Bologna. Un focus dedicato a “Prospero New European Wave” (Prospero NEW), la prima piattaforma teatrale di sostegno agli artisti emergenti riconosciuta dalla Commissione europea che raccoglie l’eredità del progetto iniziale nato nel 2006 e che quest’anno compie 20 anni. Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale fin dalle sue origini è parte di questa rete internazionale e dedica ora un weekend alla nuova fase e ai due artisti emergenti selezionati dalla piattaforma: sabato 21 e domenica 22 marzo al Teatro delle Passioni di Modena, in prima nazionale, lo spettacolo “Héritage” (sabato ore 19.00, domenica 16.00 e 20.30) del regista e attore belga Cédric Eeckhout prodotto da Théâtre de Liège; all’Arena del Sole di Bologna “Call me Paris” (sabato ore 19.00 e domenica 16.00) di Yana Eva Thönnes, prodotto da Schaubühne, National Kaunas Drama Theatre (Lituania), Biennale Teatro di Venezia – dove ha debuttato in prima assoluta a giugno 2025 – ed Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale. In “Héritage” Cédric Eeckhout porta in scena sua madre Jo Libertiaux, donna libera e indipendente che ha costruito la propria vita sfidando un mondo dominato dagli uomini. Attraverso il racconto autobiografico di Jo – parrucchiera, madre di quattro figli che ha cresciuto da sola e oggi attrice insieme al figlio – lo spettacolo attraversa la storia sociale, economica e politica del secondo Novecento. Eeckhout intreccia memoria familiare e riflessione sull’emancipazione femminile, sul machismo e sui retaggi generazionali, mettendo in dialogo il proprio sguardo queer con quello della madre. In un presente segnato da crisi globali, “Héritage” esplora come le scelte intime e personali possano diventare atti politici capaci di cambiare la società. Con intimità, umorismo ed emozione, lo spettacolo costruisce un ponte tra le generazioni, dando voce a storie spesso marginalizzate e aprendo uno spazio di ascolto, speranza e trasformazione. “Call me Paris” di Yana Eva Thönnes rilegge uno degli scandali simbolo degli anni Duemila: la vicenda della nota ereditiera statunitense, sedicente inventrice del selfie, Paris Hilton, vittima in quegli anni della diffusione, contro la sua volontà, del primo sex tape, “Night in Paris”, pubblicato del suo ex fidanzato; un accaduto ormai lontano ma tanto vicino al presente, che spinge a interrogarsi sulla cultura misogina agli albori di Internet. Lo spettacolo intreccia la storia della celebre Paris con quella di una sua giovanissima sosia tedesca, entrambe travolte dalla diffusione non consensuale di video sessuali. In questo memoir teatrale, due identità quasi sovrapponibili diventano lo specchio di un’intera generazione cresciuta sotto lo sguardo invasivo del web. Attraverso un viaggio nel trauma e nella memoria, la regista esplora la perdita di controllo sull’immagine, il corpo come territorio di violenza e di proiezione pubblica. Come scrive la regista, «Call me Paris è il mio teatro anatomico: è il tentativo di scattare un selfie in cui c’è un furto d’immagine, è la dissezione di una proiezione violenta. È un body horror che incontra lo sbocciare dell’emancipazione sessuale».


