana, menziona la locuzione nei “Modi di dire toscani ricercati nella loro origine”, pubblicato a Venezia nel 1740. Nel volume, compaiono varie ipotesi legate ai giorni freddi di fine gennaio chiamati, per l’appunto, giorni della merla. Tra queste, Pauli riporta la storia di una nobildonna di Caravaggio, nota come De Merli, che si trovò impossibilitata a raggiungere il marito, perché, alla fine di gennaio, il Po era ghiacciato e non poteva essere attraversato.
Oltre la leggenda e le previsioni metereologiche, i giorni della merla possiedono un valore simbolico. Essi segnano una soglia che rende percepibile il passaggio alla nuova stagione. Chi guarda con attenzione, coglie i primi segnali di mutamento: la luce cambia, la neve si scioglie e progressivamente le giornate si allungano. È proprio da questi giorni, cuore e vita pulsante dell’inverno, che inizia a intravedersi la promessa della primavera.

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