Canzone balneare, viaggio attraverso la musica che accompagna le nostre estati

Roma. Tra una passeggiata sul bagnasciuga, un tuffo in acqua e una sosta sotto l’ombrellone, la musica accompagna i momenti della giornata estiva, divenendo parte del paesaggio sonoro della spiaggia.
Da “Abbronzatissima” di Edoardo Vianello (1963) a “Un’estate al mare” di Giuni Russo (1982), passando per “Vamos a bailar” di Paola & Chiara (2000), fino a “Italodisco” dei The Kolors (2023) e a “Partenope” di Merk & Kremont, Serena Brancale e The Kolors (2026), ogni estate ha avuto una “colonna sonora” di elezione. La storia di questo repertorio è ricca e variegata. Essa ha inizio tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio degli anni Sessanta del secolo scorso, complice l’affermazione del turismo di massa e dell’industria discografica. Negli anni del miracolo economico le vacanze cessano di essere un privilegio riservato a pochi. I consumi culturali, inclusi quelli legati alla musica, aumentano; al tempo stesso, le località marine diventano mete turistiche per eccellenza. Il rapido sviluppo di nuovi supporti per l’ascolto della musica, dal 45 giri al giradischi portatile, permette un accesso più semplice al repertorio. La presenza della radio e dei juke-box nei bar e negli stabilimenti balneari crea l’ambiente sonoro di cui le canzoni sono protagoniste assolute. Negli spazi della villeggiatura, il tempo libero si costruisce attorno alla triade “sole, cuore e amore”, per riprendere il titolo del noto tormentone di Valeria Rossi (“Tre parole”, estate 2001).
Il musicologo Paolo Prato, nel saggio “Tempo d’estate. La canzone balneare nell’Italia degli anni Sessanta” (2023), ben descrive questo fenomeno. Egli individua proprio negli anni 1961-1962 il momento in cui questo filone acquista una fisionomia riconoscibile, grazie alla diffusione delle ferie retribuite e all’evoluzione delle modalità di consumo della musica registrata. Prima ancora che si diffondesse la parola “tormentone”, poteva configurarsi una vera e propria economia della cosiddetta “canzone balneare”, alimentata da pochi brani dotati di ampia capacità di apprezzamento e diffusa circolazione, sostenuta dai mass media e dal mercato discografico, entro una stagione commerciale di per sé autonoma dal resto dell’anno. Anche la storiografia dell’industria discografica ha messo in luce la concentrazione delle vendite su un numero ristretto di successi destinati a imporsi nel corso della stagione estiva. La progressiva affermazione dei festival della canzone, dopo Sanremo, facilita la produzione e la divulgazione della musica dedicata all’estate. Il “Cantagiro”, nato nel 1962, porta gli artisti nelle diverse città italiane, con tappe che richiamano quelle del noto giro ciclistico. Il Festivalbar domina la scena estiva, consacrando per decenni (dal 1964 al 2007) i brani propri della stagione balneare.
La proposta reiterata di questo repertorio suggella il passaggio dalla canzone balneare al tormentone. Se la canzone balneare designava il repertorio sulla base dello spazio (l’ambiente marino e la spiaggia), “tormentone” è un vocabolo apparso nella edizione del 1983 del dizionario Zingarelli per indicare un preciso effetto: l’inevitabile ripetizione, l’onnipresenza di un brano, che finisce per tormentare l’orecchio (e la mente) di chi ascolta.
Ad oggi, i tormentoni sono numerosi, dunque non esiste più la “Hit dell’estate” in senso stretto, per ricordare il titolo del singolo di Shade uscito nell’estate 2019 da una produzione con Gabry Ponte e Jaro. Nell’estate 2026, tra le canzoni circolate nei palinsesti radiofonici, “Canto d’amore” di Angelina Mango e Marco Mengoni e “Agitare coca cola” di Tommaso Paradiso hanno mantenuto posizioni alte, accanto alla già menzionata “Partenope”. Sul versante internazionale, spicca la canzone ufficiale della Coppa del Mondo FIFA 2026, ossia “Dai Dai” di Shakira e Burna Boy, che nella settimana fra il 31 luglio e il 6 agosto risultava al primo posto della classifica italiana dei singoli.
Anche le destinazioni sono cambiate: il mare raccontato in musica non è più quello della Riviera romagnola o della Versilia. L’interesse si sposta su Malibù, Ibiza, Formentera e sul mondo intero, al centro della nuova hit “Viajando Por El Mundo” della popstar colombiana Karol G. (Carolina Giraldo Navarro) con Manu Chao. Eppure, l’estate 2026 traccia una linea di continuità con il passato. “Canzone estiva” di Annalisa e “Summer Funk” di Francesco Gabbani dichiarano piena adesione al genere, manifestando fin dal titolo una esplicita afferenza stagionale. Fabio Rovazzi con Arisa e Nino D’Angelo rinnova la toponomastica turistica dell’estate con “La Costiera Amalfitana”. Entrambe queste canzoni figurano tra i 50 brani selezionati per Power Hits Estate 2026, con “Partenope” e “Bossa Nostra” – quest’ultima di Gaia.
In passato, come nella contemporaneità, la musica raggiunge le località turistiche e si innesta nella memoria collettiva, disegnando un immaginario in cui la vacanza non è solo mare, sole, abbronzatura, divertimento e amore, ma anche sospensione della vita quotidiana, dubbio, vuoto, disorientamento.
Questo immaginario reca in sé la coscienza della brevità del tempo estivo: l’estate è preziosa perché finirà (“L’estate sta finendo e un anno se ne va” cantavano i Righeira nel lontano 1985). Gli ombrelloni si chiudono con i primi venti autunnali, le feste in spiaggia finiscono, le luci si spengono. E dopo una fine c’è un nuovo inizio. Forse questo è il vero punto di forza del tormentone: l’assenza di permanenza. Tavolta, però, contro ogni previsione dell’industria che lo ha prodotto, il tormentone perdura oltre il tempo dell’estate. Quando ciascuno si prepara ad affrontare l’inverno, qualcosa riecheggia, – che sia una linea di basso o un ritornello – con quella nostalgia che sempre si accompagna a ciò che è stato fugace.

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