Napoli. Dal 15 al 24 febbraio è in scena, al teatro San Carlo di Napoli, “Falstaff”, l’ultima opera di Giuseppe Verdi, uno degli appuntamenti più attesi della stagione teatrale. La prima di questa commedia lirica ha collezionato ben nove minuti di applausi e il teatro continua a riempirsi a ogni replica.
Composta su libretto di Arrigo Boito e ispirata alle “Allegre comari di Windsor” di Shakespeare, l’opera racconta le disavventure del corpulento e vanitoso Sir John Falstaff, personaggio comico e insieme profondamente umano. L’impatto che sta avendo sul pubblico dimostra la vitalità di cui l’opera ancora gode.
Questa produzione, parte di una coproduzione internazionale che unisce il Teatro Real di Madrid, La Monnaie/De Munt di Bruxelles, l’Opéra National de Bordeaux e la Tokyo Nikikai Opera Foundation, porta per la prima volta in Italia la regia raffinata e contemporanea del francese Laurent Pelly, che ha curato anche i costumi. La messa in scena napoletana riesce a bilanciare perfettamente leggerezza e malinconia, esaltando il ritmo incalzante della partitura verdiana e la brillantezza dei dialoghi.
Nella meravigliosa cornice del teatro si è vestito del ruolo di protagonista un eccelso Luca Salsi, talmente bravo ad entrare nel personaggio da farsi a tratti odiare dagli spettatori. Accanto a lui Ford, interpretato da Ernesto Petti, e la moglie Alice, cui dà voce Maria Agresta. Le altre due donne protagoniste, Mrs. Quickly e Mrs. Meg Page, sono state rispettivamente affidate ad Anita Rachvelishvili e Caterina Piva. Francesco Demuro nel ruolo di Fenton interpreta lo spasimante di Nannetta, a cui darà voce e volto Désirée Giove, allieva dell’Accademia del Teatro di San Carlo. Completano il cast Gregory Bonfatti come Dottor Cajus ed Enrico Casari e Piotr Micinski, Bardolfo e Pistola.
Ad accompagnare gli attori sul palco è l’Orchestra e il Coro del Teatro San Carlo, quest’ultimo preparato da Fabrizio Cassi e la prima diretta da Marco Armiliato. Le luci sono di Joël Adam e le scene di Barbara de Limburg.
L’armonia creatasi dall’unione di recitazione e musica è ciò che rende la rappresentazione un capolavoro; le battute chiare e la bravura degli attori fanno calare tutti gli spettatori, durante i tre atti, all’interno della storia, permettendo di comprendere bene la trama fin dalle prime battute. Anche i meno esperti di commedia lirica possono riuscire a comprendere la vastità di “Falstaff”, che investe tutto il teatro.
Ma ciò che colpisce maggiormente è la modernità dell’opera. “Falstaff”, pur essendo l’ultima fatica di Verdi, non ha nulla di crepuscolare: è un’esplosione di vitalità, ironia e consapevolezza. Il celebre finale corale, “Tutto nel mondo è burla”, suona quasi come una dichiarazione filosofica del compositore ottantenne, che nel tempo ha elaborato una convinzione un po’ amara ma veritiera: la veridicità apparente della vita quotidiana è fallace, è giusto quindi guardarla con distacco e disincanto per proteggersi dagli inganni.
La regia di Pelly sottolinea proprio questa dimensione universale: i personaggi non sono semplici maschere comiche ma uomini e donne con fragilità riconoscibili, desideri, gelosie e sogni. Il pubblico napoletano, caloroso e partecipe, ha saputo cogliere ogni sfumatura, alternando risate spontanee a momenti di silenzio attento e riflessivo.
In un’epoca in cui si parla spesso di crisi del teatro, il successo di “Falstaff” al San Carlo rappresenta invece un segnale incoraggiante. L’opera lirica, quando è sostenuta da interpreti di alto livello e da una visione di regia coerente, riesce ancora a parlare a tutti. E Napoli, con il suo teatro simbolo, conferma di essere una delle capitali europee dello spettacolo.
Crediti foto: Luciano Romano.


