La Panarda di Sulmona giunge alla XXII edizione: un connubio tra arte e tradizione culinaria

Sulmona. Uno degli appuntamenti caratteristici dell’estate abruzzese trova a Sulmona, nel cuore della Regione, la propria massima espressione. Si tratta della Panarda, rievocazione storica di un banchetto pantagruelico rinascimentale, organizzato in forma di cena-spettacolo nel Sestiere Porta Manaresca, attualmente guidato dalla capitana Marialisa Paolilli. La manifestazione si svolge a Largo Palizze, uno degli angoli più suggestivi della città, dove viene allestita una grande tavolata disposta a ferro di cavallo. Nello spazio centrale, tra una portata e l’altra, il banchetto si anima grazie alle performance di musicisti, artisti di strada, sbandieratori e figuranti in abiti d’epoca. Durante la serata sono serviti piatti ispirati alla cucina abruzzese e alla tradizione rinascimentale.
Per la XXII edizione della Panarda, che ha avuto luogo il 15 luglio scorso con la presentazione di Fiorenza Quadraro, il Sestiere Porta Manaresca ha proposto un menù di 24 portate, ideato e curato dagli chef Clemente e Martina Maiorano.
La cena è inaugurata dall’antipasto di panzanella e baccalà, a cui segue una ricca successione di pietanze: cinque preparazioni a base di maiale, quattro dedicate ai formaggi e altrettante alle verdure. Il percorso prosegue con i primi piatti, tra i quali figura una reinterpretazione delle virtù teramane e il cannellone di manzetta del Gran Sasso. Seguono quattro portate di carne e di pesce, prima del gran finale affidato a dolci e frutta, coronato dal tipico Pan dell’Orso. I vini, provenienti dalle cantine Pietrantonj e Tolli, arricchiscono il convito e rallegrano l’atmosfera.
Un plauso all’amministrazione comunale, in particolare all’Assessora alla Cultura, Emanuela Cosentino, per aver reso possibile questo evento.
Ogni dettaglio contribuisce a ricreare l’ambiente dell’antica festa. I costumi, le decorazioni, le luci e il modo in cui vengono presentate le portate permettono ai commensali di vivere la cena in modo coinvolgente e partecipato, sentendosi a pieno titolo parte della rappresentazione. La musica del gruppo folk “I caferza” si alterna alla esibilizione degli armigeri de “I cavalieri del Falcone” di Popoli. La compagnia Artharex, specializzata in spettacolari esercizi con il fuoco e luci led, illumina la scena: ventagli, catene e corde ardenti riportano l’attenzione sul fascino ancestrale dell’elemento igneo e incantano il pubblico. Non manca il gioco della lotteria: in palio, tre biglietti per un consulto con la cartomante Lucia, abile lettrice del presente con lo sguardo rivolto al futuro.
Ripercorrendo a ritroso le origini della Panarda, questo grande banchetto comunitario risulta essere nato come pasto collettivo, organizzato in occasione di ricorrenze importanti o momenti particolari della vita sociale, quali la vendemmia oppure il matrimonio. In Abruzzo questa usanza ha assunto forme diverse, ma ha sempre conservato il proprio significato, legato all’ospitalità e al senso di appartenenza. Il banchetto si diffonde soprattutto tra il Cinquecento e il Seicento, quale offerta da parte del proprietario terriero ai braccianti, fittavoli e agricoltori. La storia della Panarda, ricostruita da Franco Cercone nel volume “Radici Storiche della Panarda Abruzzese” (Edizioni Qualevita, Pescara, 2006), fa risalire l’evento al “pranzo di nozze, occasione festiva in cui avveniva un consumo inusuale di beni alimentari rispetto alla forzata frugalità tutti i giorni”, per poi arrivare a “indicare in seguito momenti importanti del ciclo allevatorio e coltivatorio, caratterizzati da un consumo orgiastico di derrate alimentari che aveva una funzione liberatoria rispetto agli stati angosciosi che precedono le fasi produttive ed il giorno riservato alla rituale uccisione del maiale” (pp. 37-38). Una delle Panarde abruzzesi maggiormente documentate è quella di Villavallelonga, ricordata già nel 1657. Rifiutare una pietanza poteva essere considerato un gesto poco rispettoso nei confronti di chi la offriva. La figura del cosiddetto “guardiano della Panarda” aveva il compito di sorvegliare la tavola e assicurarsi che il cerimoniale fosse rispettato.
Da due anni, la Panarda di Sulmona si apre con le nozze. Gli sposi, accompagnati dal corteo in abiti tradizionali, attraversano il centro città a partire da via Roma, per raggiungere largo Palizze. Nella XXII edizione della Panarda, il matrimonio celebrato è quello popolano, entro la splendida cornice di un allestimento scenico storicamente informato, curato da Antonio Del Beato Corvi.
La vera “anima” della Panarda si nasconde dietro le quinte e i drappi rossi che chiudono la piazza in cui si svolge il banchetto. Dietro quelle tende si cela il paziente lavoro di molte persone: mani che cucinano, apparecchiano, servono ai tavoli e si tendono le une verso le altre. La preparazione e la realizzazione della Panarda richiedono tempo, impegno e cooperazione. Essa coinvolge persone di età diverse, valorizzando il dialogo intergenerazionale. Uomini e donne, anziani e bambini diventano custodi di una tradizione che appartiene alla memoria di Sulmona. Ognuno mette a disposizione il proprio contributo, trasformando la cena in uno spazio di condivisione e di accoglienza. Tra il suono dei tamburi, i costumi e il profumo delle pietanze, la città sembra tornare indietro nel tempo. È il momento in cui Sulmona si ritrova attorno a una lunga tavola e riscopre il valore più autentico e profondo dello stare insieme.

Crediti foto: Gianni Fabrizi.

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