Soulac-Sur-Mer. Italia e Francia, Sicilia e Nuova Aquitania, Palermo e Boudeaux. Tutti questi luoghi, diversi e distanti tra loro, hanno in comune una cosa, anzi due, Roberta Sava e Stéphane Séva. Due artisti geograficamente lontani,ma cittadini di Soulac-Sur-Mer, un luogo che si affaccia sul mare, una cornice perfetta che li ha uniti in un progetto che racchiude la loro passione per la musica jazz. “Ella & Lui” è la simbiosi perfetta che descrive la voglia di omaggiare i grandi del jazz e di sperimentare insieme un qualcosa che va oltre.
Con loro abbiamo fatto una chiacchierata parlando del loro progetto e di alcune considerazioni sulla musica jazz nel mondo di oggi.
Siete due artisti di nazionalità diversa ma simili nel genere musicale. Quando vi siete conosciuti e com’è nato questo progetto insieme?
Stéphane: Ci siamo incontrati a Soulac1900 nel giugno 2024 grazie ad amici in comune: il chitarrista Yannis Constans e il fisarmonicista Roberto Gervasi, che avevo conosciuto a New York nel 2017, all’epoca coinquilino a Brooklyn.
Roberta mi conosceva per un video su YouTube (un duetto con Tatiana Eva Marie in cui cantiamo il brano francese “Que reste-t-il de nos amours?”). Quando l’ho sentita cantare e fare scat il mio vecchio desiderio di creare un duetto vocale si è riacceso immediatamente. Abbiamo improvvisato al festival per la prima volta e quel “vecchio sogno” di una band è diventato realtà. Le ho chiesto se fosse interessata, e ha detto subito di sì!
Roberta: L’incontro con Stéphane e con tutti i musicisti coinvolti in questo progetto è merito del mio caro amico Yannis Constans; questa collaborazione è nata grazie a lui. Quando Stéphane mi ha parlato della sua idea l’ho accolta immediatamente. Il suo timbro, il suo scat ritmico, il modo in cui affronta ogni brano mi hanno catturata dal primo istante.
Quando abbiamo iniziato a immaginare “Ella & Lui”, ho capito subito che non era solo un sogno artistico: era qualcosa di concreto, realizzabile.
La mia prima volta a cantare in Francia è stata con il progetto “NewPort Swing Band”. Io e il mio violinista Davide Rizzuto abbiamo preso quell’aereo con l’entusiasmo di due bambini.
Tra i brani del mio repertorio c’è “I Wish You Love” (“Que reste-t-il de nos amours?”). L’ho sempre cantata in inglese, ma avevo promesso al pubblico francese che, se fossi tornata a esibirmi in Francia, l’avrei cantata in francese. Conoscevo già diverse versioni ma quella di Stéphane mi ha colpita immediatamente: ho imparato la pronuncia dalla sua interpretazione. Incontrarlo di persona, dopo averlo ascoltato così a lungo, è stato ancora più speciale.
“Ella e Lui” assomiglia a un gioco di parole che include i grandi della musica che vi hanno ispirato nella vostra formazione. È così oppure c’è molto di più?
Stéphane: Il celebre duetto vocale tra Ella Fitzgerald e Louis Armstrong è sempre stato una grande fonte di ispirazione per me. Con questo nuovo progetto avremo finalmente l’occasione di cantare insieme, ma ognuno con le proprie influenze musicali: da parte mia, riferimenti come Frank Sinatra, Tony Bennett e Nat King Cole. Ci saranno brani in francese e in italiano, per condividere con il pubblico le nostre rispettive lingue d’origine e rendere l’esperienza ancora più personale e autentica.
Roberta: “Ella & Lui” è certamente un tributo a due artisti straordinari, Ella Fitzgerald e Louis Armstrong. È molto più di un gioco di parole: è un omaggio sentito a tutto ciò che ha formato la nostra identità musicale.
Rendere omaggio a giganti del genere non è semplice ma chi studia jazz, soprattutto swing, cresce nutrendosi di molte influenze. Le mie sono Sarah Vaughan, Billie Holiday, Carmen McRae, Sonny Rollins, Clifford Brown, Chet Baker e tanti altri.
Allo stesso tempo, esplorare generi come soul, gospel e R&B ha contribuito a definire la mia personalità artistica. E poi c’è la mia eredità siciliana, per me potentissima: una base emotiva, culturale e ritmica che scorre in tutto ciò che canto.
“Ella & Lui” guarda ai grandi del passato ma racchiude anche tutto ciò che siamo diventati attraverso le nostre esperienze e le nostre radici.
Qual è stato il processo creativo? Siete partiti da un testo, da una melodia o da un’emozione specifica?
Stéphane: Per quanto mi riguarda, inizio il processo creativo da un’emozione precisa: la gioia di cantare in duo, che è simile alla gioia di condividere la vita con qualcuno. La polarità maschile–femminile è un linguaggio universale: risuona in tutte le culture e generazioni. Per questo il duo è accessibile e comprensibile a chiunque.
Roberta: Sono completamente d’accordo con ciò che ha detto Stéphane. Aggiungo che in questa musica l’interplay è essenziale: si tratta di ascoltarsi, di creare un dialogo istintivo tra i musicisti.
Quando questa connessione avviene, quando “respiri” la musica insieme, possono nascere momenti unici, quasi magici. E spesso proprio questi momenti spontanei diventano i nostri piccoli capolavori.
La musica ha la capacità di suscitare emozioni intense. Quale messaggio sperate che il pubblico colga attraverso il vostro lavoro?
Stéphane: Un duo misto si distingue più facilmente: è riconoscibile, memorabile e offre una firma sonora unica, qualcosa che il pubblico ama. L’unione sul palco di due voci e due energie (maschile e femminile) crea un’alchimia potente. Il pubblico è naturalmente attratto da questa dinamica perché è archetipica e universale.
Roberta: Oggi il jazz non è un genere immediatamente accessibile per tutti. Eppure, guardando alla sua storia, si comprende quanto fosse rivoluzionario: dopo la Grande Depressione del ’29 fece ballare e sognare milioni di americani, diffondendosi poi in tutto il mondo.
Con il tempo, come accade a ogni linguaggio vivente, il jazz si è evoluto, ispirando nuovi stili come rock, soul e pop, diventando alla fine percepito come “musica di nicchia”. Il mio obiettivo oggi è sfidare questa percezione. Voglio avvicinare più persone possibili al jazz, in particolare i giovani e i miei coetanei che spesso lo considerano “vecchio” o noioso. In realtà è l’opposto: il jazz offre libertà creativa totale, uno spazio unico di espressione.
Nel mio piccolo, cerco di trasmettere proprio questo: il jazz è innovazione continua. Lo esprimo nel mio insegnamento e nei miei concerti, sperando che chi ascolta scopra un mondo nuovo, vibrante e sorprendente.
Immagino che questa collaborazione avrà un seguito con un tour. Cosa dovrà aspettarsi il pubblico?
Stéphane: Siamo molto motivati a portare questo progetto in giro il più possibile, in Europa e nel resto del mondo, ovunque i festival jazz siano interessati a noi. Il mio approccio naturale alla vita è condividere gioia, sorrisi e felicità. Credo che il pubblico si aspetterà — e sentirà — queste vibrazioni positive.
Roberta: Assolutamente sì. Stiamo già lavorando a un tour per il 2026: alcune date in Francia sono confermate e speriamo di portare “Ella & Lui” nel maggior numero possibile di luoghi. Per me sarebbe un sogno presentare questo progetto in Sicilia, in tutta Italia e ovunque avremo la possibilità di condividerlo dal vivo.
Il vostro è un genere molto ristretto rispetto alle logiche del mainstream. Che consiglio dareste a un giovane artista che vuole intraprendere una carriera nella musica jazz?
Stéphane: Per me la musica jazz, nel 2025, è come la musica classica. Ogni volta che sono sul palco, sono grato di contribuire a mantenere viva questa musica senza tempo e mi sento fortunato a poterla trasmettere alle nuove generazioni.
Il mio consiglio a un giovane jazzista è di dimenticare l’idea di diventare ricco. Ma se c’è vera passione, lavorare sull’improvvisazione è un dono nella vita: ti dà la libertà di esprimerti — restando comunque dentro la musica e gli accordi! La libertà è preziosa.
Roberta: Il mio consiglio è di studiare seriamente e immergersi davvero in questo linguaggio. Quando ho iniziato a studiare jazz in conservatorio venivo dal canto lirico: smantellare una tecnica per costruirne un’altra non è stato facile. Ma ce l’ho fatta perché mi sono innamorata subito di questo genere e oggi non posso più farne a meno.
Studio costante e amore sincero per la musica sono le fondamenta di tutto. Il talento naturale non basta: servono dedizione, curiosità e un reale desiderio di crescere.
Qual è il vostro augurio per il futuro? C’è un obiettivo che non avete ancora raggiunto e che puntate con forza?
Stéphane: Il mio più grande desiderio per il futuro è semplicemente continuare, finché potrò, a esibirmi sul palco, incrociare gli sguardi del pubblico e dare loro il meglio di me, con la stessa sincerità e autenticità di sempre.
Roberta: Il mio più grande desiderio è essere musicista per tutta la vita e vedere questa professione più riconosciuta in Italia. Non mi interessa diventare famosa o partecipare a talent show o programmi TV solo per “sfondare”.
Il mio sogno è più semplice, ma profondamente significativo: viaggiare, fare la musica che amo, incontrare nuovi artisti, creare album, programmare tournée e poi tornare nella mia casa in campagna, dove posso ritrovare me stessa.
Se non foste diventati cantanti cosa sareste diventati da grandi?
Stéphane: Da molto giovane volevo diventare pilota, poi calciatore professionista, ma mi ruppi il primo ginocchio a 14 anni e l’altro a 16, proprio negli anni più importanti della mia breve carriera calcistica, quando ero al mio meglio.
Sono cresciuto però con la musica: i miei genitori avevano una sala da ballo e ogni settimana c’era una band dal vivo con mio padre e mio fratello sul palco (entrambi sassofonisti). Io salivo a 9 anni per improvvisare la batteria. Mio nonno era musicista e lo era anche suo padre. Capirai perché la musica scorre nel mio sangue da sempre.
Roberta: Anche io vengo da una famiglia di talenti: mio padre è un musicista (suona tutti gli strumenti ad ottone) che mi ha trasmesso la passione per il jazz; mia zia Annamaria, da giovane, aveva una bellissima voce e cantava spesso; mia sorella suona il sax in banda e mio fratello la tromba. Sono tutti molto musicali e talentuosi. Anche io ho suonato il sax in banda ma poi mi sono dedicata allo studio del canto lirico e, successivamente, del jazz: una passione che ho scoperto a 18 anni.
Se non fossi diventata cantante, avrei senza dubbio voluto fare l’imprenditrice agricola. Amo la campagna e il lavoro fisico. Credo davvero che sarei stata un’agricoltrice a tempo pieno.
In un certo senso lo sono già e voglio continuare così. Il mio sogno è avere una vita equilibrata: dieci giorni al mese in tournée e il resto dedicato alla mia terra e allo studio dei progetti musicali futuri.


