L’essenziale è invisibile agli occhi: quando l’arte si legge con le dita

Coupvray. Il 4 gennaio ricorre l’anniversario della nascita di Louis Braille (1809-1852), inventore del sistema di letto-scrittura tattile che ha cambiato la storia dell’accessibilità. Nato a Coupvray, in Francia, Braille perse la vista in tenera età a causa di un incidente, trasformando la difficoltà in una importante opportunità di cambiamento. La formazione di Braille ebbe luogo presso l’Institut National des Jeunes Aveugles, scuola per non vedenti istituita a Parigi nel 1785 dal linguista Valentin Haüy (1745-1822). Quest’ultimo aveva ideato un sistema di lettura tattile di lettere stampate, poste in rilievo tramite l’applicazione di un filo di rame sul retro del foglio. Sebbene innovativa per l’epoca, questa soluzione presentava un limite sostanziale: consentiva la lettura senza offrire la possibilità di scrivere. Ancora giovanissimo, Braille sviluppò il sistema che porta il suo nome: un metodo semplice ed efficace, basato su combinazioni di sei punti in rilievo atti a rappresentare lettere e numeri. L’invenzione di Braille rappresenta una tappa fondamentale nel processo di alfabetizzazione delle persone non vedenti, che possono così accedere alla scrittura.
A oltre due secoli dalla nascita, l’eredità di Louis Braille è più viva che mai.
Il Braille è utilizzato in tutto il mondo da milioni di persone non vedenti per la lettura e scrittura della lingua e della musica. Lo stesso Louis Braille aveva intuito le potenzialità del nuovo sistema di letto-scrittura per l’educazione musicale. Dotato di grande sensibilità artistica, Braille mostrò una spiccata inclinazione per la musica, che praticò fin dalla tenera età attraverso lo studio dell’organo. Il manuale che presenta il sistema di letto-scrittura tattile, pubblicato nel 1829 in francese, esplicita già dal titolo l’intenzione dell’autore di indirizzare il Braille alla musica (“Procédé pour écrire les paroles, la musique et le plain-chant”). Pertanto, il Braille è concepito fin dall’inizio come sistema completo, pensato per rendere “visibile” il mondo sonoro, nella duplice accezione linguistica e musicale.
Così, il sistema Braille si rende canale privilegiato di accesso all’arte. Attualmente, esso è impiegato quale veicolo espressivo e funzionale in diversi contesti artistico-culturali. Praticato anche nelle Accademie di Belle Arti e nei Conservatori di Musica, il Braille contribuisce a rendere l’arte ancor più inclusiva. Sculture, installazioni e opere tattili integrano elementi in rilievo – non necessariamente testuali – per invitare il pubblico a “guardare” con le mani. È il caso delle opere di Fulvio Morella, l’“artista del Braille”, pioniere di un percorso di ricerca orientata al dialogo tra i sensi. L’esperienza artistica si apre così a una dimensione condivisa, in cui inclusione e sperimentazione coincidono. Nonostante la rilevanza del sistema Braille, la Giornata mondiale a esso dedicata è stata proclamata solo a partire dal 2019 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Il 4 gennaio resta una data da ricordare: celebrare il Braille come strumento di autonomia, istruzione e libertà significa sostenere la partecipazione concreta ed effettiva delle persone non vedenti alla vita culturale della società.

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