Luca Gaudiano, dal palco di Sanremo ai live di ispirazione internazionale

Foggia. Ha studiato canto, recitazione, ballo. Sì è dedicato alle arti fin da piccolo studiando chitarra da autodidatta, emergendo poco alla volta con le sue forti emozioni attraverso le canzoni che ci parlano di lui, della sua vita. Ha vinto l’intramontabile Festival di Sanremo, sezione Giovani, con la canzone “Polvere da sparo” che tratta il tema del dolore per una perdita, quella dell’amato padre, venuto a mancare all’improvviso pochi mesi fa. Ma lui non si è dato per vinto, ha portato avanti la sua missione, parole dopo parole, e le ha tramutate in canzoni. Incontriamo Luca Gaudiano.

La musica ha sempre fatto parte della tua vita. Come ti sei avvicinato alla musica?
Mi sono avvicinato alla musica sin da piccolino, a casa c’è sempre stata la musica, la si ascoltava sempre. Negli anni adolescenziali ho iniziato a sperimentare la musica insieme ad un gruppo che avevo negli anni del liceo, con il quale suonavo insieme ad altri musicisti e amici, poi nel corso del tempo ci siamo divisi. Siamo rimasti sempre in contatto, in quanto io ho deciso di intraprendere il mio percorso professionale nell’ambito della musica e loro hanno preso altre strade. Ha sempre fatto della mia vita in qualche modo, all’inizio era più una passione, più un gioco, ma dopo un po’ è diventato qualcosa di serio, è diventata il mio lavoro.

Hai condotto studi prestigiosi per avviarti verso il mondo della musica e dello spettacolo. Il tuo percorso di formazione musicale come è avvenuto e quali scelte hai intrapreso?
Ho studiato la chitarra da autodidatta, mi sono servito di alcuni corsi che c’erano online, ho studiato sui corsi del grande Maestro Massimo Varini, creando questo percorso online che ha permesso a tantissimi chitarristi, che oggi sono dei professionisti nell’ambito della chitarra, di diventare molto bravi. Io me ne sono servito per la composizione, piano piano ho iniziato a studiare lo strumento, fino a quando non ho sentito la necessità di utilizzare il mio strumento musicale per scrivere le mie canzoni. Non ho approfondito tanto lo studio della chitarra nella sua completezza.
Dopo la scuola mi sono trasferito subito a Roma, sentendo l’esigenza di formarmi a 360°, plasmandomi sotto un punto di vista anche teatrale. Ho studiato nell’Accademia del Maestro Girolandi, all’interno della quale mi sono istruito nel canto, nella recitazione, ma anche nel movimento scenico della danza. Da lì, dopo essermi diplomato, garantendomi un percorso professionalizzante, ho iniziato subito a lavorare nell’ambito dei musical. Il mio studio è sempre continuato, compresa la mia formazione, seppur lavorando, specialmente sotto il punto di vista del canto e della scrittura creativa. Nell’ambito dello spettacolo c’è sempre la necessità di aggiornarsi.
Dal teatro sono passato alla musica suonata, sono sempre state collegate le due cose, mentre studiavo in Accademia ho sempre portato avanti le mie canzoni, arrivando al punto di avere l’esigenza di far uscire fuori le mie emozioni.

A quali artisti ti ispiri? Quali hanno influenzato la tua musica?
Io ascolto tantissima musica, i miei punti di riferimento sono davvero tanti. Si parte dal cantautorato italiano anni ’50 e ‘60, che comprende i grandissimi della musica italiana come Adriano Celentano, Lucio Battisti, De André, De Gregori. Hanno fatto parte di un mio iniziale processo di formazione perché erano gli ascolti che si facevano in casa. Successivamente, crescendo, ho avuto gusti più personali che tendevano verso il pop – rock, un gusto più internazionale, come i Green Day, Blink 182, Nirvana, che hanno fatto la storia del punk, del grunge e del rock nel mondo.
Dopo ho iniziato ad interessarmi al pop, da lì, all’interno di quel calderone, ho cercato di inserire tutte le mie influenze e i miei ascolti.

Quale è stata la tua esperienza musicale più bella, quella che ricordi con maggior piacere e che è stata anche molto gratificante?
Sicuramente il Festival di Sanremo è stata l’esperienza che ha veramente chiuso un cerchio per me. Sono arrivato a questo punto dopo tantissimo studio e numerosi sacrifici, è difficile arrivare ad un palco del genere se non hai un vissuto che ti garantisce un certo tipo di riuscita, nel mio caso è stata la miglior riuscita che si potesse immaginare; però, anche se non avessi vinto, ero pronto ad affrontare un palco così importante come quello di Sanremo. Per me quello è stato l’apice della mia carriera, spero di continuare su questo trend positivo.

Questa esperienza del Festival di Sanremo con quali stati d’animo ed emozioni l’hai vissuta? Avresti mai pensato di poter vincere il Festival?
L’ho vissuta con tanta serenità, non ho provato una fortissima ansia, ero molto convinto del fatto che la mia canzone portasse sul palco un messaggio importante, che tantissime persone si sarebbero riconosciute. Non ne ero certo, l’ho scoperto dopo l’esperienza di “Ama Sanremo”, però quando sono arrivato sul palco dell’Ariston mi sono reso conto che tantissima gente si sentiva descritta dalle mie parole e ciò mi ha dato la forza per stare tranquillo, sentirmi sereno e affrontare il momento senza troppe ansie.
Il mio singolo presentato a Sanremo, “Polvere da sparo”, ha un messaggio intenso, forte, molte persone si sono sentite dentro alle mie parole.
Non mi sono mai posto il quesito “se non avessi mai vinto Sanremo”, sono andato lì con l’intento di rappresentare tante storie, di portare la mia storia personale e di fare in modo che tutte le persone che avessero, in qualche modo, provato quello che ha vissuto mio padre, come qualsiasi altro familiare che ha affrontato una malattia, si sentissero rappresentate. Per me era già una vittoria immensa dopo lo scoglio del 17 dicembre 2020: durante la finale di “Ama Sanremo” ho sentito che, da quel momento, potevo rilassarmi, perché ero arrivato dove volevo essere, sul palco dell’Ariston. Da lì non mi sarei mai immaginato nessun tipo di risultato.

A quale tuo brano sei più legato e qual è quello ti descrive maggiormente? Qual è la genesi di questo brano e la sua formazione?
“Le cose inutili” è il brano con il quale io mi sono voluto presentare al pubblico, descrive le cose sulle quali io pongo l’attenzione nella mia quotidianità, fa comprendere cosa mi piace osservare della mia vita e quella altrui.
Attraverso “Le cose inutili” c’è un messaggio ambivalente: da un lato ci siamo noi all’interno del Mondo, noi che dobbiamo fare i conti con quello che stiamo facendo e capire la direzione in cui stiamo andando, perché si parla troppo poco della condizione ambientale del nostro pianeta e di ciò che stiamo facendo per salvarlo. Ormai il tempo stringe. Mi piace poter dire nel ritornello che “la Terra si sta offendendo con l’umanità, non è più una mamma accogliente ma sta diventando una zia arrabbiata”.
Dall’altro lato, la condizione dell’uomo rispetto ai cambiamenti che la vita gli pone davanti. Sono i due temi affrontati nel brano che ho voluto presentare al pubblico per renderlo partecipe di questa drammatica situazione che incombe sul presente e anche sul futuro.
Durante il primo lockdown mi sono trovato ad osservare questa situazione unica che stavamo vivendo, con pochi precedenti nella storia, e mi sono posto delle domande. Mi sono sentito come se qualcuno avesse fermato il tempo e ci fosse venuto a portar via il gusto delle cose.
Ancora oggi, siamo in questo limbo, solo aprendo gli occhi prendiamo consapevolezza della nostra condizione umana. Questo è il motivo che mi ha spinto a scrivere quelle frasi, due persone chiuse in casa che si guardano in faccia e non sanno cosa dirsi, se riuscire a trovare una risposta, se abbracciarsi. Quella sensazione di amarezza che si è vissuta nella prima parte di questa stranissima esperienza che stiamo vivendo tutti.

Essendo tu stesso giovanissimo, 29 anni, e avendo varcato la famosa “soglia” dell’Ariston coronando un tuo sogno, quali consigli daresti ai giovani che vogliono affacciarsi nel mondo della musica e dello spettacolo?
Darei il consiglio di formarsi, di studiare e di seguire corsi appropriati, avendo tutti una sensibilità diversa, non fossilizzandosi su percorsi prestabiliti ma personalizzandoli. L’essere i più versatili possibili, è importante essere fluidi e muoversi come l’acqua in questi casi, creare la propria formazione su un terreno più instabile rispetto a quello sicuro dei binari di un Conservatorio o di una Scuola. La musica bisogna rincorrerla, cercare cose nuove, andare affamati nei luoghi dove nasce il suono, è lì che bisogna andare a cercare la propria ispirazione non ponendosi limiti.
Quindi, formazione, studio, perché bisogna avere gli strumenti per fare del proprio talento un’arte ma, nello stesso tempo, fare un lavoro contrario a quello che si fa con lo studio, cioè cercare di scardinare tutte le proprie certezze.

Stai lavorando al tuo prossimo album?
Sì, io sto scrivendo le mie canzoni, non so cosa ne sarà ma a maggio uscirà un singolo che ci accompagnerà per tutta l’estate. Spero che possa piacere a tutti. Dopo questa estate ci incontreremo con la produzione e non so cosa accadrà. Spero che arrivi presto il mio primo album, ho tantissime canzoni da far ascoltare alle persone che mi seguono. Vedremo come andrà questo singolo.

Oltre alla musica, quali saranno i tuoi futuri progetti?
Mi interessa molto il discorso del live, ho programmato due date, una il 21 novembre ai Magazzini Generali di Milano, l’altra il 25 novembre al Largo Venue a Roma. Non vedo l’ora di mettermi a progettare il mio live perché c’è tanto bisogno di tornare a vedere i concerti, la gente ne ha veramente la necessità, soprattutto di divertirsi e svagarsi ma, nello stesso tempo, di vivere delle emozioni così forti che soltanto il contatto di un live può dare. Conosci un’artista fino in fondo solo se lo vedi dal vivo.
Spero di fare una cosa il più vicino possibile ai grandi show di caratura internazionale, perché la gente ha bisogno di qualcosa di più dopo questo periodo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

This site is protected by reCAPTCHA and the Google Privacy Policy and Terms of Service apply.