Bologna. Venerdì 29 maggio l’Aula Magna dell’Accademia di Belle Arti di Bologna ha ospitato la quinta sessione delle Giornate internazionali di studi giuridici e sociali “Musica e Arti per i Diritti Umani”. Si tratta di una iniziativa di largo respiro, che si inserisce nel quadro di un progetto interdisciplinare più ampio, avviato e curato a partire dal 2021 da Alessandro Valenti, avvocato penalista, compositore, direttore d’orchestra, già professore di Musica da Camera e attualmente docente di Diritto dello Spettacolo presso il Conservatorio di Musica “Giovan Battista Martini” di Bologna. Le Giornate di studi hanno coinvolto diverse università e istituti AFAM (Alta Formazione Artistica e Musicale) nel segno del dialogo tra saperi, valorizzando l’incontro tra pratica artistico-musicale e scienza giuridica. Il percorso si è snodato attraverso vari appuntamenti, con tappe disseminato sul territorio italiano, non solo a Bologna, ma anche a Napoli, Roma e Pesaro.
Le Giornate di studi si connotano, fin dalla loro istituzione, per la presenza di un tema-guida che orienta e accomuna i diversi momenti di approfondimento scientifico e culturale. Il “focus” dell’edizione di questo anno è stato portato sulla libertà di espressione, analizzata nelle molteplici declinazioni che essa presenta: dal rapporto tra arte e diritti umani alle forme del dissenso, dai fenomeni della censura e dell’autocensura alla protezione del diritto d’autore, dal diritto di accesso alla cultura alla tutela dei beni culturali.
La sessione ospitata dall’Accademia di Belle Arti di Bologna ha riguardato l’interazione tra libertà di espressione, salvaguardia del patrimonio culturale materiale e immateriale e protezione del diritto d’autore.
Particolarmente significative sono state le relazioni tenute da Alberto Musso (Ordinario di Diritto Commerciale, Università di Bologna) e da Sara Dieci (Docente di Storia della Musica, Accademia di Belle Arti di Bologna). La prima relazione ha posto l’accento sull’ambiguità del rapporto tra liberà creativa e diritto d’autore, mettendo in luce le tensioni e le criticità che connotano la disciplina della tutela delle opere dell’ingegno di carattere creativo e gli spazi riservati all’espressione artistica nel quadro normativo vigente, anche alla luce della recente giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea e del diritto derivato della UE, a partire della Direttiva 2001/29/CE sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione (la cosiddetta direttiva InfoSoc). La seconda relazione ha proposto un ricco excursus musicologico sulla cantata emiliana del Seicento, dimostrando con esempi musicali e letterari come i temi della giustizia e del diritto assumano un ruolo fondamentale per l’edificazione morale dell’uditorio. Grazie all’opera creativa di insigni avvocati e giuristi, che si rendono autori dei testi letterari poi intonati dai compositori, la cantata emiliana racchiude il sapere giuridico entro una cornice valoriale atta a essere compresa in modo semplice e immediato grazie alla mediazione del linguaggio musicale.
La seconda parte del panel è stata dedicata alla tavola rotonda dal titolo “Il patrimonio culturale presidio di libertà”, introdotta e coordinata da Laura Asti, avvocata e socia della Camera Penale “Franco Bricola” di Bologna. Al dibattito hanno preso parte Michela Montevecchi, già componente della Commissione Istruzione pubblica e Beni culturali del Senato, Andrea Parisini, docente di Storia della Musica presso il Conservatorio di Bologna, e Lavinia Savini, avvocata e partner dello Studio FPB Legal. Michela Montevecchi ha portato l’attenzione sui principi sanciti dalla Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore dell’eredità culturale per la società, meglio nota come Convenzione di Faro, adottata il 27 ottobre 2005. La Convenzione riconosce il valore del patrimonio culturale e della diversità culturale quali strumenti essenziali per favorire la partecipazione democratica e il pieno sviluppo della persona. Andrea Parisini si è soffermato sulla musica, quale componente tanto del patrimonio materiale, quanto di quello immateriale. Il richiamo alla prestigiosa collezione martiniana, costituita dai beni musicali raccolti nel XVIII secolo da Padre Giovanni Battista Martini (1706-1784) e conservata in larga parte presso il Museo della Musica di Bologna, ricorda l’importanza di preservare la memoria, che parla e vive attraverso i documenti, per trasmetterla alle generazioni presenti e future. Infine, la relazione di Lavinia Savini ha posto lo sguardo su alcuni casi di interesse dottrinale e giurisprudenziale, che affrontano il potenziale contrasto tra libertà di espressione artistica, diritto d’autore e tutela dei beni culturali. È stato ricordato l’intervento realizzato in Piazza Affari a Milano in occasione Giornata internazionale dei diritti della donna nel 2021 dallo street artist Ivan Tresoldi, che ha dipinto di colore rosa l’unghia dell’unico dito – il medio – della scultura L.O.V.E. (acronimo di libertà, odio, vendetta, eternità), donata da Maurizio Cattelan alla città. L’opera è stata ridenominata dallo stesso Ivan “L.O.V.E. assai”, in sostegno al movimento femminista “Non Una Di Meno” (NUDM) e allo Spazio di Mutuo Soccorso (SMS), centro sociale di piazza Stuparich. Questo e altri temi trattati nel corso della tavola rotonda, di grande attualità, hanno suscitato particolare interesse e curiosità da parte del pubblico.
L’intesa mattina di studi si è conclusa con uno spazio dedicato ai giovani interpreti della musica jazz. Protagonista di questo momento finale il trio composto da Valerio Garagnani (sax tenore), Antonio Vivone (chitarra) e Leonardo Bocchia (basso), studenti presso il Conservatorio di Bologna. Per mezzo della pratica improvvisativa, gli interpreti hanno offerto un lodevole esempio di libera espressione artistica, creando un’eco sonora delle riflessioni emerse nel corso del panel. Il trio ha dimostrato con i fatti (“rectius”, con la musica) come dare forma all’inedito, esercitando il diritto di espressione di cui all’articolo 21 della Costituzione, in piena libertà, nell’“hic et nunc” dell’esecuzione musicale.


