“Prima Facie” di Suzie Miller, uno spettacolo tra denuncia e sensibilizzazione

Lugano. Dal 6 all’8 marzo, con spettacoli serali e anche pomeridiani, presso il LAC Lugano Arte e Cultura, ente autonomo della Città di Lugano, va in scena lo spettacolo “Prima Facie” di Suzie Miller.
“Prima Facie” è un’opera teatrale della drammaturga australiana Suzie Miller, che ha debuttato per la prima volta a Sydney nel 2019. Nell’aprile 2022 è andato in scena a Londra vincendo due Laurence Olivier Award, per poi raggiungere Broadway.
Oggi quest’opera è tradotta in 20 lingue e rappresentata in 38 Paesi. La Compagnia Finzi Pasca, una delle maggiori compagnie artistiche indipendenti al mondo, possiede i diritti esclusivi per la versione italiana.
Nel weekend dedicato alla Festa della Donna, il Teatro LAC e la Compagnia Finzi Pasca hanno deciso di mettere in scena questo spettacolo per portare l’attenzione su un argomento purtroppo sempre attuale: la violenza di genere.
Il titolo deriva da un’espressione latina che nel contesto giuridico significa ‘a prima vista’ e indica una situazione nella quale le prove presentate sono sufficienti per stabilire un fatto, a meno che non venga dimostrato il contrario.

L’opera teatrale è un monologo che racconta la storia di Tessa Ensler, una avvocata penalista che si trova spesso impegnata in casi di violenza, come difensore dell’imputato.
All’inizio dello spettacolo racconta come, con grande astuzia, vince le cause mettendo in difficoltà le vittime di violenza andando a lavorare proprio sulle lacune del sistema giudiziario o sulla ricostruzione del Pubblico Ministero quando non sono sufficientemente solide. Acutamente racconta tanti piccoli dettagli sulle domande che vengono fatte in udienza, l’atteggiamento di comprensione verso la vittima e la preparazione per la domanda che la porterà alla vittoria. Racconta le tattiche processuali, sottolineando come non sia necessario per l’imputato dimostrare di non essere colpevole, ma come per l’avvocato/avvocata sia sufficiente dimostrare la sussistenza del “ragionevole dubbio”. La legge rappresenta per Tessa un gioco dalle regole cristalline, di cui lei padroneggia ogni meccanismo.
Il monologo continua raccontando la vita quotidiana dell’avvocata. Parla della famiglia, del lungo e difficile percorso che l’ha portata ad essere una avvocata molto richiesta per le cause riguardanti la violenza di genere.
Mantenendo sempre alta l’attenzione del pubblico, racconta il rapporto con i colleghi, le chiacchere e i confronti che si fanno nello studio legale e le uscite per festeggiare dopo la vittoria in tribunale. In un lento divenire la storia di Tessa muta, quello che inizia come un flirt con un attraente collega di studio diventa poi un incubo. La protagonista, che fino a poco prima stava nel banco della difesa del presunto colpevole, diventa la vittima di una violenza sessuale perpetrata dalla stessa persona con la quale stava iniziando una relazione. Questo avvenimento la sconvolge e la porta a rivalutare ogni cosa dovendo affrontare ciò che si prova stando dietro al banco dei testimoni. Lo sconvolgente monologo raggiunge il culmine quando, durante il processo a Tessa, la giuria viene invitata ad uscire dall’aula per il ‘voir dire’, ovvero quel momento del processo in cui viene analizzata l’attendibilità del testimone. È proprio lì che Tessa fa una vera e propria denuncia contro il sistema giudiziario sottolineando come proprio la verità, che il processo dovrebbe appurare, venga messa in dubbio da ‘prime impressioni’ che spesso penalizzano e mortificano chi è già stata offesa da un evento traumatico, scatenando nella vittima un doloroso calvario giuridico ed emotivo.

L’opera tradotta da Margherita Mauro e interpretata dall’attrice italo-brasiliana Melissa Vettore, con la regia e il disegno luci di Daniele Finzi Pasca, le scenografie di Matteo Verlicchi, i costumi di Giovanna Buzzi, le musiche di Maria Bonzanigo, produzione di Antonio Vergamini, racconta in punta di piedi una storia che continua tragicamente a ripetersi in tutto il mondo.
Nelle due ore di spettacolo ininterrotto, l’intenso monologo e la bravura di Melisa Vettore, con pronunce delicatamente scorrette che aggiungono spessore al personaggio, mantengono sempre altissima l’attenzione del pubblico sulla protagonista, nonostante sullo sfondo si muova l’unico altro personaggio vivente della rappresentazione: un uomo vestito tutto di nero, col volto coperto da una veletta nera, che crea la scenografia in silenzio, muto testimone di un reato.
Con un linguaggio sottile, attento e audace la protagonista si sofferma sul problema di sentirsi protetti dalle istituzioni e dalla giustizia, sulla violenza esplicita, concentrandosi poi sull’analisi del consenso negato, frainteso o manipolato, offrendo una prospettiva critica su un sistema che ancora oggi, purtroppo, tende a colpevolizzare anziché ascoltare e tutelare chi denuncia.
Di grande effetto le scarpe delle vittime di violenza appese su una cremagliera, che sono l’allestimento iniziale che accoglie li spettatori quando devono ancora prendere posto. Le stesse scarpe alla fine dello spettacolo, dopo il verdetto di assoluzione dell’imputato, cadono rumorosamente dall’alto del palcoscenico intorno a Tessa, in ricordo di tutte le vittime.
Il plauso da tutto il pubblico, che si è alzato in piedi per omaggiare l’emozionante interpretazione di Melissa Vettore, ha sottolineato anche l’importanza di continuare a mantenere alta l’attenzione su questi temi.

Questo spettacolo incoraggia le donne a condividere le proprie esperienze, sostenendosi a vicenda e stimolando la società a riflettere e porre rimedio ad un fattore culturale e ad un sistema giudiziario che, ancora oggi, non offrono un adeguata tutela alle vittime della violenza di genere.
L’opera è diventata un fenomeno globale che ha suscitato ovunque dibattiti sulla necessità di un sistema giudiziario più sensibile verso le esigenze delle vittime di reati sessuali e ha contribuito ad introdurre modifiche legislative nel Regno Unito.
L’imponente dibattito globale formatosi intorno allo spettacolo ha fatto si che l’autrice, Suzie Miller, venisse chiamata all’ONU per discutere dell’approccio adottato nei confronti delle vittime di abusi e molestie sessuali.
Come scrive Suzie Miller “Tutto quello che so è che da qualche parte, ad un certo punto, in qualche modo, qualcosa deve cambiare”. Assistere a questo spettacolo può significare partecipare a quel cambiamento.

Crediti foto: Viviana Cangialosi.

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