Milano. In scena nella Sala Tre del Teatro Franco Parenti dal 15 al 25 Gennaio “Petrolio”, scritto da Beatrice Gattai e diretto da Alessio di Clemente. Una storia d’amore non romantica che, attraverso tre differenti archetipi, apre la strada al ragionamento e al confronto sociale.
Maria è una prostituta moldava con una profonda passione per l’arte. Ama i colori, ma dipinge esclusivamente con tonalità scure, soprattutto con il nero petrolio: una sostanza preziosa e al tempo stesso soffocante e inquinante, che sembra incarnare perfettamente il peso che porta dentro di sé.
“Petrolio” è una storia d’amore ma non una storia romantica. È un racconto di evoluzione. Un frammento di vita intenso che interroga ciò che può accadere a un essere umano quando oltrepassa la “linea del fuoco”: quei passaggi stretti dell’esistenza capaci di distruggere in un attimo o, al contrario, di spingere verso una maturità nuova, verso un senso di responsabilità autenticamente adulto.
In una stanza-gabbia, Maria incrocia due presenze: un uomo stanco e frustrato e un ragazzo disabile alla scoperta del desiderio. Tra violenza e cura, bisogno di maternità e fame d’affetto, “Petrolio” scardina i tabù legati a sesso e disabilità e porta in scena domande scomode su prostituzione, assistenza sessuale e utero in affitto.
Un frammento di vita teso e ironico, dove nessuno vince davvero — se non la possibilità di attraversare la “linea del fuoco” e restarne integri.
Alessio Di Clemente: “‘In Petrolio. Una storia a colori’ la lettura di una storia d’amore non romantica mi ha consentito di lavorare sui tre interpreti obbligandoli a procedere per archetipi. La provocazione continua dell’altro all’interno del ring, o meglio della gabbia, in cui si svolge l’azione, è il propellente di ognuno dei tre nella ricerca del compiersi del proprio obiettivo. Ma mentre la giovane donna ha già scavalcato la “linea del fuoco” e vede con chiarezza, responsabilità e consapevolezza tutto il proprio campo d’azione, l’uomo è impantanato nella sua mediocrità e insegue solo il fantasma del proprio ego, il ragazzo invece cerca puramente di soddisfare le proprie necessità naturali. È una partita tesa, un duello a colpi di provocazioni, inserito in un contesto che altro non è che un falso fondale, un luogo a perdere nella vita dei tre esseri umani. Nessuno vince, a parte l’integrità della persona. Integrità che non ci protegge, ma che è senz’altro consolatoria”.


