Lo spirito del Giappone nel cuore dell’Aquila: il Teatro Nō come simbolo di rinascita

L’Aquila. C’è un filo invisibile che lega le montagne d’Abruzzo alle terre del Sol Levante, un legame fatto di silenzio, memoria e la straordinaria capacità di rialzarsi dopo ogni caduta. In occasione delle celebrazioni per L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026, la Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre presenta un evento di respiro internazionale che promette di incantare il pubblico: “Nanakorobi Yaoki — Cadere sette volte, rialzarsi l’ottava”. Il titolo stesso della rassegna richiama un antico proverbio giapponese, scelto non a caso per rappresentare la resilienza di due popoli che hanno saputo trasformare il dolore dei terremoti in nuova linfa vitale. L’appuntamento centrale è fissato per sabato 16 maggio, alle ore 18.00, con l’inaugurazione della mostra “Immaginare l’invisibile” del fotografo Fabio Massimo Fioravanti, ospitata nelle storiche sale di Palazzo Cappa Cappelli.

La mostra non è una semplice esposizione ma un’immersione totale nell’estetica del Teatro Nō, una forma d’arte che fonde rito, danza e sacralità. Fioravanti, con la pazienza di chi osserva un mondo per oltre trent’anni, propone 100 scatti che esplorano ogni angolo di questa tradizione: dai palchi dei teatri moderni alle performance nei templi shintoisti, fino alla soglia della “stanza dello specchio”, il luogo più intimo e segreto dove l’attore si trasforma nel personaggio.

Ad arricchire il percorso contribuiscono tesori di inestimabile valore: per la prima volta in Italia vengono esposte 40 stampe ukyo-e di Tsukioka Kogyo, realizzate tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. A queste si affiancano le maschere e i costumi di Keiko Udaka, artista che prosegue una tradizione familiare secolare, capace di dare volto a divinità, demoni e spiriti della natura che popolano le scene del Nō.

Il progetto non celebra solo l’arte, ma anche la figura di Giorgio de Marchis, l’intellettuale aquilano che per anni guidò l’Istituto Italiano di Cultura a Tōkyo, diventando un pilastro del dialogo tra i due Paesi. Come evidenziato dalla direttrice della Fondazione, Diana Di Berardino, questa manifestazione è l’omaggio a una sensibilità comune che vede nell’arte lo strumento per ricomporre il disordine lasciato dal destino.

Anche il Sindaco Pierluigi Biondi ha voluto sottolineare come L’Aquila si confermi, grazie a queste iniziative, un luogo di incontro tra civiltà universali, ribadendo la vocazione internazionale di una città che usa la cultura per guardare al domani.

L’inaugurazione del 16 maggio darà il via a un viaggio che proseguirà per tutto il mese di maggio e giugno con una serie di appuntamenti pensati per approfondire ogni sfumatura di questo universo. Dopo la serata inaugurale, arricchita dalla danza rituale shimai di Monique Arnaud e dalle riflessioni del professor Giorgio Amitrano, il calendario si farà fitto di incontri discorsivi.

Il sabato successivo, 23 maggio, sarà dedicato alla materia e al gesto: l’artista Keiko Udaka svelerà i segreti della creazione delle maschere Nō, seguita da una nuova performance coreutica nel cortile di Palazzo Cappa Cappelli. Il 30 maggio l’atmosfera si farà letteraria con un dialogo d’eccezione tra Dacia Maraini e Paolo Di Paolo, incentrato sulle memorie e i vissuti della scrittrice in terra giapponese.

Con l’arrivo di giugno, il programma esplorerà nuove suggestioni sensoriali. Il 6 giugno le sale della Fondazione risuoneranno delle note dello shakuhachi, il tipico flauto zen suonato da Fabrizio Valente, mentre il 13 giugno Claudia Iazzetta condurrà una conferenza sulle figure femminili e la loro fluttuante natura nel dramma classico. Il percorso si concluderà ufficialmente il 20 giugno con un dialogo finale tra il professor Matteo Casari e lo stesso Fioravanti, un ultimo sguardo sospeso tra visibile e invisibile.

L’iniziativa non si configura quindi come una semplice rassegna artistica, ma come un’esperienza sensoriale e spirituale che invita a fermarsi e osservare oltre la superficie delle cose. Attraverso il rigore del Teatro Nō e la sensibilità dell’obiettivo di Fioravanti, L’Aquila celebra la sua rinascita rispecchiandosi in una cultura millenaria che, da oltre sette secoli, insegna come l’armonia possa fiorire proprio dalle ferite del tempo. In questo istante sospeso tra parola, musica e silenzio, la città e il Giappone si incontrano per ricordare al mondo che ogni caduta è solo il preludio di un nuovo, più consapevole, modo di stare in piedi.

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