Venezia. Con il padiglione “Vietnam: Arte nel flusso globale” per la prima volta anche la Repubblica Socialista del Vietnam parteciperà ufficialmente alla Biennale d’Arte Venezia, la più importante manifestazione a livello mondiale per l’arte contemporanea. Promosso dal Ministero della Cultura, dello Sport e del Turismo del Vietnam, il padiglione alla 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia segna un momento significativo nel percorso di apertura e dialogo dell’arte vietnamita con la scena artistica internazionale. Piuttosto che affidarsi a una narrazione spettacolare o a dichiarazioni esplicite, il Vietnam sceglie un approccio sobrio e meditativo: una presenza discreta ed essenziale, che si inserisce come un flusso silenzioso ma continuo nel panorama articolato dell’arte contemporanea globale. In un’epoca segnata dalla globalizzazione, in cui conflitti, fratture e crisi emergono con particolare intensità, “Vietnam: Arte nel flusso globale” propone una riflessione sull’equilibrio, sul valore dei contributi silenziosi e sulla possibilità di generare armonia e pace a partire da dimensioni culturali e spirituali apparentemente marginali. L’esposizione proposta non intende offrire risposte definitive alle grandi questioni del presente, ma aprire uno spazio di ascolto, di sospensione e di contemplazione, invitando il visitatore a riconnettersi con la propria interiorità. In dialogo con il tema della 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, il padiglione vietnamita adotta la metafora del “modo minore in musica”, evocando tonalità profonde, ritmi lenti e sussurri poetici. Questo immaginario attraversa l’intero progetto espositivo: una voce sommessa, ma capace di lasciare un’eco duratura. Il padiglione presenta una selezione di opere di 10 artisti che lavorano con la lacca tradizionale vietnamita, intesa non solo come tecnica, ma come vero e proprio linguaggio artistico, carico di memoria storica e valore simbolico. Ricavata dalla resina naturale dell’albero della lacca, questa pratica richiede tempi lunghi e un processo artigianale complesso, basato su stratificazioni successive e su una paziente levigatura manuale. I colori caratteristici — nero, rosso cinabro, bruni profondi, oro e argento — derivano da materiali naturali come pigmenti minerali, gusci d’uovo, foglia d’oro e foglia d’argento, dando vita a superfici di grande profondità visiva, in cui le immagini sembrano emergere lentamente dall’interno. In “Vietnam: Arte nel flusso globale”, la lacca non è trattata come un semplice mezzo decorativo, ma come una pratica viva, legata ai cicli della natura e al gesto reiterato del lavoro manuale. Il dialogo tra la lacca, lo spazio installativo, l’architettura e altre pratiche tradizionali amplia le possibilità espressive del materiale e rafforza l’atmosfera di silenzio, introspezione e raccoglimento che caratterizza l’intero progetto. Lo spazio espositivo è concepito secondo un principio di essenzialità, in cui la riduzione formale e visiva lascia spazio all’esperienza sensoriale ed emotiva. Strutture ripetitive, ritmi circolari e il rapporto tra materia, luce e vuoto riflettono una visione del mondo fondata sull’interconnessione tra essere umano, natura e dimensione spirituale. Il significato non viene imposto, ma suggerito: prende forma nelle pause, nei vuoti e nella libertà concessa al visitatore di costruire il proprio percorso interpretativo.


