Casoria. Si è tenuto ieri il concerto del violinista e compositore Lino Cannavacciuolo presso il CAM – Centro di Arte Moderna di Casoria. Un connubio straordinario di arti visiva e musicale per la gioia degli occhi e dello spirito del pubblico che ha accolto con calorosa partecipazione l’iniziativa.
Prima del concerto, gli spettatori hanno potuto godere del polo museale che rappresenta una vera e propria “astronave” atterrata sul territorio più di 20 anni fa. Un risultato frutto dell’impegno e della sensibilità del direttore Antonio Manfredi che ha fortemente voluto un museo le cui opere esposte fossero prive di intermediari. Da qui, la compresenza di sezioni geograficamente variegate, da quella africana a quella napoletana, per proseguire con i video di origine iraniana. Il tutto per un numero complessivo di più di 2000 opere. Fiore all’occhiello è la mostra “The Trump Doctrine: Stay Woke” accompagnata anche da un flash-mob che ha visto coinvolto il pubblico prima dell’inizio del concerto. In sostanza, un’arte sociale ed attenta alla cronaca, tratto distintivo del CAM negli anni.
La lungimirante direzione artistica musicale della violinista Stella Manfredonia e di Luigi Castiello ha portato il CAM ad aprirsi
all’incontro con altre forme espressive. E così, nasce il concerto di ieri sera di Lino Cannavacciuolo, violinista di avanguardia nell’ambito della musica contemporanea, accompagnato da Paolo Del Vecchio (chitarra e bouzouki) ed Antonio Barberio (contrabbasso). Un esperimento riuscitissimo, in cui l’orecchiabilità dei refrain musicali è solo il vestito di una più profonda complessità. Sono palpabili infatti l’attenzione certosina alla ritmica nonché la ricerca di ogni singola nota che, passo dopo passo, vuole accompagnare anche l’ascoltatore meno esperto verso paesaggi sonori inesplorati. L’artista mette in scena il suo Acoustic project alternando brani originali a successi nazionali e non, che vanno da “Bammenella” di Raffaele Viviani ad “Amore che viene amore che vai” di De Andrè, passando per “Pump it” dei Black Eyed Peas (quest’ultimo comunque oggetto di Shazam in sala). Si conclude con un brano intenso che strizza l’occhio alla tamorra per la felicità degli spettatori più ballerini. Nel complesso, l’Acoustic project è condotto nel segno della contaminazione del linguaggio: il violino diventa anche strumento blues senza snobbare le sonorità elettroniche, a testimonianza di una padronanza assoluta della grammatica musicale.
Moderno è poi l’allestimento, connotato da una grande attenzione ai dettagli: le luci, la platea che segue un moto circolare, lo “sfondo” pieno di opere sono segni di una scelta precisa. L’esperienza concertistica si imprime nel pubblico perché innovativa è la modalità di fruizione, non perché la location è il polo museale, ma perché autentica è l’esperienza di condivisione tra artisti e spettatori.
Un’esperienza che nel complesso fa ricordare che c’è tanta vita in giro e l’astronave CAM con gli alieni Cannavacciuolo&co ne sono appunto la prova tangibile.
Crediti foto: Arianna di Micco, courtesy CAM.


