Il “Volpone” incanta l’Area Archeologica di Caposele: Edoardo Siravo trionfa con Ben Jonson a Formia

Formia. Il 30 luglio è andato in scena, nella suggestiva area archeologica di Caposele, la rappresentazione di “Il Volpone” di Ben Jonson, nell’adattamento e regia di Carlo Emilio Lerici, con un protagonista d’eccezione: Edoardo Siravo, che ha interpretato magistralmente il ruolo del ricco e astuto Volpone.

L’evento si è inserito nel vasto programma della X Edizione del Festival del Teatro Classico di Formia, che prosegue senza sosta dal 12 luglio e che sta intrattenendo turisti e cittadini locali. La rassegna si concluderà con altri due appuntamenti: il “Saryricon” di Petronio il I agosto, con l’adattamento di Carlo Emilio Lerici, e lo spettacolo che chiuderà questa meravigliosa iniziativa, l’”Adelchi” di Manzoni, con la riduzione e la regia di Vincenzo Zingaro il 6 agosto.

“Il Volpone” ha incantato il pubblico con una messa in scena brillante, moderna ma rispettosa dello spirito del testo originale del drammaturgo elisabettiano Ben Jonson, autore tra i più acuti osservatori dell’animo umano e abile nel delineare l’avidità e l’ipocrisia. Ci restituisce in questa commedia un’analisi lucida e feroce dell’opportunismo e della potenza della menzogna. Un’opera senza tempo, che mostra come, di fronte al denaro, gli affetti si sgretolino lasciando il posto alla malizia, a un bene solo apparente e profondamente interessato.

Ambientato nella Venezia del Seicento, Ben Jonson con il suo “Volpone” racconta la storia di un ricco signore senza eredi che finge di essere in fin di vita per attirare le attenzioni (e i doni) di avidi pretendenti alla sua eredità: un avvocato, di nome Voltore; un vecchio avaro, Scornacchio, che pur di ottenere l’eredità di Volpone è pronto a rinnegare il figlio; Corvino, un mercante avaro che è pronto a mettere da parte la sua malata gelosia per la moglie Immacolata, mettendola così a rischio. Accanto a lui c’è il servo e parassita Mosca, mente astuta e manipolatrice che muove i fili dell’inganno e orchestra i travestimenti, un “allievo” di Volpone, un truffatore, che deve scontare un debito con il suo maestro. Come spesso accade nelle commedie di questo genere, la sete di ricchezza porterà a rovesciamenti inaspettati e grotteschi, e Volpone rimpiangerà, anche se per poco, di essersi fidato di Mosca.

Accanto a Edoardo Siravo, magistrale nelle vesti del protagonista, nel ruolo del fedele e ingannatore Mosca si è distinta e ha brillato Francesca Bianco, che per la maggior parte del tempo è stata presente in scena, mantenendo viva l’attenzione del pubblico e sostenendo il ritmo dello spettacolo. Ottime anche le interpretazioni di Tonino Tosto (Corbaccio), Fabrizio Bordignon (Corvino) e Roberto Tesconi (Voltore), che hanno dato corpo e voce alla meschinità dei personaggi con vivace ironia.

La scena è stata animata anche dalla partecipazione di: Susy Sergiacomo, il giudice; Gabriella Casali, Immacolata; Giuseppe Cattani, capo della polizia; Francesca Buttareazzi, la signorina Allegra, una prostituta; Marco Bonetti, servitore di Corbaccio e cancelliere nel tribunale; Andrea Bezzi, servitore di Volpone e agente di polizia; Alessandra Santilli, cameriera di Volpone e, infine, Alessandro Larpoviterra, che ha meritato un grande applauso finale poiché ha vestito il ruolo del servitore di Volpone e del capitano Bonario Corbaccio, parte che ha dovuto imparare in un giorno dati i problemi di salute di Germano Rubbi, l’attore originario che avrebbe dovuto interpretare il personaggio.

Le musiche di Francesco Verdinelli hanno aggiunto un tocco elegante all’atmosfera sospesa tra farsa e critica sociale e l’ambientazione all’interno dell’area archeologica ha reso tutto ancora più suggestivo, riuscendo a preservare l’alone di “antico” del testo della commedia e il moderno della rappresentazione, creando così una combinazione perfetta. Il pubblico è stato numeroso e attento e ha risposto con entusiasmo, premiando la compagnia con applausi calorosi.

L’unico neo della serata è stata forse la durata complessiva dello spettacolo, due ore intense, ricche, in cui non sono mancate risate ma che a tratti si sono rivelate troppo cariche. Il potenziale dello spettacolo è alto, ma con qualche taglio o alleggerimento si potrebbe mantenere ancora più vivo l’entusiasmo del pubblico. Nonostante ciò, con il suo adattamento, Carlo Emilio Lerici ha saputo semplificare in modo efficace i cinque atti originari dello spettacolo, mantenendo la tecnica metateatrale che Ben Jonson utilizzò, prima ancora di Pirandello, all’interno della sua opera, e proponendo un finale significativamente diverso, che ha sorpreso il pubblico.

“Il Volpone” ha mantenuto fede alle aspettative e ha continuato il filone narrativo che ha caratterizzato questa X Edizione del Festival del Teatro Classico a Formia. Ancora una volta ha dimostrato che, con una compagnia solida, uno sfondo scenografico suggestivo e un adattamento ben costruito, il teatro è sempre una scommessa vinta.

La cultura, le tragedie e le commedie antiche non passano mai di moda, perché continuano a essere attuali, a riflettere vizi e virtù dei nostri giorni, offrendo insegnamenti sempre preziosi. Sono uomini del passato che parlano ai noi del presente. In fondo, non c’è poi tanta differenza tra la vita e uno spettacolo teatrale.

“The world is a stage – Il mondo è un palcoscenico” Ben Jonson, “Il Volpone”.

Crediti foto: Comune di Formia Pagina Ufficiale Facebook.

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