Caserta. Lo scorso 9 luglio, alla Feltrinelli di Caserta, Simonetta Delussu, scrittrice e insegnante natia della Sardegna, ha presentato il suo libro “Sardegna magica e misteriosa”. L’evento è stato organizzato dall’associazione “LiberaLibri” ed è stato moderato da Enzo de Rosa, con l’intervento della dirigente dell’Istituto “Manzoni”, Adele Vairo.
L’evento ha offerto al pubblico un’occasione unica per esplorare le radici profonde di una terra, la Sardegna, in cui la spiritualità non è un concetto astratto, ma un elemento vivo che permea il quotidiano, le tradizioni familiari e il paesaggio stesso. L’autrice ha raccontato di un terra folkloristica ricca di passato; raccontare le antiche tradizioni o miti è stato un modo per “riavvicinarsi alla sua gente”, così come stesso lei ha affermato.
La Delussu ha guidato i presenti in un viaggio antropologico e spirituale, sollevando interrogativi profondi sulla natura dell’anima e sulla percezione di dimensioni che sfuggono alla logica ordinaria, come fantasmi e apparizioni collettive.
Il libro esplora alcuni dei tantissimi tasselli che formano una regione piena di mito, che sembra sospesa nel tempo, in un passato che dialoga con il presente ma resta immutato, proprio come la Sardegna che descriveva Grazia Deledda in “Canne al vento”. La terra sarda diviene un “oceano” di conoscenze, dove tradizioni antiche e modernità comunicano.
Durante l’evento vi è stata partecipazione attiva anche da parte del pubblico, che è rimasto colpito e interessato da tutto ciò di cui si è parlato. È emersa chiaramente la volontà, da parte dell’autrice, di trattare questi argomenti con rigore scientifico, evitando la banalizzazione tipica dei racconti popolari. Le storie inserite nel libro sono state raccontate all’autrice, così da mantenere viva la tradizione orale, la più sincera e vera che possa esistere.
Si è discusso di come, all’interno di alcune famiglie sarde, esistano figure in grado di percepire l’invisibile, trasformando il ricordo dei defunti in una presenza reale, riuscendo a “sentire” qualcosa in più rispetto agli altri e molto spesso soffrendo per l’impossibilità di raccontare o cambiare le cose. Spazio è stato dato anche al fenomeno delle farfalle, viste come simbolo e messaggere del ricordo di persone care scomparse.
Centrale in tutto l’evento è stato sicuramente il legame con i morti, legame che stiamo perdendo, ma che resta comunque un qualcosa di sacro, perché la persona che va via è sempre lì come uno spirito guida, ed è da questo bisogno che nasce il ponte con gli antenati. Tramite le suggestioni crediamo che lo spirito resti vicino a noi e ciò ci regala una serenità che genera un cerchio eterno. La Sardegna, con la sua storia, ci ricorda che siamo anime in evoluzione immerse in un tempo che invecchia in fretta, ed è proprio il legame col passato e con le radici che ci insegna come abitare il presente.
I “riti fallici”, il carnevale, il carro del morti, i reperti archeologici sardi, il mistero delle “stelle ballerine” a Pauli Arbarei o i fuochi delle Fraccheras a Gadoni, sono state altre tematiche che hanno evidenziato come i riti antichi e i fenomeni senza spiegazioni scientifiche siano humus di quel folklore che diventa la “carta d’identità” della regione.
Le donne, nell’arte del tramandare, spesso rivestono un ruolo fondamentale: “Al centro della ricerca ci sono le sopravvivenze di culti pagani e ritualità cattoliche, ancora radicati nella cultura popolare, dove spiccano figure femminili che conservano antiche valenze sciamaniche”.
Ad affascinare maggiormente i presenti è stato il racconto dei giorni trascorsi, dall’autrice, con una donna che si professava come una “jana”, accostabile alla “janara”, che le ha mostrato la sua vita e le sue azioni quotidiane, come la raccolta delle erbe.
L’autrice ha riflettuto su come la fede sia il primo e unico elemento necessario per credere e affidarsi a ciò che il suo libro racconta e, più in generale, a tutte le tradizioni di tipo ancestrale: credere è la chiave per un mondo nascosto, taciuto, che non tutti vogliono o riescono a conoscere, perché spesso affidarsi all’ignoto incute timore più che certezze.
Il cuore dell’incontro è stato il richiamo alla consapevolezza dell’uomo contemporaneo. Simonetta Delussu ha paragonato l’essere umano a un pesce che nuota in un oceano infinito, ma che spesso si accontenta di vivere nella stretta cerchia di una “boccia” protetta. La sfida lanciata dall’autrice è quella di osare, di chiedere e ascoltare le risposte, di spingersi oltre le proprie certezze per scoprire la vastità della propria esistenza, accettando il diverso, ciò che si considera “strano”, ed essendo consapevoli che spesso la ricerca della verità comporti anche un percorso di crescita interiore e, talvolta, di necessaria sofferenza, perché ci pone davanti a un oblio in cui la scelta della fede diventa una reale possibilità.
L’evento ha confermato come la letteratura possa farsi strumento di scoperta, trasformando un semplice incontro in libreria in un momento di autentica riflessione sulle origini e sul destino dell’anima. Tutti i presenti si sono alzati riempiti di un passato che hanno scoperto e che adesso, anche loro, come chiunque leggerà il libro, continuerà a tramandare.


