“Dopo Carosello”, tra racconto e réclame l’anniversario di un rito per intere generazioni

Roma. C’è stato un tempo in cui la televisione si spegneva presto e i bambini andavano a dormire “Dopo Carosello”. Il 3 febbraio si ricorda questa esperienza, diventata un rito per intere generazioni di italiani.
Carosello è stato trasmesso dal 1957 al 1977 quale rubrica pubblicitaria della RAI, proposta ogni sera dopo il telegiornale delle 20.50. Il “Radiocorriere TV” anticipava la programmazione oggetto del palinsesto, che aderiva a una struttura rigidamente codificata. Ogni puntata aveva una durata complessiva di circa due minuti e 15 secondi: un minuto e 45 secondi erano dedicati all’intrattenimento, i restanti 30 secondi alla pubblicità in senso stretto. Questa ultima sezione, detta “codino”, presentava in modo esplicito il prodotto e il marchio ad esso associato.
Nel rispetto di questi confini formali, Carosello ha dato vita a un immaginario ricco e duraturo, ospitando personaggi che segnano la memoria collettiva: si pensi a Calimero, Jo Condor e alla celebre Susanna “tutta panna”, conosciuti ben oltre il palinsesto che li ha generati.
In Carosello, la netta separazione tra spettacolo e promozione rispondeva a una visione pedagogica del mezzo televisivo, coerente con la finalità educativa attribuita alla televisione nell’Italia del dopoguerra. Il racconto era il vero fulcro del programma e arrivava prima della réclame, tanto nella successione temporale quanto nella gerarchia dei significati. Il divieto di replicare gli episodi impediva qualsiasi forma di serialità, favorendo il continuo esercizio dell’invenzione.
Carosello è stato anche un canale privilegiato di sperimentazione artistica. Registi destinati ad affermarsi come maestri del cinema, quali Federico Fellini, Ermanno Olmi o i fratelli Taviani, trovarono in Carosello un vero e proprio laboratorio di espressione creativa.
Parallelamente, la programmazione fissa contribuì a rafforzare il legame tra il programma e il pubblico.
La collocazione stabile di Carosello nel palinsesto televisivo consentiva di integrare la sua visione nella routine quotidiana della vita familiare e di intercettare il nuovo pubblico infantile. In questo scenario, Carosello divenne anche uno specchio della società italiana in trasformazione.
Nel contesto del programma, le rappresentazioni della vita domestica, del lavoro, dei ruoli di genere e del progresso tecnologico assumevano un forte valore simbolico ed erano espressione dei profondi cambiamenti sociali del Paese. Guardare oggi a Carosello significa interrogarsi sul lascito culturale che esso ha consegnato al pubblico.
Riconsiderarlo nel suo anniversario permette di andare oltre la semplice evocazione nostalgica per riflettere sull’evoluzione successiva della pubblicità nella storia televisiva, segnata da una crescente frammentazione dei formati e da una maggiore pressione commerciale, lontana dallo spirito narrativo che Carosello aveva incarnato.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

This site is protected by reCAPTCHA and the Google Privacy Policy and Terms of Service apply.