Il mondo della musica attraverso gli occhi di un artista: Pietro Di Bianco si racconta

Padula. Ci sono amici che percorrono con noi un lungo tratto di strada condividendo anni salienti della nostra vita. Capita, poi, che si giunga ad un bivio e che le scelte personali di ognuno portino questi amici a seguire percorsi differenti, distanti, pur senza intaccare l’affetto e la stima, anzi, rafforzando entrambi nel corso del tempo.
Chi scrive ha vissuto un’esperienza molto simile con un caro amico che incontra di rado ma del quale segue con viva partecipazione e sincera gioia la straordinaria carriera che lo vede protagonista da oltre un decennio. Sto parlando di Pietro Di Bianco, musicista e basso baritono di origini padulesi che con tenacia, duro lavoro ed eclettismo è riuscito a conquistarsi un ruolo chiave nel panorama artistico europeo ed internazionale. L’ho raggiunto telefonicamente per un’intervista a cuore aperto e, nel corso di questa bellissima chiacchierata, mi ha raccontato come vive da artista questo particolare periodo storico che stiamo attraversando.

Pietro Di Bianco studia pianoforte presso il Conservatorio di Salerno e si perfeziona all’Accademia di Santa Cecilia. Il suo amore per il canto nasce all’età di 24 anni e nel 2009 si diploma al Conservatorio de L’Aquila con Anna Vandi. Si perfeziona all’Accademia del Rossini Opera Festival (ROF) con Alberto Zedda, all’OperaStudio dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia con Renata Scotto, con Raina Kabaivanska all’Accademia Chigiana di Siena, alla nuova Università Bulgara di Sofia e con Rockwell Blake all’Accademia della Voce di Torino.
Nel 2012 fa il suo debutto in Francia al Festival Pierre Cardin con il ruolo di Leporello nel “Don Giovanni” di Mozart.
Sempre nel 2012 viene ammesso all’Atelier Lyrique de l’Opéra di Parigi dove tre anni dopo vince il premio AROP (Association Pour Le Rayonnement de l’Opéra National de Paris) come miglior artista 2015 dell’Atelier Lyrique. Negli anni seguenti canta al Teatro Petruzzelli di Bari ne “Il cappello di paglia di Firenze” di Nino Rota nel ruolo di Beaupertuis, al Teatro Coccia di Novara ne “Il viaggio a Reims” di Rossini nel ruolo di Don Profondo ed è Hidraot nell ”Armide” di Lully al Festwochen der Alten Musik di Innsbruck; ancora, canta all’Opéra Bastille ne “Il Barbiere di Siviglia” e ne “Il turco in Italia” interpreta il ruolo di Selim al Landestheater di Salisburgo; è invitato poi al Festival di Wexford in Irlanda per la “Vanessa” di Barber e “Il campanello” di Donizetti. Canta alla Filarmonica di Berlino per un concerto di Radio Klassik e debutta Gaudenzio ne “Il signor Bruschino” di Rossini con l’Orchestre National de l’Ile de France con il direttore Enrique Mazzola; canta nuovamente Don Profondo in Germania a Lubecca e Kiel. Collabora per la creazione “La gazza ladra” di Rossini al Teatro alla Scala di Milano.
Il 2019 è segnato dal debutto negli USA al Minnesota Opera House per interpretare Beaupertuis.

Hai calcato palchi di prestigio internazionale, ci piacerebbe sapere se c’è una performance in particolare che ti è rimasta nel cuore e perché?

Tra le tante produzioni fatte quella che più mi è rimasta impressa è stata “Le convenienze ed inconvenienze teatrali ossia Viva la mamma” di Donizetti creata a Lione nel 2017. Quest’opera buffa poco conosciuta è stata rilanciata da Laurent Pelly, uno dei più grandi registi al mondo del momento. Il mio ruolo è quello di Biscroma (maestro concertante di una compagnia di cantanti dilettanti di un teatro di provincia di Lodi ) e Pelly è genialmente riuscito a cucirmi addosso questa parte; un giorno, infatti, mi sentì suonare il pianoforte prima dell’inizio delle prove…gli si accese così la lampadina per arricchire drammaturgicamente il ruolo! Grazie a Laurent Pelly ho potuto così dimostrare le mie qualità pianistiche oltre a quelle canore; tant’è vero che molti passaggi destinati all’orchestra sono stati affidati a me suonandoli al pianoforte così da rendere decisamente più verosimile il personaggio. “Viva la mamma” dopo l’Opera di Lione è stata riallestita al Grand Opéra di Ginevra e, nel 2021, al Teatro Real di Madrid.

Immaginiamo che ogni personaggio che interpreti richieda una lunga ed accurata preparazione: ci spieghi in cosa consiste il tuo lavoro dagli inizi fino alla messa in scena?

Il cantante impara il ruolo affidatogli con un pianista accompagnatore… di solito, essendo io stesso pianista, lo preparo autonomamente e solo verso la fine vado dallo spartitista per un check finale del lavoro fatto a casa. Sì arriva al primo giorno di prova con il ruolo a memoria, le prime delle quali sono le “musicali” con il direttore d’orchestra. Si ha un quadro generale della struttura musicale di tutto lo spartito scegliendo i tempi e le interpretazioni più adatte ad ogni solista. Successivamente, se si tratta di una creazione, l’intero team composto dal direttore d’orchestra, dal regista, dal direttore di palco, dal costumista, dallo scenografo e dal direttore delle luci presenta il progetto a tutto il cast. Si mostra un plastico in scala ridotta del palcoscenico e il regista prende la parola per la spiegazione del progetto. Il costumista, dal canto suo, mostra i bozzetti dei costumi di ogni atto che vengono assegnati ai cantanti. Lo scenografo, invece, spiegherà il perché delle scelte effettuate ed i cambi di scena speculari alla trama. Si inizia così a montare la regia ed è il lavoro più lungo che richiede settimane.
Alla fine delle prove di regia ci sono le prove generali, prima delle quali è la “prova generale piano o Antepiano” dove si prova trucco, parrucco, luci, scene, direzione dei cantanti senza orchestra. Poi c’è la cosiddetta prova “italiana” o “Sitzprobe”, ossia il primo incontro o prova musicale generale con il direttore d’orchestra, tutto il cast e il coro.
Le “scena – orchestra” sono le prove dedicate all’orchestra: sono fondamentali perché i cantanti hanno l’opportunità di prendere i punti di riferimento nevralgici per il corretto coordinamento tempi orchestrali e azione. Questo è l’ultimo momento di revisione affinché il melodramma (musica e azione) prenda la sua forma definitiva. Si arriva finalmente alla pregenerale, la prima delle due prove finali di tutto lo spettacolo. L’ultimo step è la prova generale (alcuni teatri la chiamano anteprima) che è uno spettacolo vero e proprio con o senza pubblico “invitato” dagli artisti, personale tecnico del teatro o dalle maestranze. A volte si apre anche alle scuole. Due giorni dopo è il momento che tutti attendono : La Prima! Se lo spettacolo è una creazione allora agli applausi finali si uniranno ai cantanti, il regista, il costumista, lo scenografo e direttore delle luci. E la magia è fatta!

La pandemia causata dal coronavirus ha messo in ginocchio ogni settore lavorativo ma il mondo della cultura e dello spettacolo è quello che sta risentendo maggiormente di questa battuta d’arresto. In quanto artista come stai vivendo questo periodo?

Alcuni teatri stanno mettendo il personale tecnico in cassa integrazione. Un serio problema sussiste anche per noi artisti. Un esempio: io ho rinunciato a un’audizione che avrei dovuto sostenere il 14 marzo perché il rischio legato al coronavirus era già evidente. A maggio ho una “Petite Messe Solennelle” di Rossini ma sono sicuro che salterà; a settembre dovrei essere al Teatro Grande di Brescia per la “Fanciulla del West” di Puccini…spero che la situazione migliori! Un abbraccio fraterno va a questa meravigliosa città che sta vivendo momenti fortemente drammatici! In questo periodo di quarantena approfitto per studiare per i miei prossimi impegni 2020-2021: “La fanciulla del West” di Puccini, “La cambiale di matrimonio” al Teatro La Fenice di Venezia, la “Bohème” di Puccini al Teatro San Carlo di Napoli.

Vivi da diversi anni a Parigi e sappiamo che sei tornato in Italia alcune settimane fa, prima che l’Italia venisse stretta in questa morsa. Che notizie ti arrivano dalla Francia? I tuoi amici e i tuoi colleghi come stanno vivendo questo particolare momento storico?

La Francia è in ritardo di 11 giorni rispetto a noi: prima di partire da Parigi lo scorso 2 marzo non c’era alcun sentore e la vita si svolgeva regolarmente. L’allarme è scattato diversi giorni dopo, quando il Presidente Macron ha annunciato la quarantena…anche se, contraddittoriamente, il giorno prima che questa avesse inizio si sono svolte le elezioni comunali di alcune città tra cui la capitale Parigi…no comment! E pensa che i mercati rionali sono stati chiusi solo pochi giorni fa restringendo finalmente gli assembramenti. Per giunta, siccome a Parigi la densità demografica è elevatissima, molti sono costretti a vivere la quarantena in pochi metri quadrati: si tratta delle famose chambre de bonne, stanze dormitorio un tempo destinate alle cameriere…capisci bene che vivere in queste condizioni è al limite della sopportazione. Così, io mi ritengo fortunato e privilegiato nel poter trascorrere questo terribile momento a casa mia a Padula!

Pensi che quando tutto sarà finito l’approccio nei confronti della cultura subirà qualche modifica?

Sicuramente ci sarà un cambiamento globale anche se ancora ignoriamo come e quando avverrà; infatti, come ha sottolineato il Presidente Conte, questa è la più grande crisi dopo la Seconda Guerra Mondiale!
Quando questa emergenza sarà terminata, (spero al più presto), le attenzioni saranno rivolte a ciò che è essenziale per l’intera società. Dunque, mi auguro che la cultura tutta non passi in secondo piano. Ciò che ci attanaglia è il dubbio, l’incognito, ma sono convinto che con la volontà di tutti e l’amore per questo meraviglioso Paese che è la nostra Italia sapremo ricostruire una società più unita e ancora più forte!

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

This site is protected by reCAPTCHA and the Google Privacy Policy and Terms of Service apply.