Roma. Si è svolto ieri, presso la Basilica di Massenzio, il concerto di Alexandre Desplat che ha diretto l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia.
Il live, suddiviso in due tempi, ha ripercorso la straordinaria carriera del Maestro, con musiche che hanno spaziato da “Lo strano caso di Benjamin Button” a “The imitation game”, da “Harry Potter e i doni della morte” a “Godzilla”. Per il terzo bis, acclamato dalla sala gremita, è stato scelto “La ragazza con l’orecchino di perla”.
Va detto che l’esecuzione si sposa perfettamente con il contesto: infatti, nel segno di quanto indicato dall’Accademia di Santa Cecilia, si avverte di essere custodi della storia e al tempo stesso di farla rivivere. Anche la scelta dei volumi è fatta nel pieno rispetto del luogo ospitante.
Il due volte Premio Oscar per la miglior colonna sonora, nel 2015 con “Grand Budapest Hotel” e, nel 2018, con “La forma dell’acqua”, ha eseguito un autentico concerto di musica sinfonica nella struttura, con la suddivisione in diversi movimenti delle varie opere e, allo stesso tempo, con vesti e metodi contemporanei. Un flusso sonoro elegante, pacato e che non fa rumore, ma accompagna l’ascoltatore senza travolgerlo. I crescendi non sono mai violenti, la direzione è composta e gentile, la scaletta dei brani è dotata di un equilibrio cristallino, gli archi presenti in modo preponderante in seno all’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia sono essenziali per la delicatezza ritmica del concerto e anche i suoni apparentemente innaturali sono autentici, provenendo dagli strumenti e non dall’uso dell’elettronica. Sono questi in definitiva gli ingredienti fondamentali per un’esperienza di ascolto raffinata e ricercata.
La calda serata scorre via in modo naturale, con la stessa semplicità che Desplat riesce a conferire alla complessità della sua musica, di cui si avvertono gli influssi della chanson francese. Il pubblico può davvero rivivere l’esperienza cinematografica dei film, segno che il Maestro ha centrato il suo obiettivo: la sua musica, moderna senza mai scivolare nelle sonorità pop, ha una propria indipendenza e anzi ha una forza tale da evocare le immagini del cinema.
Infine, Desplat dà ulteriore prova della sua grandezza: accoglie l’applauso con timidezza, in modo sfuggente, lasciando spazio sia a Solrey, sua compagna, ex violinista e direttrice artistica da quando, in seguito ad un intervento al cervello nel 2015, ha perso l’uso della mano sinistra, sia all’Orchestra, perché in fin dei conti, citando le parole del Maestro, “occorre sempre ricordare che la musica è una forma d’arte collettiva”.


