Incontro con Alexandre Desplat: il Premio Oscar racconta il suo mondo cinematografico

Roma. Intervistiamo Alexandre Desplat, pilastro della musica contemporanea, che celebra la sua carriera con un concerto presso la Basilica di Massenzio dirigendo l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Due volte Premio Oscar per la miglior colonna sonora, nel 2015, con “Grand Budapest Hotel” e, nel 2018, con “La forma dell’acqua”. Stretto collaboratore di Wes Anderson, dedito da sempre allo studio ed alla composizione di musiche per film, ha ricevuto anche due candidature ai David di Donatello per il miglior musicista nel 2013 e nel 2016 per il film “Reality” e per “Il racconto dei racconti”, entrambi diretti da Matteo Garrone.
Benvenuto Alexandre e grazie di aver accettato la nostra intervista, ne siamo onorati.

Partiamo subito dal concerto di oggi. Che concerto deve aspettarsi il pubblico di Roma?

Questo programma è stato ideato da Solrey, la mia direttrice artistica che, in qualità di primo violino (concertmaster), ha contribuito alla creazione di gran parte di queste musiche e conosce a fondo le composizioni. È un omaggio ai miei 20 anni di lavoro a Hollywood: dai grandi blockbuster come “Harry Potter” o “Godzilla” a opere più intimiste come “Il discorso del re”, “The Tree of Life” o “Il curioso caso di Benjamin Button”.

Ha avuto una produzione vasta e piena di successi. Nel suo percorso professionale quali sono stati i suoi punti di riferimento?

Al di là della Scuola Francese della musica per film, naturalmente, ci sono figure come Delerue, Duhamel, Jarre, Nino Rota e John Williams.

Può contare su un numero unico di collaborazioni ma quale reputa essere il punto di svolta della sua carriera?

Ogni collaborazione con un artista autentico la considero una benedizione. Ne cito alcune: Stephen Frears, Terrence Malick, David Fincher, Matteo Garrone, Roman Polanski, Wes Anderson, Wim Wenders.

Nel 2015 e nel 2018, rispettivamente per “Grand Budapest Hotel” e “La forma dell’acqua”, riceve l’Oscar per la miglior Colonna Sonora. Si aspettava questo riconoscimento? Perché secondo lei, questi lavori, rispetto a tanti altri tra i suoi, sono stati premiati?

Se ami la storia di Hollywood e del cinema americano, l’Oscar rappresenta il Santo Graal che ogni cineasta sogna: è il riconoscimento del proprio lavoro da parte dei colleghi. Tuttavia, tutto dipende da quanto spazio il film offre alla musica per svolgere un ruolo importante nella drammaturgia. In quel caso, se l’ispirazione ti assiste, puoi comporre una colonna sonora di grande spessore, capace di farsi ascoltare e di ottenere riconoscimenti.

Le sue opere sono sempre molto delicate e toccanti. Una volta che si arriva ai vertici della musica mondiale, come si può mantenere ancora l’emozione in una composizione?

Come la maggior parte dei compositori, trascorro gran parte del mio tempo in solitudine e poi naturalmente la disciplina rappresenta l’altro ingrediente.

Dal suo angolo di visuale, a suo parere, quali saranno nel futuro prossimo le sonorità vincenti della musica scritta per i film

Continuo a credere che gli strumenti veri, suonati da artisti veri, rimarranno sempre fondamentali, proprio come lo sono stati per millenni.

La nostra rivista è da sempre attenta ai giovani artisti. Ci lascia con un messaggio per i giovani compositori?

Studia la storia della musica per film, l’arte cinematografica, di queste in particolare le tecniche e l’evoluzione storica, nonché la storia dell’arte in generale. E ricorda sempre che sei solo un elemento di una forma d’arte collettiva.

Crediti foto: Brigitte Lacombe e Arno Lam.

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