Formia celebra la canzone napoletana: una serata dal ritmo altalenante

Formia. Il 30 agosto l’Arena Vitruvio si è trasformata in un palcoscenico di vive emozioni, musica senza tempo e note immortali. Il fascino della canzone napoletana ha avvolto tutti i presenti, cullandoli e facendoli divertire.

L’evento si è svolto nell’ambito della rassegna “Sentieri d’Arte 2025”, organizzata dal Comune di Formia, che ogni anno dimostra e profonde grande impegno nell’ambito artistico, come ha sottolineato l’Assessore alla Cultura Luigia Bonelli che è salita sul palco per rendere i suoi omaggi.

La serata si è diramata in due appuntamenti, il secondo con un po’ più di ombre, ma entrambi sono stati accolti e apprezzati dal pubblico che è stato coinvolto durante le esecuzioni delle canzoni.

La prima parte, iniziata alle 21:00, è stata dedicata all’“Omaggio della Canzone Napoletana” di Vincenzo Correale, che ha sorpreso con la sua voce e le sue doti da performer. Un grande artista spicca grazie alla propria capacità di adattare la propria voce e la propria interpretazione al testo e alla musica, non il contrario, e Vincenzo Correale lo ha fatto magistralmente, riuscendo ad emozionare durante l’esecuzione di canzoni napoletane più “lente” e facendo divertire durante quelle più ritmate e con “doppi sensi”. La sua bravura è stata notata da tutto il pubblico, che lo ha ricoperto d’applausi durante le pause tra una canzone e l’altra e alla fine del primo tempo.

Sul palco, Correale non era da solo: è stato accompagnato dal Trio Paleopolis, con Lucio Maglio alla chitarra, Giuseppe Zimmermann al mandolino e Massimiliano Monachello alle percussioni. Tutti e quattro insieme sono riusciti a portare in scena le mille sfumature della tradizione musicale napoletana: un arcobaleno di note, significati, serenate struggenti e macchiette teatrali. Un patrimonio immortale che deve continuare a essere ricordato, cantato ed eseguito da Artisti come loro.

Calato il sipario su questa prima parte della serata, verso le 22:30 è iniziata la seconda: un concerto- spettacolo “Anema e core e ‘A nuvola è femmena”, un omaggio al celebre compositore e direttore d’orchestra Salve D’Esposito. L’evento è stato organizzato con l’aiuto del nipote del compositore, Andrea Rossi, e in platea era presente anche l’amata figlia di D’Esposito, Raffaella, che, però, purtroppo, non è salita sul palco.

Lo spettacolo è stato firmato da Raffaello Converso, attore e cantante di Roberto De Simone, accompagnato dall’ensemble “Anema&Core”, con gli arrangiamenti e il pianoforte di Mimmo Napolitano. Quest’ultimo, con lo stesso Raffaello Converso, fu invitato, anni fa, a casa di Isa, la prima figlia di D’Esposito nonché madre di Andrea Rossi, per visionare partiture del maestro che non erano mai state pubblicate. È nato così l’album “A’ nuvola è femmena”, che ha preso il nome da una delle canzoni inedite del compositore e che ne racchiude di altre. Tutti i brani presenti all’interno hanno un taglio jazz: le note di D’Esposito sono state adattate ed è stato dato loro nuova vita, una scelta che, però, ha fatto storcere il naso a molti.

Sono stati proposti numerosi brani, alternati a brevi racconti sulla carriera e sulla vita personale del Maestro, che hanno cercato di restituirne il profilo umano oltre che artistico. Tra i titoli in scaletta figuravano “Padrone d’o Mare” con testo di Tito Manlio, “’A nuvola è femmena” dedicata alla figlia Isa, “N’ata canzone a Surriento” scritta con i versi di Michele Paturzo, insieme a “’O bbene”, “Na vota se vo’ bene” (testo e musica di D’Esposito), “Cavallo ’e razza” e “’A scalinata d’o Vommero”. Non sono mancate le più celebri “Me so’ mbriacato ’e sole” e “Anema e core”.

La chiusura è stata affidata all’anteprima nazionale di “Formia”, brano scritto da D’Esposito con le parole di Augusto Marchegiano e dedicato proprio alla città che lo aveva accolto e ispirato.

Nonostante la ricchezza di contenuti e la cura con cui è stato presentato, il concerto-tributo ha lasciato nel pubblico sentimenti contrastanti. In realtà non è stata eseguita l’arte di D’Esposito, bensì l’album di Raffaello Converso con tutte le innovazioni apportate ai brani del compositore…il che è ben diverso.

Se da un lato la ricerca musicologica e il coraggio di offrire una veste jazz a partiture poco conosciute hanno dato valore culturale alla proposta, dall’altro molti spettatori si aspettavano un tributo più “classico”, fatto di esecuzioni fedeli delle melodie che hanno reso immortale il nome di Salve D’Esposito, magari solo con un pianoforte e una voce di accompagnamento alla musica.

Il pubblico è stato partecipe anche in questa seconda parte dello spettacolo ma forse non era stato adeguatamente preparato a ciò che sarebbe andato in scena, ossia una “rivisitazione” di spartiti inediti e delle due canzoni più celebri dell’artista. Nella platea c’è stato chi ha apprezzato l’operazione di riscoperta e chi, invece, ha percepito un distacco troppo forte dalla “classicità”.

Il risultato è stata una serata in chiaroscuro, dove entusiasmo e perplessità si sono intrecciati e tradizione e innovazione si sono alternate nel primo e nel secondo atto. Ma proprio per questo il doppio appuntamento ha testimoniato, ancora una volta, come la canzone napoletana, nella sua forma classica o reinterpretata, resti viva, capace di emozionare, suscitare risate e dibattito, segno di una tradizione che non smette mai di essere viva, di interrogare e sorprendere.

Crediti foto: Gianni Spirito.

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