Caserta. Lo scorso 30 gennaio gli studenti del Liceo “Pietro Giannone” di Caserta hanno incontrato Francesca Fialdini, giornalista, scrittrice e conduttrice televisiva, che ha presentato il suo libro “Come fossi una bambola” all’Auditorium provinciale della città. L’incontro è stato curato dagli stessi alunni del liceo, che hanno condotto l’intervista, dialogato con l’autrice e preparato alcune sorprese per lei, attraverso intermezzi cantati e recitati.
“Come fossi una bambola”, scritto con Massimo Giusti, coach e psicoterapeuta, è un libro che nasce da storie di donne oppresse e intrappolate in relazioni dannose. Al centro del racconto c’è il tema della dipendenza affettiva e dei sentimenti nocivi. Tuttavia, come ha sottolineato più volte l’autrice, non si tratta di un libro rivolto esclusivamente alle donne: il messaggio è universale. Tutti possiamo essere, potenzialmente, vittime e carnefici, anche attraverso il linguaggio che utilizziamo quotidianamente e con il quale, talvolta, feriamo gli altri senza rendercene conto.
Per la prima volta Francesca Fialdini si è trovata a parlare di questi temi davanti a un pubblico giovane, dando vita a un incontro intenso e profondo, incentrato su un aspetto dell’educazione spesso trascurato: l’educazione all’affettività. La nostra mente, ha spiegato Francesca, ci illude di essere liberi nella scelta di chi amiamo, ma in realtà il nostro “pigro” cervello cerca ancoraggi emotivi e ci spinge a rivivere emozioni già sperimentate in passato. È così che possono nascere legami dannosi e, in alcuni casi, vere e proprie catene di traumi generazionali che condizionano nel tempo, diventando “ereditari” e difficili da spezzare. Il libro diventa quindi un invito a fermarsi prima di entrare in una relazione e a chiedersi: “Questa storia può farmi male? È davvero lui o lei che cerco o solo un pezzo di me stesso che sento che mi manca?”
Nel corso dell’incontro, la giornalista ha risposto alle numerose domande degli studenti, affrontando temi attuali come il ruolo dei social media, un mondo veloce che modifica la percezione dell’amore e delle relazioni, distogliendoci spesso da quelle autentiche e durature, e quello della manipolazione affettiva, in particolare il gaslighting, una forma di violenza psicologica che porta la vittima a dubitare di sé stessa. Il manipolatore “perfetto”, ha spiegato la Fialdini, è colui che lusinga e valorizza per alcuni aspetti, salvo poi criticare e sminuire per altri: una figura che confonde, carica emotivamente e, improvvisamente, scompare senza spiegazioni, lasciando l’altro intrappolato in un legame che disorienta e annulla, con insorgenti e numerose domande che tempestano la mente. È emerso con forza come l’amore non debba mai privare della libertà: quando subentrano controllo, gelosia ossessiva o la paura costante di essere abbandonati, non si può più parlare di un sentimento sano.
L’autrice ha anche accennato alla propria esperienza di dipendenza affettiva, raccontando come la scrittura sia stata per lei una forma di terapia, una ricerca della verità necessaria, anche quando questa fa male. Spesso, ha sottolineato, restiamo in relazioni infelici perché le nostre sofferenze affondano le radici nel passato, in ferite mai realmente guarite. Se non si va a sradicare la causa profonda del dolore, si rischia di innamorarsi ancora della persona sbagliata, continuando a farsi del male. Per questo, secondo la Fialdini, dovrebbero essere abbattuti i pregiudizi che ancora oggi circondano il percorso di analisi e di cura interiore.
Importante anche il collegamento tra abusi emotivi e disturbi alimentari, tema già affrontato nel suo libro precedente “Nella tana del coniglio”. La scrittrice ha evidenziato come questi disagi siano spesso strettamente connessi, poiché i problemi legati al cibo rappresentano veri e propri campanelli d’allarme di un dolore più profondo, radicato in dinamiche familiari e personali. Senza una guarigione autentica, senza un reale “perdono” verso chi ha contribuito a generare quella sofferenza, si resta condizionati, assuefatti a una voce interiore che influenza le scelte e porta a ripetere gli stessi errori.
L’incontro ha poi spostato l’attenzione sul puro innamoramento, che Francesca Fialdini ha descritto come una sensazione quasi tragica: a livello psicofisico “non si capisce più niente”, dura poco e può trasformarsi in qualcosa di pericoloso quando subentra la paura di essere lasciati. Quando la gelosia diventa ossessiva e viene meno la libertà, non è amore. L’amore autentico è libertà: se questa manca, non va vissuto. La conduttrice ha anche riprodotto sul palco, in una sorta di monologo evocativo e ben improvvisato, una tipica scena adolescenziale di innamoramento, riuscendo a strappare al pubblico una risata carica di riflessione.
“Quanto è brutto il mal d’amore? È un destino ineluttabile, perché ci si continua a innamorare…e io lo auguro a tutti, perché significa essere vivi”.
Infine, si è parlato del peso del contesto sociale e culturale e di come questo influenzi profondamente il modo in cui viviamo le relazioni, soffermandosi sul ruolo delle donne nella società. È stato ricordato come ancora oggi circa il 70% del cosiddetto “lavoro di cura” ricada su di loro, un dato che incide inevitabilmente sul modo di amare e di essere amate.
C’è stata poi una prima sorpresa per la conduttrice: “Giannoniani a ruota libera”. Durante questa parentesi, gli alunni si sono rapidamente susseguiti nel porre brevi domande a Francesca Fialdini, che ha risposto con spontaneità e ironia a curiosità sulla sua vita lavorativa. La giornalista ha raccontato come “Fame d’Amore” sia stata l’esperienza che più l’ha segnata e arricchita, lasciando poi un messaggio rivolto alla sé del passato, ma anche ai giovani presenti:
“Continua a sognare, continua a crederci, impegnati anche quando sarà difficile e, soprattutto, non perdere te stessa mentre insegui i tuoi sogni”.
Prima di salutare la giornalista, non è mancata una seconda sorpresa, questa volta all’insegna della leggerezza e del divertimento, in onore del suo secondo posto a “Ballando con le stelle”. Cinque alunni hanno interpretato i giudici del programma, mentre due studentesse si sono esibite in un ballo, per poi lasciare simbolicamente il posto alla stessa Fialdini, che è stata “accompagnata” sulla scena da un alunno, tra gli applausi e le risate del pubblico.
La Fialdini, durante l’evento, non ha voluto dare una risposta definitiva a una delle domande più complesse: “l’amore è davvero ciò che ci completa?”. Ha preferito lasciare il quesito aperto, invitando tutti a riflettere e a cercare una risposta personale, insieme a lei. Ha infine invitato tutti i ragazzi presenti a continuare a sognare, perché figli di una generazione che ha il privilegio di poter sognare di essere e fare qualsiasi cosa, un privilegio che troppo spesso si dà per scontato.
L’incontro si è concluso in un clima di allegria, tra sorrisi e applausi, ma ha lasciato nei cuori degli studenti il segno di una riflessione profonda e condivisa e la consapevolezza che l’amore non è mai perdita di sé ma scelta, libertà e responsabilità. Un dialogo che ha dimostrato come parlare di amore, soprattutto quando fa male, sia il primo passo per imparare a riconoscerlo davvero e viverlo in modo consapevole, senza annullare se stessi.


