Napoli. L’11 aprile al Palapartenope si è tenuto il concerto di Fulminacci, artista che quest’anno ha calcato il palco del festival di Sanremo con “Stupida Sfortuna” con cui ha conquistato il settimo posto e il Premio della Critica “Mia Martini”. Filippo Utinacci ha portato sul palco partenopeo tutta la sua identità artistica, fatta di leggerezza apparente e profondità emotiva.
Dopo l’esperienza sanremese, il 13 marzo è uscito il suo nuovo album “Calcinacci”: 13 tracce che raccontano una fusione originale tra indie e pop, testimoni della sua capacità camaleontica. Il progetto discografico ha riscosso un grande successo ed è stato un ulteriore passo avanti nella sua evoluzione.
Fulminacci è attualmente impegnato nel tour “Palazzacci” che, dopo le prime date di Roma e Milano, si concluderà a Firenze il 18 aprile.
I cancelli si sono aperti alle 19, dando il via a un’attesa carica di entusiasmo per uno spettacolo che fin da subito si annunciava ricco e poliedrico.
Polistrumentista dalla formazione artistica eclettica che abbraccia anche il cinema, Fulminacci porta sul palco uno show capace di unire eleganza e versatilità.
A rendere ancora più completo lo spettacolo è stata una scaletta ricca e articolata, capace di attraversare tutte le fasi del percorso artistico di Fulminacci.
Appena spente le luci è partita la sigla delle “Fiabe sonore”, che ha avvolto tutti introducendoli in quello che sarebbero state due ore di emozioni, introspezione e divertimento in un climax crescente, tipico proprio delle fiabe. È come se il concerto fosse un viaggio fantastico, in cui niente è lasciato al caso e da cui si esce arricchiti.
Dall’apertura con “Forte la banda” fino al gran finale con “Stupida sfortuna”. Dopo l’apertura si sono susseguiti una serie di brani interpretati alla sbarra del microfono: a volte con le mani in tasca, altre imbracciando chitarre diverse, cambiate con rapidità tra una canzone e l’altra, altre seduto sulle scale del palco.
Il concerto ha alternato momenti energici e riflessivi, includendo brani come “Indispensabile”, ”Brutte compagnie” e “Niente di particolare”. Non sono mancati pezzi molto amati dal pubblico come “Le biciclette”, “Tommaso” e “Santa Marinella”, con cui è arrivato 16esimo al Festival della Canzone Italiana del 2021, insieme a tracce più recenti.
Non è mancato un momento più intimo, in cui lui e la band si sono seduti, trasformando il Palapartenope in una sorta di ritrovo tra amici, con l’esecuzione di brani come “Una sera”, “La siepe” e “San Giovanni”, che hanno poi condotto alla parte più dinamica e attesa dello show.
Le coreografie di Fulminacci con la sua band hanno coinvolto tutto il pubblico. Con una perfetta alchimia, il cantante e i quattro componenti della “Forte banda”,ù hanno trasformato il concerto in una sorta di musical. Canzoni come “Meno di zero”, “Maledetto me”, “Casomai”, “Spacca”, “Tattica”, “Borghese in borghese” e “Tutto inutile” hanno fatto ballare i fan, che entusiasti hanno assistito a uno spettacolo completo che porta in scena ottima musica, testi profondi con un pizzico di ironia, teatro e danza, e che ha trasformato il Palapartenope in un’esplosione di energia.
Il cantante ha chiuso il concerto con “Stupida sfortuna”, cantata a squarciagola da tutti i presenti. L’evento è terminato con una coreografia divertente e coinvolgente di Fulminacci con tutta la sua band e gli organizzatori, che hanno così reso degna conclusione a uno show magico.
Fulminacci, appena 28enne, sta scrivendo la sua storia nel panorama della musica italiana, costruendo passo dopo passo uno spazio riconoscibile e autentico, difendendo la sua identità unica. In un contesto in cui spesso prevale l’omologazione, Filippo Utinacci sceglie di restare fedele a se stesso: sale sul palco in giacca e cravatta, con uno stile semplice ma distintivo, conquistando non solo per la musica ma anche per il suo modo di stare in scena.
“Volevo ringraziare questo caos luminoso e gentile in equilibrio perfetto che la gente chiama Napoli”.
Con queste parole Fulminacci ha salutato la città, che lo ha accolto con calore e partecipazione. Napoli, ancora una volta, si conferma un pubblico capace di lasciarsi coinvolgere e di restituire energia, restando, in questo caso, letteralmente “fulminata” dalla bravura, dal talento e dall’intensità dello spettacolo.


