Roma. Un nuovo riconoscimento per la cultura italiana: il Sistema dei teatri condominiali all’italiana nell’Italia centrale fra il XVIII e il XIX secolo è stato di recente iscritto nella lista del Patrimonio Mondiale. L’iscrizione è avvenuta ai sensi della Convenzione UNESCO sulla protezione del patrimonio mondiale, culturale e naturale, adottata a Parigi il 16 novembre del 1972. Essa rappresenta l’esito di una candidatura presentata nel 2021 dai teatri storici della Regione Marche ed estesa ad altri teatri tre anni dopo. Il sistema è costituito da dieci teatri pubblici, costruiti tra la metà del Settecento e la fine dell’Ottocento, in tre Regioni italiane (oltre alle Marche, anche Umbria ed Emilia-Romagna): Teatro Angelo Mariani di Sant’Agata Feltria (Rimini), Teatro Gentile da Fabriano (Fabriano), Teatro Giovanni Battista Pergolesi (Jesi), Teatro Ventidio Basso (Ascoli Piceno), Teatro Serpente Aureo (Offida), Teatro dell’Aquila (Fermo), Teatro Lauro Rossi (Macerata), Teatro Feronia (San Severino Marche), Teatro Bramante (Urbania), Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti (Spoleto).
Il riconoscimento UNESCO si fonda, tra gli altri elementi, sull’accertamento del cosiddetto “Outstanding Universal Value” (OUV), ossia del “valore universale eccezionale” del sito. Questo requisito richiede che il sito possieda una importanza culturale di carattere straordinario, che trascenda i confini nazionali per assumere rilievo per l’intera umanità, imponendo, quindi, alla comunità internazionale una responsabilità in termini di tutela e valorizzazione del patrimonio.
Emblema del modello architettonico del cosiddetto “teatro all’italiana”, ogni teatro era gestito secondo la formula del “condominio”, ossia, come suggerito dall’etimologia del termine, quale proprietà condivisa (“cum”: insieme; “dominus”: proprietario) tra diversi soggetti. Dalla contitolarità dei diritti discendeva la necessaria cooperazione tra enti pubblici e privati cittadini, che acquistavano la proprietà di uno o più palchi. La società condominiale si impegnava a finanziare la costruzione del teatro e ad amministrare lo stesso attraverso i contributi di tali soggetti. La distribuzione del pubblico in palchi di diverso ordine rifletteva la gerarchia sociale, rispondendo alle esigenze di una società in mutamento e all’affermazione della nascente classe borghese. Gradualmente si assiste al passaggio da un teatro concepito quale spazio riservato alle “élite”, ossia per pochi, a un luogo aperto a una platea di spettatrici e spettatori sempre più variegata.
L’iscrizione nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO quale 62esimo sito italiano conferisce dimensione internazionale a un fenomeno radicato nella storia culturale italiana, avvalorando la portata artistica, architettonica e sociale dei teatri che custodiscono fonti per la storia delle arti e dello spettacolo, ma ancor più la storia delle persone che hanno sostenuto e favorito la nascita di una progettazione culturale condivisa. Ad oggi i teatri condominiali all’italiana conservano beni di notevole rilevanza, tra cui sipari, fondali scenici, quinte, drappeggi, costumi e macchine: tracce di memoria che documentano l’evoluzione e lo sviluppo di mestieri, tecniche e pratiche dello spettacolo dal vivo. Si tratta di teatri pienamente attivi, con programmazioni che comprendono stagioni di prosa, lirica, musica, danza e teatro, anche per i più giovani, affiancate a festival, convegni, mostre e altre iniziative di carattere culturale. Non mancano progetti per gli istituti scolastici, laboratori, visite guidate, workshop e attività di educazione al patrimonio.
Sono luoghi in cui si respira la storia e il senso della condivisione di un progetto ambizioso, ossia quello del teatro come bene “comune”, in grado di generare appartenenza e partecipazione.
La linfa vitale di questi teatri trova nutrimento nella comunità e nel territorio, condizione essenziale per la trasmissione intergenerazionale non solo della cultura materiale, ma anche del patrimonio immateriale di cui essi sono testimonianza.


