Roma. Dal 17 aprile al 19 luglio, la mostra “Dante Ferretti, con i miei occhi. I segreti del maestro della scenografia”, curata da Raffaele Curi, apre le porte al pubblico a Roma presso i Musei di San Salvatore in Lauro. Dopo una prima tappa al Vittoriale degli Italiani, il progetto approda nella capitale con un allestimento carico di valore simbolico, costituito da oltre 40 opere, tra dipinti, bozzetti, studi e materiali preparatori. La mostra offre nuove lenti per osservare l’opera del maestro, figura centrale della scenografia contemporanea e del cinema internazionale. La scelta di Roma rafforza il legame tra l’artista e il contesto in cui Ferretti ha consolidato la propria carriera, durata oltre 60 anni. Definito da Leonardo di Caprio come “lo scenografo più emblematico e rappresentativo della sua epoca, forse il migliore di tutti i tempi”, Dante Ferretti nasce a Macerata il 26 febbraio 1943. Dopo gli studi in scenografia e architettura, negli anni Sessanta si avvicina al mondo del cinema. L’attività professionale di Ferretti prende slancio grazie alla collaborazione con Federico Fellini, di cui diventa allievo, e con Pier Paolo Pasolini. Fondamentale è il sodalizio artistico con Martin Scorsese, iniziato nei primi anni 2000 con “Gangs of New York”, e proseguito per “The Aviator”, “Hugo Cabaret”, “Silence” e “Shutter Island”. Le scenografie di Ferretti, spesso realizzate insieme alla moglie Francesca Lo Schiavo, si distinguono per la capacità di ricreare epoche e ambienti con estrema accuratezza storica. Ferretti ha ottenuto diversi premi per l’attività artistica, tra cui tre premi Oscar (per “The Aviator”, “Sweeney Todd. Il diabolico barbiere di Fleet Street” e “Hugo Cabret”), quattro BAFTA Awards, cinque David di Donatello, 14 Nastri d’Argento, tre premi alla critica di Los Angeles, un premio della Art Directors Guild, un National Board of Review e cinque Premi Cinearti – La chioma di Berenice. Inoltre, egli ha ricevuto nove nomination agli Academy Awards e due nomination per “Kundun” (migliore costumi e migliore scenografia). Ognuno di questi riconoscimenti avvalora il ruolo di Ferretti quale eccellenza nel settore del cinema e della scenografia. Sul piano internazionale, l’attività di Dante Ferretti è stata valorizzata per mezzo di numerose iniziative. Le opere di Ferretti sono state esposte per tre mesi presso gli Academy Awards; due bozzetti sono parte della collezione permanente dello Smithsonian Institution; infine, il Museum of Modern Art di New York ha dedicato ai lavori del maestro una mostra temporanea di sei mesi.
Tornare a Roma permette, dunque, di chiudere un cerchio, nonché di consolidare la memoria di un lungo percorso artistico. Il percorso espositivo è strutturato secondo una logica di sequenzialità tematica e cronologica: esso accompagna il pubblico attraverso alcune opere significative di Ferretti, accostate a lavori meno noti, sebbene altrettanto rivelatori del talento del maestro. La selezione delle opere consente una lettura articolata e multidisciplinare della produzione di Ferretti.
Tra le opere in mostra figurano materiali scenografici e progettuali relativi a numerosi titoli della filmografia di Dante Ferretti, che spaziano da “I racconti di Canterbury” a “Il fiore delle Mille e una notte”, da “E la nave va a Ginger e Fred”, fino a “Il nome della rosa” e “Le avventure del barone di Munchausen”. Sono altresì presenti lavori connessi a produzioni come “La voce della luna”, “The Age of Innocence”, “Casinò”, “Kundun”, “Gangs of New York”, “Cold Mountain”, “The Aviator”, “Sweeney Todd”, “Hugo Cabret”, “Shutter Island” e “Silence”.
Accanto alla dimensione cinematografica, la mostra attribuisce centralità alla ricerca pittorica di Ferretti, evidenziando come lo sguardo del maestro si estenda oltre il set, soffermandosi in senso più ampio sull’immagine e sullo spazio. La pratica pittorica si configura quale matrice generativa per la costruzione dello spazio scenico. L’agire artistico del maestro parte da una profonda conoscenza della pittura e della storia dell’arte. Le opere di Ferretti suggeriscono che il confine tra cinema e arti visive è sottile e che entrambi possono nutrirsi e arricchirsi a vicenda. Il cinema può quindi porsi in un dialogo ideale con Giotto, Masaccio, Piero della Francesca e molti altri artisti. Non mancano suggestioni provenienti dalla pittura fiamminga, dal manierismo e dalle visioni di Hieronymus Bosch e Pieter Bruegel the Elder. Questo patrimonio iconografico prende nuova forma nei bozzetti di Ferretti, opere compiute che racchiudono la potenza narrativa del cinema, fatta di luci e ombre.
La mostra non rappresenta solo un omaggio al maestro, ma un invito a guardare il cinema da una prospettiva diversa e una rara occasione per osservare da vicino il processo creativo di un artista poliedrico. In questa esposizione, ogni linea tracciata su carta diventa un film da raccontare, tanto per gli appassionati ed esperti di cinematografia quanto per gli amanti dell’arte e della cultura.
Crediti foto: Carlo Bellincampi.


