Napoli. Al Teatro Mercadante di Napoli, dal 4 al 15 marzo, è andato in scena, in prima nazionale, “I turni”, testo e regia di Cristina Comencini, interpretato da Licia Maglietta, Iaia Forte e Andrea Renzi, una produzione del Teatro di Napoli/Teatro Nazionale con NUOVA Enfi Teatro.
La pièce racconta, in un atto unico, la storia di una famiglia, attraverso due sorelle che si incontrano e si raccontano, alternandosi nell’assistenza alla madre malata. Sottratto quasi da ogni dovere di cura, si aggiunge, poi, pur restando inizialmente defilato, il loro fratello minore.
Il salotto di casa, immerso in una quotidianità qualunque, diventa un campo di battaglia emotivo, dove Cristina Comencini mette in scena una commedia amara, piena di rimpianti, rimorsi e tenerezza, in cui ognuno interpreta, proprio come sovente accade nella vita reale, il ruolo che gli è stato affibbiato spesso suo malgrado.
Uno dei pregi dello spettacolo consiste proprio nella capacità di trasfigurare una circostanza ordinaria, in uno spazio di verità. Non c’è la semplice rappresentazione di una famiglia, ma l’indagine della sua grammatica profonda: la reiterazione dei ruoli, la loro inerzia, la loro trasmissione silenziosa, quasi genealogica.
“I turni” mette così a fuoco quella ripartizione sommersa delle funzioni affettive che, entro ogni nucleo familiare, finisce per apparire naturale soltanto perché il tempo l’ha resa consuetudine.
C’è chi sostiene, chi si sottrae, chi ricompone, chi viene da sempre sottratto al peso di ogni vera chiamata in causa.
La famiglia, allora, cessa di essere il luogo pacificato dell’origine per rivelarsi come spazio di coazione e di replica: una scena primaria nella quale ciascuno si trova a incarnare una parte scritta altrove, prima ancora di poterla davvero scegliere.
Diana, quella in gamba, ma irrigidita dal senso del dovere e dalle aspettative degli altri, Patrizia, quella leggera, destinata ad essere divertente sì, ma non particolarmente intelligente, e, infine, Stefano, il fratello piccolo, il figlio maschio fin troppo desiderato, ipercurato e iperprotetto.
Sullo sfondo la presenza di una madre nel suo letto di malattia, che pur non essendo mai in scena, ne occupa un ruolo nodale, riuscendo anche in un’assenza a decidere e distribuire ruoli.
Eppure nessuno dei personaggi resta completamente racchiuso in uno schema rigido. La vita è altro. È dolore, è risate, è recriminazioni, è complicità, è difficoltà ad affrontare la malattia pur restando scanzonati, è trovare espedienti per rifuggire alla vecchiaia che ti rincorre inesorabile, è ritrovare la spensieratezza e i giochi dei cuori bambini, è la rivelazione di un dramma che fino ad un attimo prima ti era stato taciuto.
Il trio protagonista, Licia Maglietta, Iaia Forte e Andrea Renzi, restituisce, con un risultato di altissimo livello, la familarità artistica maturata nel tempo, portando in scena un piccolo dramma umano che appartiene a molti e nel quale tutti finiscono col trovare modo di rivedersi, con un punto di vista che resta di mera osservazione, senza alcuna pretesa di condanna, né di assoluzione.
Crediti foto: Francesca Fago.


