Roma. Il Consiglio dei Ministri, su proposta della ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, ha approvato in esame preliminare il regolamento relativo alla programmazione, allo sviluppo e alla valutazione dell’Alta Formazione Artistica, Musicale (AFAM). Il provvedimento presenta importanti novità per gli istituti di “higher education” di area artistico-musicale e coreutica (Conservatori, Accademie di Belle Arti. Accademia Nazionale di Danza, Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”, e Istituti Superiori per le Industrie Artistiche – ISIA).
Il regolamento interviene su alcuni aspetti cardine del sistema AFAM: la valutazione dei risultati conseguiti dalle istituzioni, l’attribuzione di una quota premiale delle risorse, l’accreditamento delle sedi e dei corsi, il potenziamento dei servizi rivolti a studentesse e studenti e lo sviluppo della dimensione internazionale. Si tratta di un rilevante passaggio che si inserisce nel processo di riforma organica del settore, avviato oltre 25 anni fa con la Legge 21 dicembre 1999, n. 508. I recenti interventi normativi hanno riguardato, tra l’altro, gli ordinamenti didattici, il reclutamento del personale e l’introduzione dei dottorati di ricerca.
Nel nuovo assetto, l’Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca (ANVUR) avrà il compito di monitorare l’operato delle istituzioni AFAM nel campo della ricerca.
A questo scopo, è istituita l’Anagrafe nazionale dei prodotti della ricerca e della produzione artistica dei docenti, destinata a raccogliere e rendere conoscibili i risultati delle attività scientifiche e artistiche svolte nelle istituzioni AFAM.
La valutazione prenderà in esame la qualità della didattica e della ricerca, la produzione artistica, l’internazionalizzazione, i servizi che assicurano il diritto allo studio e le prospettive occupazionali in uscita dai corsi. Conservatori, Accademie e ISIA sono così chiamati a predisporre una programmazione strategica triennale, alla luce di cui misurare obiettivi e risultati.
Inoltre, il regolamento istituisce un fondo per il finanziamento ordinario degli istituti AFAM e introduce criteri premiali collegati ai risultati ottenuti nella valutazione della ricerca, con assegnazione di una quota che oscilla tra il 10 e il 30% del fondo stesso. In particolare, una parte dei finanziamenti sarà ripartita in base agli esiti della VQR AFAM, dedicata alla qualità dei prodotti della ricerca e della produzione artistica.
L’accreditamento iniziale e periodico delle sedi – anche di nuova istituzione, sia statali, che private – e dei corsi sarà legato a requisiti più stringenti. La qualità dell’offerta formativa, della ricerca e della produzione artistica dovrà essere accompagnata dalla sostenibilità economica dei progetti, dall’adeguatezza delle strutture e dalla capacità di garantire servizi efficaci ed efficienti alla comunità studentesca. L’apertura internazionale e interdisciplinare sarà favorita dalla possibilità di istituire sedi decentrate, al di fuori dal territorio italiano, e di operare fusioni e federazioni tra istituzioni, anche appartenenti a settori differenti. Queste forme di collaborazione permettono di ottimizzare le risorse, ampliare l’offerta formativa e consolidare la presenza delle AFAM in luoghi diversi.
In questo quadro nascono i Politecnici delle arti, concepiti come strutture di coordinamento tra Conservatori, Accademie e ISIA. La funzione dei Politecnici delle arti sarà quella di facilitare la progettazione di percorsi interdisciplinari, mettere in comune esperienze, competenze e servizi, nonché realizzare iniziative condivise nell’ambito della formazione, della ricerca e della produzione artistica. L’obiettivo dichiarato del regolamento è quello di rafforzare la qualità delle istituzioni AFAM e renderle maggiormente competitive sul piano nazionale, europeo e internazionale.
Nonostante questo fondamentale passo in avanti, alcuni nodi per il futuro dell’AFAM restano ancora da sciogliere: in primo luogo, la “vexata quaestio” della equiparazione dello stato giuridico ed economico dei docenti a quello dei professori universitari, da tempo all’attenzione del legislatore e al centro del DDL 1701, a firma del senatore Luca Pirondini. Questa proposta si affianca a quella del senatore Lucio Malan (DDL 1497) ed evidenzia l’urgenza di intervenire a livello normativo affinché le istituzioni AFAM possano effettivamente godere del pieno riconoscimento della propria funzione nel sistema dell’“higher education” e costituire un modello di eccellenza per la formazione artistico-musicale e coreutica delle giovani generazioni.


