Giornata internazionale dell’educazione: per tornare a educěre

New York. Il 24 gennaio ricorre la Giornata internazionale dell’educazione, proclamata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite con Risoluzione 73/25 del 3 dicembre 2018, con l’intento di valorizzare il ruolo dell’istruzione e della formazione nello sviluppo della persona. La celebrazione invita a riflettere sull’importanza che l’educazione assume nel mondo contemporaneo, come strumento che permette agli individui di acquisire le competenze necessarie per partecipare attivamente alla vita sociale e culturale della collettività a cui appartengono.
A partire dal secondo dopoguerra, la comunità internazionale ha riconosciuto l’educazione quale diritto fondamentale. Il diritto all’educazione, declinato nella species di diritto all’istruzione, trova una prima veste giuridica nell’articolo 26 della Dichiarazione universale dei diritti umani (1948). Gli articoli 13 e 14 del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, adottato nel 1966, impegnano gli Stati parte a garantire l’istruzione primaria gratuita e accessibile. Gli articoli 28 e 29 della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza del 1989 includono il diritto all’educazione nel novero dei diritti di titolarità di ogni bambino e bambina. Infine, la Convenzione contro la discriminazione nell’istruzione (1960) sancisce il principio di eguaglianza sostanziale nell’accesso all’istruzione, vietando ogni forma di discriminazione.
Pur in presenza di un quadro normativo ampiamente consolidato, l’educazione rimane di fatto un privilegio di pochi. L’urgenza di eliminare le diseguaglianze e assicurare pari opportunità educative deve trovare adeguata risposta attraverso interventi concreti, sostenuti da coerenti indirizzi politico-istituzionali.
L’effettività del diritto all’educazione si misura altresì nella capacità di tradurre gli obblighi assunti in pratiche inclusive e partecipative. Pertanto, nel microcosmo scolastico e, in generale, nei diversi contesti educativi, è indispensabile interrogarsi in modo attento sull’essenza stessa dell’atto educativo.
Educare, inteso nell’accezione più profonda – quella racchiusa nel verbo educěre, “trarre fuori” – è, innanzitutto, un atto di relazione e di umiltà, che richiede tempo e disponibilità a mettersi in discussione, tanto da parte di chi educa, quanto di chi viene educato. In questa prospettiva, l’educazione è un percorso di cambiamento che nasce dall’incontro tra le persone, nel pieno rispetto delle differenze. Si tratta di un cammino circolare, in cui chi insegna continua a imparare e chi apprende contribuisce a dare senso all’azione educativa. In altri termini, educare implica la volontà di partire dall’altro per tornare a sé stessi.
Educare è accompagnare, non classificare o selezionare. Quando l’educazione diventa competizione, rischia di generare esclusione. Chi educa dovrebbe avere occhi aperti per guardare e orecchie sensibili per ascoltare, nella consapevolezza che ogni individuo possiede una storia unica e irripetibile da raccontare.
L’educazione non si rivolge a una tabula rasa, ma a un essere umano che, fin da prima della nascita, ha compiuto esperienze significative. Accogliere questa ricchezza è il primo passo per un’educazione autentica, fondata sulla cura.
Così si pongono le basi per una società in cui l’educazione diviene volano di pace e di bellezza: valori, questi, davvero imprescindibili per le generazioni attuali e future.

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